Grande successo di pubblico ieri a Isola del Liri per la presentazione del libro di Antonio Conte “Il Fiume, le pietre e la storia perduta”, opera fortemente voluta dall’ex sindaco della città delle cascate Enzio Bartolomucci.
Di seguito riportiamo un breve articolo scritto da Enzio Bartolomucci prima di lasciarci con commento dell’autore, ripreso dal prologo-prefazione dal libro.
È stato Osvaldo Emery, ingegnere e direttore delle Cartiere Meridionali, a farci conoscere per la prima volta la storia medioevale di ”Isola del Liri“, con i pochi ed essenziali documenti e con gli stupendi paesaggi degli artisti viaggiatori del XVIII e XIX secolo, in possesso di collezionisti privati. L’opera, edita dal Comune nel 1934, in solo 400 esemplari, divenne preziosa e non fu di facile reperimento; per possederla e studiarla ho dovuto attendere tanti anni e da quel momento sono andato sempre alla ricerca di documenti originali per illuminare alcuni frangenti rimasti nell’oscurità dell’anno Mille. Una mirata analisi dei fatti con la consultazione di testi e documenti riferiti al periodo interessato, nell’intento di non ripetere errori e inesattezze storiche, cercando di eliminare definitivamente i «secondo alcuni» o la «tradizione vuole».Il presente documento politico e culturale ne è la prova, nella continua ricerca dell’antica topografia <<Ager Fibrenus>> da parte di Antonio Conte, un compagno di viaggio che ha il dono di ascoltare e interpretare il linguaggio muto della natura, la materia grezza che il buon Dio ha messo a disposizione dell’uomo nell’intento di creare un mondo migliore.
L’ho costatato visitando spesso, insieme con lui, i luoghi di Cicerone, la cripta di S. Domenico, il Colle de Insula, i laghi Tremoletto e Capitino, dove vi sono ancora le tracce di quelle opere antiche nei segni connessi agli aspetti religiosi e sociali delle varie epoche, sempre rispettose della natura. In essi, l’isola di Cicerone nel perfetto equilibrio del lago Tremoletto creato dai romani, nel disegno dell’ottagono circoscritto nel cerchio. In quell’ottagono legato al Dio Sole, in età pagana, e al Cristo, in quella cristiana, nasce “La Civitas insulae” bagnata tutt’intorno dall’acqua scorrente, com’è negli atti originari di Sorano figlio di Sorano (989) e di Pietro I figlio di Teutone conte di Sora, (1010) conservati nell’Archivio di Montecassino. Un borgo murato organizzato nell’economia curtense longobarda, che permise, per di più, di difendersi dai saccheggi dei Saraceni e degli Ungari. L’incastellamento fu completato con l’Abbazia <ora et lavora> di S. Domenico, a est del Colle de Insula, in un fondo dove dal terreno fuoriuscivano numerosi massi di

pietra calcare lavorati, la villa germana di Cicerone.
La notizia “PAPA GREGORIO VII ERA NATIVO DI ISOLA DEL LIRI?” pubblicata da Emery su Il Popolo di Roma il 3 gennaio 1934, approfondita da Egidio Paolucci, ha fatto aprire una complessa pagina di analisi sui preziosi momenti della vita conosciuta nella storia del monaco Ildebrando. È stata una ricerca molto articolata fondata sul sistema delle indagini contemporanee e complementari sugli eventi che concorrono a stabilirne le esatte generalità, nella confusione del luogo di origine, borgo “Suanae Sorani Civitatis” (Città di Sorano) nella maremma toscana o borgo “Insula Soranae Civitatis” (Città di Sora) nella Ciociaria campana, oggi Isola del Liri.
Sono state ampiamente analizzate: le casate longobarde delle contee di Soana e Sora nei ducati di Tuscia e Benevento, nel Patrimonio di S. Pietro; l’egemonia feudale dell’anno mille nelle gerarchie della Chiesa Romana; il monastero tra le forme della Villa Germana di Cicerone; il periodo della fanciullezza e della giovinezza-adulta inerenti le due figure emerse in questa vicenda; l’arenga delle lettere di Gregorio VII; la ricognizione canonica dei resti scheletrici del santo papa; infine mettendo a confronto gli scritti semplici dei monaci umili dell’anno Mille, con quelli dei secoli successivi (Registri dei Pontefici) compromessi dai misteri della Chiesa e dalla controriforma.Dai risultati ne è uscito uno scenario ben chiaro e preciso, dove emerge la figura del monaco Alberico di Settefrati, vissuto nell’anno Mille nell’Abbazia di Montecassino, testimone diretto della vita di Ildebrando, sia come discepolo di s. Domenico e sia come Gregorio VII, quale fedele e sincero collaboratore nella riforma della Chiesa, insieme all’abate Desiderio. Sono stati anche ricordati, i tormenti del popolo isolano con le congiure dei Cantelmi e i momenti di splendore con i Boncompagni. Concludendo, possiamo affermare che documenti ineccepibili hanno stabilito, in modo chiaro, che la chiesa madre di S. Lorenzo martire è stata sempre presente nello stesso sito storico, al centro di una meravigliosa isola.Rimarrà, in ogni modo, nella mia mente e nel mio cuore, e per l’eternità, quel salice sanguinante trascinato dalle acque del fiume Liri, che un abile artista locale plasmò, per le sofferenze del popolo, nel Crocifisso in cui Gesù grida a gran voce: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni?”, Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? Al termine di questo entusiasmante viaggio, costellato di tante verità nascoste sulle vicende storiche del comprensorio e della nostra città, è stata la S.O.M.S di Isola del Liri insieme a quella di Sora a prendere l’iniziativa di pubblicare “il fiume, le pietre e la storia perduta”, ma sarebbe bello ripetere l’esempio di Emery.È la storia dell’assetto idraulico del fiume Liri e del suo più importante affluente il Fibreno, nella scenografia di un paesaggio affascinante della natura, per comparare il mondo disordinato della protostoria all’età romana e alle trasformazioni dell’era moderna. Tutto inizia dalla preparazione di un programma politico culturale per lo sviluppo del territorio, mettendo a confronto la rete idrografica e topografica della Conca Sorana con le descrizioni Ciceroniane del De Legibus, che ha ricostruito una scenografia sconosciuta dell’ameno Ager Fibrenus, presente nel 52 a.C. Il luogo che fu scelto, nel secolo oscuro degli anni mille, dal monaco Domenico di Foligno per integrare la crescita della comunità “ Insula Filiorum Petri”, in un nuovo mondo sociale e religioso della Valle Lirina, edificando tra le acque vive e fredde del Fibreno un’Abbazia, che sembrerebbe, da alcuni scritti di storia locale del settecento e novecento, sia stata frequentata, nell’adolescenza, da Ildebrando, il Santo papa Gregorio VII, il riformatore della Chiesa Cristiana.
Gli avvenimenti, sconosciuti alla tradizione storica, sono stati attenzionati alla sapienza di uomini eccellenti. Sono le analisi nel cammino della ricerca di Alessandro Viscogliosi, di Paolo Golinelli, che ha fatto rivolgere le ricerche agli anni della riforma Luterana di Magdeburgo e della controriforma della Chiesa Cattolica. L’epoca in cui i Della Rovere e i Boncompagni rinnovarono il Ducato di Sora e le chiese sotto l’aspetto urbanistico e architettonico. Documenti, fonti agiografiche e bibliografiche, rinvenuti negli archivi di stato, storici, diocesani e nelle biblioteche pubbliche e private, costituiscono le vere tessere di un mosaico investigativo, disegnato dalle tracce di tante verità, nascoste in intricate vicende di quel periodo. L’autore deve aver provato, nella complessa ricerca, forti emozioni legate non solo al profumo inconfondibile e penetrante delle pietre antiche, ma, soprattutto, alle presenze medianiche dei personaggi che hanno lottato, nel corso dei secoli, per la crescita del territorio, cercando in tutti i modi di elevare lo stato sociale, la cultura e la sicurezza economica della numerosa popolazione di Tre Valli dell’Appennino centrale, convergenti nella Media Valle del Liri. L’aspetto sorprendente di questa storia ritrovata è nella continua e ostinata ricerca della verità, vicina alla compiutezza dei valori presenti in quel sito bagnato da acque vive sempre scorrenti, ricordati nelle brevi riflessioni di Luigi Gulia“ Natura e spiritualità nei luoghi ove le acque del Fibreno e del Liri fanno famiglia comune.”
Il Commento dell’autore
Il destino ha voluto che Enzio Bartolomucci ci lasciasse nel momento in cui, come storico di Isola del Liri e presidente della Società operaia di mutuo soccorso, la Soms, stava realizzando un suo grande sogno, pubblicare la vera storia della sua amata città.
Un progetto che portava nel cuore e nella mente sin dai tempi in cui da sindaco della Città – 1978 – 1985 -, promosse una serie d’iniziative di grande spessore turistico, far rivivere l’antico lago Tremoletto e la cartiera di S. Maria delle Forme con il Museo della Civiltà e della Carta. La nostra amicizia risalente ai tempi degli studi presso l’Istituto Cesare Baronio è continuata in modo particolare durante il suo mandato da Sindaco.
Era scritto che le nostre strade si dovessero incrociare di nuovo e in modo imprevedibile, in località Castagna, lungo la provinciale per Carnello, all’imbocco del Vicus Petra Imperatoris, Via Tremoletto, mentre io eseguivo delle ricerche sulle opere di s. Domenico nell’anno Mille, lui si stava interessando della villa Emery. Da quel momento, divenne il prezioso compagno di un lungo cammino di ricerche storiche nel secolo oscuro, con i numerosi documenti da lui custoditi con tanta cura e passione.
Una scoperta inaspettata, leggendo la descrizione che questi luoghi avevano nel 52 a.C., tra pioppi, ontani e i segni della natura nascosti nei silenzi del De Legibus, che abbiamo inteso dedicare agli studiosi locali, citati in bibliografica e a tutti gli amministratori delle comunità dei due fiumi, per far tesoro delle memorie del passato, anima dello sviluppo futuro
.E nella semplicità dei monaci narratori benedettini dell’anno Mille, “gli umili di cuore non miranti alla scienza che gonfia, ma alla fede che esala da una fragranza tutta di Paradiso per la santa verità de’ fatti”, è stato possibile illuminare una storia perduta manipolata dalla lotta della Chiesa Luterana contro quella Cattolica.
Uno Studio con tante verità nascoste, che raccontano la storia tormentata di città nate nei concetti dell’intercomunalità, con il fiume asse connettivo della nascita economica di un’ubertosa Valle, proposto nel segno del tempo dell’amore, del luogo della presenza e della speranza, declamati magnificamente nei “Soloversi” da Gabriele Pescosolido con “Non Solo Un Sogno”, che tanto toccarono profondamente l’animo di Enzio.
La pubblicazione dell’opera è curata dalle SOMS di ISOLA DEL LIRI e SORA, e per desiderio di Enzio sono state stampate n. 500 esemplari numerati (di cui le prime 300 con omaggio allegato del libro dello stesso autore: “ Il fiume e le pIetre”,2012), che possono essere prenotati presso arti grafiche Pasquarelli inviando la richiesta al tel 0776 85,5957 e.mail: grafichepasquarelli @email.com.
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