È accaduto nell’antica dimora del Barone Barnekow, oggetto di importanti lavori di restauro iniziati da qualche settimana. Prime avvisaglie di lite tra i presunti aventi diritto.
L’edificio, situato lungo Via Vittorio Emanuele, è un esempio unico di architettura medioevale, edificato sotto il pontificato del Papa anagnino Gregorio IX. Appartenne a varie famiglie nobili di Anagni, i Tomasi, i Ciprani ed i Gigli, fino al 1860, quando fu acquistata dal barone-alchimista svedese Alberto Barnekow. Attualmente proprietà di una famiglia di giovani commercianti, le opere di restauro sono state fortemente volute da appassionati che stanno rivitalizzando la struttura. Il restauro della facciata e della loggia, voluto dall’associazione culturale Restauro Casa Barnekow, autorizzato dalla regione Lazio e dalle relative soprintendenze, è seguito dagli architetti Caterina e Maurizio Pofi (progettazione e direzione lavori); la società Studio 3 è coadiuvata dall’impresa edile Sheshi srls. E proprio uno dei tecnici impegnati nella demolizione dei vecchi intonaci avrebbe fatto la scoperta del secolo: in una nicchia nascosta dalla parete confinante con la proprietà Bottini, un baule contenente gioielli e monili in oro! Un tesoro in piena regola, dal valore da accertare ma sicuramente milionario. Pare che dopo l’iniziale smarrimento e la verifica dell’accaduto, tra proprietari, progettisti, impresa ed ispiratori, ognuno dei quali è d’accordo nel tenere nascosta la scoperta, siano iniziati freddezza e sospetto. Sulla dimora, che aveva sulla facciata un enorme 666 scolpito in pietra, sarebbe stata lanciata un’antica maledizione. C’è da tremare. Jackal
