Le barriere new jersey e la morte di Marco D’Arpino, giovane camionista verolano tragicamente scomparso nel 2017, nel servizio andato in onda ieri sera, su Italia 1, nel programma televisivo ‘Le Iene’.

Marco è morto dentro la cabina del suo camion in un tragico incidente avvenuto nel luglio del 2017, sulla A1 in direzione Bologna. Nell’inchiesta di Luigi Pelazza sono stati ricostruiti gli ultimi istanti di vita del giovane papà, finito in fondo a una scarpata in una ‘normale’ giornata di lavoro. Alle Iene si è tornato a parlare delle barriere in cemento poste sull’autostrada, i newjersey, sul loro posizionamento corretto e sui vari tipi di barriere possibili per impedire tragici incidenti. ‘La negligenza non è stata sua, ma di qualcun altro’: queste le parole della moglie Luigia Iannarilli, intervistata sull’accaduto. Un uomo allegro, un padre e un marito eccezionale. Marco aveva solo 46 anni.
‘Non ho nessuna intenzione di fermarmi perché non è giusto che quanto accaduto venga percepito come un incidente fatale o come una negligenza da parte sua –sempre la moglie- da parte di Marco non c’è stata alcuna negligenza’. E’ proprio così che i periti chiamati dalla Procura di Bologna lo hanno definito: un evento ‘eccezionale’ che in nessun modo poteva essere evitato. Nell’indagine delle Iene si è cercato di fare luce sulla sicurezza delle barriere ‘che non dovrebbero spostarsi neanche di un centimetro, come quelle che si trovano sui ponti’. La morte del camionista si poteva, dunque, evitare? Secondo l’ingegnere consulente tecnico della famiglia quel tratto di strada andava protetto con barriere bordo ponte, ‘perché la pendenza della scarpata è così elevata che qualunque automezzo uscito fuori strada sarebbe finito lì sotto’. Come mai, allora, i newjersey invece di rimanere in carreggiata sono finiti nella scarpata? Inoltre, solo un breve tratto è protetto con barriere bordo ponte, perché? ‘Mio marito merita giustizia’, questo l’appello di Luigia, mamma coraggio che non si arrende.
(Foto Mediaset)