(di Anna Ammanniti) La terapia con gli anticorpi monoclonali è la nuova cura contro il Covid. Introdotta da pochi giorni, sono circa quindici le regioni italiane che ne fanno già uso.

Gli anticorpi monoclonali sono da lungo tempo studiati e utilizzati dagli scienziati e dai medici, ben prima della pandemia da Coronavirus. Da decenni sono in uso nella cura di alcune malattie autoimmuni e tumori, si continuano a studiare per svilupparne di nuovi.
Gli anticorpi sono proteine prodotte da cellule del sistema immunitario che reagiscono con le sostanze, gli antigeni, che hanno stimolato il sistema immune. Nel caso di agenti infettivi sono in grado di distruggerli o di inattivarli. Il nostro organismo li produce con plasmacellule diverse. La scienza ha permesso di conoscere come gli anticorpi vengono prodotti e quindi si è a conoscenza di come far produrre un determinato anticorpo da parte di una plasmacellula in vitro. È possibile produrre un anticorpo con le caratteristiche che si desidera.
Nel caso di infezioni virali, si può selezionare l’anticorpo che meglio reagisce con quel determinato virus. È possibile moltiplicare le plasmacellule che lo producono e ampliare a dismisura la produzione dell’anticorpo. Si avranno quindi tanti anticorpi, ma tutti uguali perché sintetizzati da un solo tipo di cellula, cioè da un solo clone cellulare e sono questi gli anticorpi monoclonali.
Nel caso di una malattia infettiva si hanno due strategie terapeutiche: usare gli antibiotici o gli anti-virali per uccidere l’agente infettivo, oppure l’inoculazione di vaccini che inducono la produzione di anticorpi o cellule del sistema immune che uccidono o inattivano l’agente infettivo.
La terza opzione è la somministrazione degli anticorpi che bloccano l’agente infettivo. Da qui l’utilizzo della terapia con l’uso degli anticorpi monoclonali in corso di Covid 19, prodotti in laboratorio e progettati per affiancare quelli presenti nel corpo umano. Questo nuovo approccio ha consentito di ridurre il numero di pazienti che andavano incontro ad un interessamento polmonare grave che richiedeva la ventilazione polmonare ed una terapia intensiva. È stato proposto anche un uso preventivo di questi anticorpi. Potrebbero proteggere subito i soggetti in pericolo di contagio in attesa che venga loro somministrato il vaccino.
Gli anticorpi monoclonali sono quindi un’arma complementare al vaccino e ben presto arriveranno nelle farmacie ospedaliere, all’interno dei laboratori di galenica sterile per essere infusi dai farmacisti ospedalieri. Lo afferma
Arturo Cavaliere, direttore della farmacia aziendale dell’Asl di Viterbo e presidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), intervistato dall’agenzia Dire.
“Le Regioni decideranno gli ospedali per la somministrazione, ma l’obiettivo comune a tutto il Paese sarà quello di curare il paziente Covid riducendo l’ospedalizzazione grazie ai monoclonali. Non ci saranno, in ogni caso, differenze o disparità tra le varie strutture regionali perché le farmacie aziendali sono attrezzate in modo uniforme su tutto il territorio”. Queste le parole del direttore Arturo Cavaliere.
Professor Cavaliere, l’AIFA ha approvato in via sperimentale e temporanea i tre anticorpi monoclonali come terapia contro il Covid: a chi sono rivolti e come funzionano?
“Il 4 febbraio l’AIFA ha rilasciato un parere positivo proprio in base all’analisi e ai buoni risultati delle fasi cliniche di sperimentazione 1, 2 e 3, consentendo l’uso di questi anticorpi in contesti precoci di insorgenza della malattia. Essi determinano infatti una riduzione della carica virale, con evidenze preliminari della riduzione delle ospedalizzazioni, visite e accessi al pronto soccorso. Con il decreto del 6 febbraio del ministero della Salute, è scattata l’autorizzazione temporanea di questi farmaci per il trattamento del Covid-19. Ad ore arriveranno quindi questi anticorpi monoclonali che sono neutralizzanti e diretti contro la proteina spike del Sars-CoV-2. La popolazione che potrà ricevere questo trattamento farmacologico dovrà avere un’età maggiore o uguale a 12 anni, essere positiva al virus e testata con Pcr di terza generazione, non deve essere in ossigeno terapia né ospedalizzata e con un’insorgenza dei sintomi da meno di 72 ore, gravi o lievi. Gli anticorpi verranno quindi distribuiti ad horas nelle farmacie ospedaliere a seguito dei contratti stipulati dal commissario straordinario, il generale Figliuolo, con le aziende produttrici degli anticorpi, che noi farmacisti ospedalieri contiamo possano essere un’arma terapeutica straordinaria contro il Covid-19”.
Come Sifo avete infatti espresso particolare soddisfazione per questa decisione.
“Siamo fieri perché i farmacisti sia territoriali che ospedalieri che rappresentiamo come Sifo hanno un ruolo anche nelle agenzie regolatorie e sono stati protagonisti fin dal primo giorno in questa pandemia: il nostro ruolo ha visto accrescere le attività di cui ci occupiamo sia nei team multidisciplinari per la cura del Covid, sia per i vaccini contro il Covid che, in ultimo, per la gestione e la somministrazione dei monoclonali. Le Regioni sceglieranno le strutture presso cui infondere questi farmaci, all’interno appunto degli ambulatori di galenica sterile e dovranno seguire un setting specifico, sicuro e separato da quello di altri pazienti che come farmacisti siamo attrezzati a garantire. La Sifo ha sempre avuto lo scopo di fare formazione e ricerca, quando una ricerca fa innovazione in ambito farmaceutico vale ancora di più perché vuol dire cura, vuol dire vita”.
La farmacovigilanza è in capo al farmacista ospedaliero: come vi state organizzando per questa attività con i tre monoclonali?
“I farmacisti ospedalieri sono individuati come responsabili della farmacovigilanza degli anticorpi monoclonali: lo abbiamo già fatto con i vaccini anti-Covid-19, anche qui inseriremo le eventuali reazioni avverse che possono essere determinate dalla somministrazione nei registri della farmacovigilanza”.
Gestione e logistica dei monoclonali: le Regioni sono attrezzate o possono esserci delle disparità?
“Le strutture e i servizi farmaceutici territoriali ed ospedalieri sono accreditati a livello regionale e sono uniformi sul territorio, sono in grado di gestire in sicurezza, l’allestimento e lo stoccaggio di farmaci e vaccini, anche garantendo la ‘cold chain’ del caso di Pfizer e Moderna. Nel caso dei monoclonali la conservazione è tra 2 e 8 gradi, quindi perfettamente gestibili. Quello che sarà importante è gestire i volumi e pertanto sia lo stoccaggio che la logistica, ma i farmacisti ospedalieri governano da anni questi processi. Non credo vi saranno comunque disparità tra Regioni”.
Anna Ammanniti