(di Irene Mizzoni) Non resta che invocare Platone che nel IV secolo avanti Cristo pensava che ad occuparsi della politica dovevano essere i filosofi, coloro che avevano le virtù di sapienza, coraggio e temperanza. Perciò sapevano agire per il bene comune. L’organizzazione della città era vista da Platone come “un’impresa educativa collettiva” nei confronti del singolo.
Il futuro sta nel IV Secolo avanti Cristo piuttosto che nelle scorribande dei barbari che andavano a conquistare l’impero. Eppure oggi, anno del Signore 2021, la domanda che ci assilla è di quale modello di società, di quale modello di governanti abbiamo collettivamente bisogno. Il dilemma che si pone dinanzi a noi è la scelta tra il filosofo illuminato e giusto oppure… Attila. Nell’era delle dirette social la natura di certe persone balza evidente. Si è sicuri di essere soli con se stessi ma tutto il mondo ti guarda. Se la prima forma di conoscenza è il giudizio, non si può che giudicare quello che si è visto accadere ieri tra una cittadina e un ex amministratore comunale di Sora nonché coniuge di un attuale consigliere di maggioranza. Si ascoltano da parte dell’ex amministratore insulti, minacce e addirittura affermazioni in spregio ai decreti ministeriali di questo presente pandemico. Una risposta spropositata ad una legittima ed educata domanda fatta da una concittadina (alla quale va la nostra solidarietà): perchè non rispetti le regole che valgono per tutti? Ma ieri, come nelle migliaia di volte che accadono cose del genere e che non insegnano mai niente alla coscienza della collettività, non c’era Leone Magno sul fiume Mincio. Invece questo ruolo dovrebbe essere demandato a tutti noi che dovremmo di regola usare intelligenza, educazione e civiltà nei riguardi dell’emancipazione della collettività umana. Ma questa non è l’epoca dei filosofi.
