Arpino – Gonfalone, veleni che non hanno nulla a che vedere con la cultura delle tradizioni

Sara Pacitto
17 MIn Lettura
Anche Arpino, come molti paesi della provincia, con non poche difficoltà sta cercando di ritrovare quella normalità compromessa dal Covid: uno sforzo che accomuna tutti gli Enti del comprensorio nella organizzazione di eventi, manifestazioni, sagre, serate in musica, affinché questi si svolgano in sicurezza, nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti per il contenimento epidemiologico.

È difficile stabilire se sia opportuno o meno organizzare kermesse in un periodo storico così delicato, sicuramente tutto viene pianificato seguendo quanto stabilito dal DPCM in vigore: è ovvio che, in un contesto dove la parola d’ordine è precauzione, ci siano condizioni più o meno favorevoli. Programmare un’iniziativa per far vivere il paese? oppure non fare nulla ed aspettare tempi migliori? In qualsiasi caso i cittadini esprimono legittimamente il proprio punto di vista. Ma da quì a strumentalizzare la circostanza sicuramente non porta a nulla se non ad una “guerra tra poveri”. In effetti una risoluzione accomodante per tutti, sia per coloro che sono pro Gonfalone sia per quanti siano contrari, c’è ed è sorprendentemente semplice: chi è favorevole all’esecuzione della manifestazione si informi sulle modalità di partecipazione, chi è contrario stia a casa oppure organizzi la sua giornata in maniera diversa. Le polemiche legate alla diffusione del virus puzzano di muffa: la spinta, a livello mondiale, è quella di ripartire adeguandosi alle prescrizioni adottate in materia di prevenzione. Il Covid c’è, a prescindere dal Gonfalone, e dobbiamo necessariamente imparare a conviverci, in tutte le circostanze di convivenza sociale: durante una cerimonia, nei treni e nella metropolitana, quando consumiamo nei locali, a messa, nei centri commerciali a fare la spesa, in piscina…Il fine settimana, nelle piazze e piazzette di Arpino, dei paesi limitrofi o in tutta Italia, è Gonfalone? Basta ipocrisia! i problemi, se vogliamo, stanno altrove. Qui non si tratta di “creare occasione” di assembramento, considerato che lo si sta organizzando nel pieno rispetto delle vigenti disposizioni, bensì si tratta del senso di responsabilità delle coscienze individuali, buon senso e comportamento civico nei confronti delle normative sanitarie da parte di chi, ogni giorno, esce di casa e si ritrova in mezzo agli altri. Ad una settimana dallo svolgimento del Gonfalone, l’opposizione consiliare costituita da Gianluca Quadrini (assente per impegni improrogabili), Mauro Iafrate e Fabio Forte, ha richiesto la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario: oltre alle forze politiche erano presenti i rappresentanti di alcuni tra quartieri e contrade che hanno fatto la storia del Gonfalone. In detto contesto, il confronto ha fornito diversi spunti di discussione, tutti chiariti quelli relativi alla manifestazione. Al termine dell’assise Civica, la proposta della minoranza consiliare è stata accolta all’unanimità per cui “il Consiglio Comunale si impegna a promuovere lo spirito del Gonfalone, patrimonio culturale, storico ed identitario della comunità arpinate”. L’Amministrazione Comunale altresì “si impegna a organizzare anche iniziative ulteriori mirate a promuovere la continuità delle tradizioni arpinati”.

Entriamo nel merito della discussione. Sembrerebbe sia stato un recente post pubblicato su facebook dal sindaco Renato Rea ad aver generato confusione sullo svolgimento della 50esima edizione. Nella nota il primo cittadino tornava a “precisare la sua posizione” ribadendo che «Da cittadino sono stato sempre contrario ad un Gonfalone svolto da 2 soli quartieri, ma come Sindaco non posso e non devo autorizzare o vietare una manifestazione sulla scorta dei miei desideri e convinzioni personali, bensì devo valutare che le domande tese allo svolgimento di manifestazioni sul territorio comunale siano rispettose delle normative in materia di ordine pubblico, igiene e sanità. Di conseguenza devo consentire o vietare lo svolgimento delle manifestazioni solo in base alle normative vigenti e delle documentazioni prodotte dall’organizzatore della manifestazione, qualunque essa sia». Ricordiamo che la 50esima edizione del Gonfalone si svolgerà nelle giornate di sabato e domenica prossima, 21 e 22 agosto, con due soli quartieri partecipanti ovvero il Quartiere Arco ed il Quartiere Ponte. È difficile credere che, ad una manciata di giorni dall’evento, l’intenzione della minoranza non sia quella di strumentalizzare la circostanza ed attaccare la maggioranza guidata dal sindaco Rea. Durante il dibattito sono più volte emersi veleni, più personali che altro, esternazioni oltretutto non attinenti all’ordine del giorno. È sembrato che l’assise straordinaria fosse un pretesto, l’occasione per puntualizzare. Unico oratore della minoranza consiliare che aveva richiesto il consiglio straordinario è stato Fabio Forte il quale, rivolgendosi al sindaco, «Avete spaccato un paese su una manifestazione che il paese lo doveva unire. La minoranza intende sapere se il Gonfalone si farà ed in che modo si farà, auspicando che la tradizione non venga interrotta. Siamo del parere che le iniziative servano per rimettere in moto l’economia della città, ovviamente progettare nel rispetto di tutte le disposizioni. L’Amministrazione Comunale, ed in particolar modo il sindaco, devono stare accanto alla manifestazione, co-organizzare l’evento e non porsi come controllore o censore. Il Gonfalone deve essere fatto. La scusa del Covid non regge». Pronta la risposta del sindaco Renato Rea «Aprire una discussione facendo riferimento ad un post che ho pubblicato su facebook è parecchio riduttivo. È dal mese di gennaio, momento in cui sono iniziati gli incontri relativi all’eventuale organizzazione della manifestazione, che ho espresso la mia posizione sia da sindaco che da cittadino: da cittadino posso dire che la manifestazione, così come deve essere organizzata, non mi piace. Da sindaco posso confermare che questo Gonfalone si farà qualora venga depositata tutta la documentazione necessaria relativa alle disposizioni di sicurezza, che no comprendono solamente le disposizioni antiCovid. Certo, qualora ci fosse un aumento esponenziale dei contagi, in qualità di massima autorità di pubblica sanità, non potrei autorizzare la manifestazione. È stato detto già a gennaio, non sapevamo quale sarebbe stato l’andamento del Covid e delle disposizioni, infatti a maggio, con l’allentamento della morsa, abbiamo iniziato a mettere in pratica la pianificazione l’evento, con la mia assoluta disponibilità. Resta che il ruolo che rivesto mi impone obblighi precisi per cui, ripartire si ma ripartire in sicirezza». È seguita la conferma di Luciano Rea, presidente della Proloco arpinate «A maggio abbiamo avuto un segnale evidente di ripartenza, a livello nazionale, sempre nel rispetto delle disposizioni. L’incipit è stato “si fa se si può fare”. La Proloco c’è, indipendente dal Gonfalone, e prova ad essere sempre attiva, nonostante le difficoltà. Il Gonfalone è di Arpino, non è della Proloco, per cui si sta facendo un grande sforzo per organizzarlo. Da gennaio, come di consueto, tutti i quartieri e contrade sono stati inviati ed interpellati in merito alla disponibilità di organizzare e partecipare a questa 50edima efizione: sin da subito la Contrada Collecarino si è tirata fuori e, coerentemente alla decisione, non ha partecipato ai successivi incontri; i quartieri Arco e Ponte hanno dato la loro disponibilità; gli altri quartieri hanno fatto sapere in un secondo tempo che non avrebbero partecipato. Si prevede un pubblico pari al 30% delle presenze che agli Europei hanno festeggiato l’Italia in Piazza Municipio: niente assembramenti, con il dovuto distanziamento. La Proloco è a favore del Gonfalone, come speranza per il futuro». La parola ai protagonisti: così Gianluca Fracasso, Presidente dell’Associazione “Quartiere Arco” «Come quartiere ricordo che nemmeno lo scorso anno, alla data del 26 aprile, eravamo d’accordo ad annullare la manifestazione. Sono dell’avviso che il prossimo anno non torneremo a fare il Gonfalone del 2019, presumo che ci vorranno anni per tornare alla manifestazione originale per cui a gennaio ho accettato l’invito a sedermi a tavolino per un confronto costruttivo, con il proposito di pianificare un evento che rispondesse alle difficoltà imposte dal Covid. A questo tavolo non ci si è seduto nessuno oltre al Quartiere Ponte ed alla Proloco. Uno dei primi problemi che si è presentato è stato quello della possibilità o meno di fare la sagra: il Quartiere Arco la sagra l’ha fatta, nelle modalità previste, sicuramente con meno presenze, ma con lo stesso stato d’animo che ho vissuto nelle precedenti edizioni: con entusiasmo, ci siamo divertiti, siamo ripartiti, abbiamo dato una speranza. Innanzitutto ciò, l’unico elemento che è venuto a mancare è il rispetto: si è deciso in maniera libera di aderire o non, per cui trovo fuori luogo tutta questa mistificazione, anche da parte di una testata giornalistica in particolar modo. Si continua ad infierire sul Gonfalone. Non accetto la politica che vuole entrare in merito alla manifestazione, apprezzo la chiacchierata che si sta facendo in questa sede come opportunità di confronto. Sento il peso dell’obbligo morale che mi impone il ruolo di presidente di quartiere e sento di ritenermi un “educatore” per i miei concittadini, nel senso di dare un buon esempio. Sabato e domenica prossima saremo sul percorso con le gare e con la parte folkloristica: stiamo spingendo soprattutto su quest’ultima, seppur con pochi numeri, per rievocare le nostre tradizioni, così come ci chiede lo spirito dell’evento. Mi sento di fare un’altra considerazione: nell’ultima edizione del 2019, lontana dal Covid, un quartiere non ha partecipato a causa delle difficoltà organizzative che incontrava: questo è il dramma su cui dovremmo concentrarci e su cui, a settembre, dovremmo già iniziare a lavorare. Lo spopolamento ed il disamore nei confronti del Gonfalone non è attribuibile al Covid. Anche il quartiere Colle manca da anni. Bisogna essere onesti e riconoscere che di difficoltà ce ne sono tante. Quindi sono a chiedere rispetto per la Proloco, per i quartieri che hanno deciso di partecipare con molti sacrifici e per il Gonfalone, su cui di sta gettando troppo fango». Rincara il giovane Gianmarco Mancini, Presidente del Quartiere Ponte «L’edizione di quest’anno è stata “costruita” su due punti fondamentali: il Gonfalone si fa se si può fare, se si può fare lo si farà in totale sicurezza. Abbiamo iniziato a pianificare l’evento perché c’erano le condizioni per poterlo fare. Resta necessario, come ultimo atto, l’impegno morale e la collaborazione di tutti nel far sì che in corso di svolgimento queste condizioni vengano rispettate. Abbiamo voluto partecipare affinché non si perda la tradizione dell’evento: il quartiere si è riattivato, siamo ripartiti, la manifestazione continuerà ad esistere se i quartieri e le contrade resisteranno. Per il futuro alcune posizioni andranno riviste: qualcuno dovrà necessariamente fare un passo indietro per far fare un passo avanti alla manifestazione». L’esaustivo intervento del consigliere di maggioranza Giuseppe Fortuna «Tanti gli spunti interessanti di questa discussione. I fatti dimostrano che non c’è intenzione da parte dell’Amministrazione Comunale di allontanarsi o trascurare l’evento. Il Gonfalone è la manifestazione folkloristica-attrattiva-agonistica più importante della nostra regione. La vittoria del Gonfalone in tempo di Covid è quella di organizzare l’evento e di riuscire a farlo in totale sicurezza: puntiamo di riuscire in maniera eccellente ed esemplare. Ci auguriamo che questa bestia sparisca presto ma è verosimile che il Covid ce lo porteremo dietro per anni, per cui dobbiamo continuare a fare le cose che amiamo imparando a farle in modo diverso. In questo il Quartiere Arco ci ha dato una grande dimostrazione: la sagra, che è il motore economico per quartieri e contrade, si può fare. Sicuramente in maniera ridimensionata ma si può fare. Se il Covid ha cambiato le nostre abitudini non significa che ci debba arrestare, non possiamo permetterci che il mondo si fermi. Un consiglio comunale richiesto per un post su facebook forse lo si poteva evitare». Chiude il dibattito il delegato alla Cultura Niccolò Casinelli «A nessuno piace che il Gonfalone sia fatto con due contrade, ne prendiamo atto, l’Amministrazione Comunale è al fianco loro e della Proloco, è al fianco del Gonfalone affinché anche questa edizione venga svolta, nelle modalità imposte dal Covid, con cui dobbiamo imparare a convivere. La capacità degli addetti al lavori è quella di reagire alla pandemia, cercare di riuscire, trovare anche nuove opportunità. Lo abbiamo dimostrato con la recente edizione del Certamen Ciceronianum Arpinas. La 50edima del Gonfalone non segna un cambio dell’incipit ma il punto di partenza di una fase nuova della manifestazione post Covid». In conclusione, è curioso che la minoranza consiliare si sia svegliata una settimana prima dell’evento: non solamente il Gonfalone ma un paese intero “abbiamo ricevuto in eredità ed è nostro dovere fare in modo che non si disperda un patrimonio così significativo”. Ogni scorcio, ogni pietra di Arpino ha la sua storia e racconta “le tradizioni della nostra città”, sembra pretestuoso entrare in merito a pochi giorni e cavalcare l’onda quando di difficoltà da considerare ce ne sono davvero tante, per cui sarebbe doveroso che “tutte le forze civiche e politiche che siedono nella massima Assise cittadina” si sentissero coinvolte sempre, non solo all’occasione. In questi ultimi giorni si sta assistendo ad isolate polemiche sollevate da un’unica bandiera. Polemiche che discreditano, insultano, disonorano, gettano fango sulla stessa manifestazione. Polemiche che poco rispecchiano la comunità arpinate. In paese sono stati affissi anche dei manifesti funebri relativi alla “morte” del Gonfalone, un’iniziativa di pessimo gusto. Sarebbe stato opportuno che, sia la parte politica che le Associazioni rappresentative dell’evento, prendessero le distanze da una simile mascalzoneria. In merito Casinelli aggiunge «Non è questo lo spirito del Gonfalone che, siamo tutti d’accordo, è un evento patrimonio identitario della comunità arpinate che è ben lontana da tali vili gesti». Sara Pacitto
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