L’INTERVISTA – Andrea Santacaterina e il podcast frusinate “Quiaècchessa?”

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) L’era digitale ha permesso alla Comunicazione di evolversi, spesso con risultati sorprendenti. Il podcast, un po’ l’evoluzione della radio nel terzo millennio, consente di ascoltare in qualunque momento, e solo con una connessione dati a disposizioni, milioni di programmi, idee editoriali, format radiofonici e semplici approfondimenti, legati ai più svariati temi di interesse comune. Andrea Santacaterina, nel suo recente passato anche un libro con lo pseudonimo di Siluerie, ha deciso di raccogliere alcune storie della tradizione frusinate in un podcast, fruibile dai vari canali disponibili (Spreaker, Spotify e Google Podcast), dal titolo “Quiaècchessa”. Andrea, ha risposto alle nostre domande e si è raccontato in questa nuova avventura comunicativa.

1) Ci parli di come nasce l’idea del podcast? Per molti è l’evoluzione del concetto di radiofonia, per altri è un nuovo modo di comunicare e rendere fruibile a tutti un prodotto attraverso la voce e la narrazione. Il podcast nasce per caso un giorno che ho dato appuntamento ad un mio amico dicendogli che ci saremmo incontrati a Viarmandofabi. Proprio così, tutto attaccato. In quel momento ho riflettuto sul fatto che spesso i nomi delle strade di Frosinone per me rimanevano solo quello, dei nomi. Ho pensato che non mi ero mai interessato alla storia delle persone alle quali quelle strade erano intitolate. Quella sera tornai a casa e cominciai a fare qualche ricerca su personaggi come Nicola Ricciotti, Luigi Angeloni eccetera. E confesso che ho scoperto di non sapere moltissime cose sulla storia della mia città. Allora ho pensato a come poter far conoscere ad altri quello che stavo scoprendo io. Ho pensato al podcast perché ne ascolto tanti, su temi differenti, e mi sarebbe sempre piaciuto averne uno. E poi ho sempre amato la radio e stare dietro ad un microfono. E il podcast è, come dici giustamente tu, una evoluzione di questo concetto. Il titolo l’ho scelto proprio pronunciando in ciociaro la frase “Che uia è chessa?” tutto attaccato come pronunciamo i nomi delle strade. E ne è venuto fuori “Quiaècchessa?” 2) Entrando nel merito però del progetto che hai pubblicato, ce ne racconti la narrazione e le prime puntate che hai pubblicato? Le puntate durano una decina di minuti. Credo sia la durata giusta per tenere viva l’attenzione. Cerco di condensare il tutto partendo da un aneddoto legato al personaggio di cui parlo. Ti faccio un esempio. Per quanto riguarda Nicola Ricciotti non sapevo che Giuseppe Garibaldi avesse onorato la sua memoria chiamando il suo quarto figlio Ricciotti (e non Nicola!). Quindi in quella puntata parto proprio da lì per raccontare la storia di questo nostro concittadino che è stato un punto di riferimento per il risorgimento italiano. Nel corso della puntata tento anche di fare un breve “giro” virtuale nella strada di cui parlo. Magari cercando di descrivere le cose che vedo e i rumori che sento quando percorro quella strada. Le altre due puntate uscite finora sono su Via Luigi Angeloni e Piazza VI Dicembre. Nell’ultimo caso ho svariato un po’ raccontando una data e non un personaggio celebre. 3) Raccontare la storia della propria città e farlo con un podcast non solo è un progetto originale ed innovativo, ma anche un modo originale per consentire di conservare e tramettere tradizioni e ricordi? All’inizio non la pensavo così. Pensavo fosse un modo per riportare l’attenzione sulla nostra città in maniera un po’ diversa dal solito. Ma poi ho avuto i primi riscontri sugli ascolti e molti mi scrivevano per ringraziarmi perché magari la puntata riguardava la strada in cui erano cresciuti. E mi scrivevano della gente che ci abitava, dei negozi che c’erano, di come magari quella strada si era trasformata negli anni. E’ stato bello. 4) In tutto questo Siluerie che fa? E cosa bolle in pentola???? “In tutto questo Siluerie sta lì che mi guarda mentre registro il podcast. Da buon ciociaro qualche volta mi suggerisce cosa dire e cosa no. Poi ogni tanto gli viene in mente qualcosa e la pubblica sulla sua pagina. Diciamo che in pentola qualcosa bolle ma ancora è presto per parlarne”. Alessandro Andrelli
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