“Con il Covid su un DG sono state arrivate moltissime responsabilità in più, sotto il cappello “datore di lavoro” a parità di tutto il resto”. Si apre così il post pubblicato sul proprio profilo Linkedin del manager dell’Asl di Frosinone, Pierpaola D’Alessandro in merito alla questione “sospensione dal lavoro per i non vaccinati”. Nella Asl di Frosinone si tratta di circa 30 persone su oltre 4 mila.
“Sarebbe da discutere se nella Pubblica Anministrazione si possa davvero considerare tale un DG. Tutto è molto determinato da leggi e contratti nazionali. Invece sarebbe stato utilissimo definire chiaramente dove si fermano i diritti e cominciamo i doveri collettivi. Doveri, argomento tabù nel nostro Paese al pari di bene pubblico. Ora, da “datore di lavoro” ci avviamo a sospendere o spostare i sanitari che non hanno alcuna certificazione e dunque non si sono vaccinati. Per fortuna, in Asl Frosinone, pochi: circa 30 su oltre 4000. Ai certificati per ragioni sanitarie, abbiamo già trovato una ricollocazione in Smart working a parità di stipendio, anche se non è stato facile privarsene visto che siamo già pochi. Ora si deve sospendere i non giustificati non ricollocabili. In aziende fragili, con poco personale, diventa pure un carico in più per chi è in servizio purtroppo. Da buon datore di lavoro, ti auguri fino alla fine, che il buon senso, la responsabilità, lo spirito di comunità professionale prevarrà su ansia, paura e quanto altro ancora ostacoli un sanitario verso un dovere per la collettività di pazienti e colleghi. Anche perché la popolazione ha risposto alla grande. Oltre il 74% ( compreso i giovanissimi per cui si è partiti da poco) ha aderito e anche con convinzione e partecipazione sentita. Un sempre grazie al personale che sente il senso del dovere e lavora per il bene pubblico sanità”. Le parole della manager dell’Asl seguono le indicazioni di massima che nelle aziende sanitarie sono state date in ambito nazionale e regionale. Al. And.
