Nella giornata odierna è entrato in vigore il nuovo decreto antiCovid, approvato dal Governo guidato dal premier Mario Draghi.
Il DPCM sarà valido fino al 31 luglio ma non si esclude che possa essere periodicamente revisionato. In particolar modo è il coprifuoco dalle ore 22:00 la misura oggetto di eventuali modifiche. Il Governo, infatti, ha già stabilito che ogni due settimane verrà verificato l’andamento della curva epidemiologica: se questa sarà in discesa, anche le disposizioni verranno allentate. Saranno quindi i dati a condizionare il criterio di valutazione, in linea con la prudenza e la gradualità invocata dagli scienziati. Si auspica che l’impatto della riapertura non abbia un’incidenza rilevante e le temperature stagionali più elevate “indeboliscano” il virus. Relativamente al coprifuoco, già ad inizio giugno questo potrebbe essere posticipato alle 23:00 oppure, nella migliore delle ipotesi, definitivamente eliminato. Da oggi, nelle zone gialle, i ristoranti sono tornati ad “aprire”: si mangerà sia a pranzo che a cena, purché all’aperto e, lo ricordiamo, attenendosi all’orario imposto dal coprifuoco; mentre dal 1°giugno i locali potranno apparecchiare anche all’interno, ma fino alle ore 18:00. Ed i gestori proprio non si spiegano come mai il servizio di ristorazione non sia stato consentito già da subito anche al chiuso, ovviamente nel rispetto scrupoloso dei protocolli di sicurezza, e non sia stato rivisto l’orario del divieto di circolazione notturno. Il vincolo della “ristorazione all’aperto” è una discriminante per quanti non abbiano spazio esterno da destinare ai tavoli. E per coloro il cui locale è immediatamente adiacente al suolo pubblico, dovranno pagare la tassa per l’occupazione? E se il maltempo ci metterà lo zampino? Legittime le polemiche e l’indignazione della categoria ormai rassegnata, si tenta di sdrammatizzare: Manuel, titolare di una nota pizzeria a Castelliri, ubicata sulla SR214 scrive «Sicuramente faremo richiesta all’ente Regionale per mettere i tavoli in strada. Mi dispiace per i disagi che creeremo a tutti gli automobilisti che dovranno recarsi ad Isola del Liri. Vi terremo aggiornati!». E l’ilarità sui social dilaga: “nei ristorante all’aperto per finire un piatto di brodo quando piove ci vorranno 3 ore”, “una tale carognata non è stata fatta nemmeno a Cenerentola, lei poteva rientrare a mezzanotte”, “il servizio di ristorazione all’aperto prevede che i bisogni si facciano tra i cespugli?”, “i banchi scolastici con le rotelle rimasti inutilizzati verranno donati ai ristoratori, cosicché potranno spostare i clienti quando piove”. E c’è anche un menù adeguato: “gustosissimi gnocchetti lanciati con la fionda, deliziosi straccetti di pollo già masticati, saltinstomaco alla romana, flebo di vino della casa, fretta di stagione”. Si prova a ridere, a sdrammatizzare, per non cadere nella disperazione, anche se di disperazione ce n’è tanta. Solamente nel periodo compreso tra febbraio ed agosto 2020 sono troppe le partite IVA chiuse nella nostra provincia: 880 per la precisione, tra queste 20 associazioni o comitati, 56 srl e 760 ditte individuali. Contestualmente M.I.O. Italia, Movimento Imprese e Ospitalità, un’associazione di imprese che operano nel settore Ho.Re.Ca, dell’ospitalità e del turismo, denuncia e pone l’attenzione sui 71 suicidi di piccoli imprenditori del comparto. È la morte del settore, una macabra constatazione che purtroppo rispecchia la realtà. (Foto di repertorio) Sara Pacitto
