Focus – Covid e Green Pass: un’altra scure che si abbatte sul mondo dello Sport?

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Dal 6 agosto per fare sport sarà necessario essere in possesso del Green Pass, questo quanto deciso dal Governo Draghi e quanto stabilito dall’ultimo decreto legge.

La certificazione verde può essere rilasciata dopo la somministrazione della prima dose di vaccino e ha validità dal quindicesimo giorno successivo fino alla data prevista per la somministrazione della seconda dose (nel caso di vaccino a doppia dose). Ha una validità di nove mesi dal completamento del ciclo vaccinale. Oppure può essere rilasciata in seguito alla guarigione dall’infezione da Covid e ha validità 6 mesi o dopo aver effettuato il test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-CoV-2, con validità 48 ore. Il Green Pass è obbligatorio per i ristoranti al chiuso, gli spettacoli e lo sport. Su tutta la vicenda OSR pone una seria riflessione ritenendo l’obbligo di esibizione della carta verde, in particolare se riferita solamente ad alcune categorie, un atto non solo eticamente scorretto ma oggettivamente iniquo. Il DPCM in questione è stato da più parti impugnato e riteniamo ci possano essere le basi per importanti correttivi infatti, dal punto di vista giuridico, abbiamo di fronte uno stato che non si assume la responsabilità di rendere obbligatorio il vaccino in quanto “sperimentale” e rischierebbe di dover risarcire pesantemente le cause che la somministrazione potrebbe causare in seno alla legge 210/92, obbligando il vaccinato ad assumersi responsabilità proprie. Da l’altra parte, lo stesso Stato vorrebbe obbligare una categoria, tra l’altro non riconosciuta, a vigilare e contingentare gli ingressi alle strutture previa esibizione di carta verde, vorrebbe che queste categorie facessero opera di persuasione sui frequentatori delle strutture convincendoli a farsi somministrare un vaccino che, anche se in percentuale infinitamente bassa, potrebbe recare loro danni, talvolta anche irreparabili. Allora, vorremmo domandare ai signori che governano questo Paese, atteso che le palestre sono luoghi nel quale viene abitualmente praticata attività per il benessere della persona e per il miglioramento dello stato di salute, come è possibile solo pensare una cosa del genere? Da ormai 17 mesi lo Sport di base ha pagato un dazio ingiusto e, ciò nonostante, con la forza e la risolutezza che contraddistingue lo sportivo, si sta reinventando con uno Stato ostile che promette e non mantiene, ricordiamoci delle migliaia di Collaboratori Sportivi abbandonati a sé stessi e delle strutture che ancora attendono fondi per la ripartenza. Nell’attesa di leggere, nero su bianco, quali siano gli intendimenti applicativi che verranno dettati e che, se da una parte potrebbero ingenerare sicurezza per coloro che sono a favore delle vaccinazioni, dall’altro sicuramente allontanano frequentatori che, o per scelta personale, o perché ancora non hanno avuto la possibilità di accedere alla vaccinazione, non potranno accedere alle strutture. Sarà un’altra scure che si abbatte sul mondo dello Sport, chi pagherà i danni che questo comporterà? I collaboratori sportivi che ad oggi non hanno avuto accesso al vaccino e che, salvo modifiche dell’ultima ora non potranno praticare la propria attività in quanto sprovvisti di Green Pass che, rammento a me stesso, non è al momento assolutamente obbligatorio, come verranno sostenuti economicamente? In uno Stato di diritto, dovrebbe essere lo Stato a dettare regole ferree ed eque facendosi in primo luogo partecipe delle scelte che una norma detta per la collettività, quale ragione può spingere il promotore della norma a non prevedere lo stesso trattamento per le sedi istituzionali. Perché non è stato previsto allo stesso modo l’esibizione del Green Card per le sedi Istituzionali? Il solo modo di rendere libero il cittadino e affermare come diritto inviolabile la libertà e la salute del cittadino, cosa questa che fa da fondamenta al testo Costituzionale, è dare la possibilità al cittadino di scegliere, finché il vaccino viene dichiarato “sperimentale” se accettarlo o meno e allo stesso tempo se rischiare un contagio che potrebbe causarne la morte o meno, proprio come avviene per le sigarette…ahimè. Al momento la norma non ammette deroghe e al contrario prevede multe salatissime, per i frequentatori e per i titolari che non adempiono e, in caso di recidività alla terza volta una chiusura dell’attività che va da uno a dieci giorni. È abominevole obbligare le strutture sportive alla verifica di un requisito che, in primo luogo, dovrebbe prima essere concesso a tutti, rammento che sono tantissimi gli italiani che ad oggi attendono la somministrazione del vaccino e in ogni caso è abominevole che il controllo debba avvenire con l’arte del ricatto. Lasciamo che sia l’individuo a scegliere, diversamente che sia lo Stato ad assumersi la responsabilità di una scelta che potrebbe implicare importanti e significative modifiche dal punto di vista sanitario in quanto il dettame Costituzione al titolo II parte I Articolo 32 cita testualmente: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Importanti ricorsi sono stati proposti alcuni dei quali in queste ore sono al vaglio di OSR per verificare la possibilità di partecipare attivamente all’azione legale e costituirsi parte civile. (Il Presidente OSR Maurizio Noli, Il Vice Presidente OSR Fabio Caiazzo e il Segretario Generale OSR Roberto Calandra.) Anna Ammanniti
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