(di Anna Ammanniti) AstraZeneca è il terzo vaccino arrivato in Italia, dopo Pfizer BioNTech e Moderna. Autorizzato da Ema e da Aifa, è indicato per le persone a partire dai 18 anni di età fino ai 65 anni.

Pfizer e Moderna sono vaccini a RNA messaggero mentre AstraZeneca è un
vaccino virale, entrambi inducono una buona protezione verso il Covid. I dati a oggi disponibili sembrano indicare che i vaccini virali abbiano un’efficacia un po’ inferiore a quella dei vaccini a mRNA. Tuttavia è difficile arrivare a una comparazione corretta sulla base di confronti indiretti tra studi diversi che in parte sono ancora in corso e tenuto conto delle diversità tra le popolazioni studiate. La disponibilità di un terzo vaccino, anche di più facile conservazione rispetto agli altri due già approvati, rappresenta un
importante contributo alla campagna vaccinale in corso.
I
l vaccino AstraZeneca è a vettore virale, è composto da un adenovirus di scimpanzé incapace di replicarsi (ChAdOx1 – Chimpanzee Adenovirus Oxford 1) e modificato per veicolare l’informazione genetica destinata a produrre la proteina Spike del virus SARS-CoV-2. L’adenovirus degli scimpanzè è un virus responsabile del raffreddore comune in questi animali. Si tratta di una versione indebolita dell’adenovirus degli scimpanzè, incapace di replicarsi e innocua per l’organismo umano, nella quale è stato inserito il materiale genetico della proteina Spike. Viene utilizzata come vettore, ossia come tramite per introdurre nelle cellule umane il materiale genetico della proteina Spike, quella che permette al virus SARS-CoV-2 di innescare l’infezione responsabile di COVID-19. Il virus SARS-CoV-2 ha forma rotondeggiante e sulla sua superficie ogni singola particella presenta delle
punte che rendono il virus simile a una
corona, da cui il nome Coronavirus. Sulle punte si trova la
proteina Spike in grado di legarsi all’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2), un enzima coinvolto nella regolazione della pressione sanguigna, posto sulle cellule dell’epitelio polmonare dove difende i polmoni dai danni causati da infezioni e infiammazioni. Il virus entra nella cellula legandosi ad ACE2 e impedisce così all’enzima di esercitare le proprie funzioni di protezione. La proteina Spike rappresenta dunque una chiave che consente l’ingresso del virus nelle cellule dell’organismo attraverso l’ACE2, che funziona come una serratura. Una volta all’interno della cellula,
il virus rilascia il proprio codice genetico virale (RNA) e induce la produzione di proteine virali che creano nuovi coronavirus, questi si legano ad altre cellule e portano così avanti l’infezione. Una volta iniettato il vaccino AstraZeneca, il
sistema immunitario si attiva contro la proteina Spike e produce gli anticorpi. Se il soggetto in futuro dovesse entrare in contatto con il virus, gli anticorpi saranno in grado di riconoscere il virus e bloccare l’infezione. La tecnologia del vettore virale utilizzata per questo vaccino è già stata testata con successo ed è utilizzata per prevenire altre malattie, per esempio nel primo vaccino approvato per Ebola alla fine del 2019.

La vaccinazione non può provocare l’infezione da SARS-CoV-2 o la malattia COVID-19 perché il vaccino AstraZeneca non contiene virus attivi, ma solo una componente genetica che porta nell’organismo di chi si vaccina
l’informazione per produrre anticorpi specifici. Il vaccino AstraZeneca viene somministrato in
due dosi, nel muscolo della parte superiore del braccio. Le persone che sono state vaccinate con la prima dose di AstraZeneca devono ricevere la seconda dose dello stesso vaccino per completare il ciclo di vaccinazione. La seconda dose dovrebbe essere iniettata nel corso della dodicesima settimana e comunque a una distanza di
almeno dieci settimane dalla prima dose. A partire da circa tre settimane dopo la somministrazione della prima dose inizia la protezione indotta dal vaccino e persiste fino a 12 settimane. Fino a 15 giorni dopo la somministrazione della seconda dose la protezione potrebbe essere incompleta.
Il vaccino può essere conservato
per 6 mesi a temperature comprese tra 2°C e 8°C, se la confezione rimane integra. Dopo l’apertura del flaconcino può essere conservato in frigorifero (2°C – 8°C) per non più di 48 ore e a temperatura ambiente (inferiore a 30°C) per un massimo di 6 ore. Trascorso questo periodo di tempo, il prodotto deve essere smaltito. Il flaconcino multidose può contenere 8 oppure 10 dosi. In nessun caso è richiesta la diluizione: la sospensione è pronta all’uso e consente la somministrazione di almeno 8 oppure 10 dosi. Ogni dose è da 0,5 ml. In molti casi può essere possibile ricavare una o più dosi aggiuntive complete da 0,5 ml. Eventuali residui provenienti da flaconcini diversi, anche se appartenenti allo stesso numero di lotto, non dovranno mai essere mescolati.

La valutazione dell’efficacia clinica del vaccino AstraZeneca è basata sull’analisi intermedia dei dati di due studi clinici, tuttora in corso, che hanno incluso persone di età superiore ai 18 anni: lo studio COV002 di fase II/III e lo studio COV003 di fase III, condotti rispettivamente nel Regno Unito e in Brasile.
L’87% dei partecipanti aveva un’età compresa tra 18 e 64 anni, il 13% era di età pari o superiore a 65 anni. Il 55,1% dei soggetti era costituito da donne. Gli studi non hanno coinvolto persone colpite da malattie gravi o non controllate, con immunosoppressione severa, le donne in gravidanza e le persone che già avevano avuto la malattia COVID-19. Un totale di 6.106 partecipanti hanno ricevuto due dosi di COVID-19 Vaccine AstraZeneca, mentre 6.090 partecipanti al gruppo di controllo hanno ricevuto o un vaccino meningococcico o una soluzione salina. A causa di vincoli logistici, l’intervallo tra la dose 1 e la dose 2 variava da 3 a 23 settimane con l’86.1% dei partecipanti che ha ricevuto le due dosi entro un intervallo da 4 a 12 settimane. Nei soggetti vaccinati con il regime posologico approvato (2 dosi a distanza di 4-12 settimane l’una dall’altra) sono stati osservati 64 casi di COVID-19 su 5.258 individui vaccinati e 154 casi su 5.210 del gruppo di controllo. Complessivamente l’efficacia vaccinale di COVID-19 Vaccine AstraZeneca è risultata pari al 59,5% nel prevenire la malattia sintomatica. Nei partecipanti che presentavano una o più comorbilità, l’efficacia del vaccino è stata molto simile (58,3%). Nei partecipanti che hanno avuto la seconda dose dopo 12 settimane dalla prima, l’efficacia dopo 14 giorni dalla seconda dose, è stata dell’82,4%. In tutti i partecipanti che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, a partire da 22 giorni dopo la dose 1 non si sono osservati casi di ospedalizzazione (0%, su 8.032), rispetto a 14 casi (0,2%, su 8.026), di cui uno fatale, segnalati per il controllo.
La protezione inizia da circa 3 settimane dopo la somministrazione della prima dose di COVID-19 Vaccine AstraZeneca e persiste fino a 12 settimane. Tuttavia, fino a 15 giorni dopo la somministrazione della seconda dose la protezione potrebbe essere incompleta. Inoltre, come accade con tutti i vaccini, anche la vaccinazione con COVID-19 Vaccine AstraZeneca potrebbe non proteggere tutti i soggetti vaccinati.

La
Commissione tecnico-scientifica dell’AIFA ha suggerito unutilizzo preferenziale dei vaccini a mRNA (BioNTech/Pfizer e Moderna) nei soggetti anziani e/o a più alto rischio di sviluppare una malattia grave, e
del vaccino AstraZeneca nei soggetti tra i 18 e i 55 anni di età, fascia per la quale le evidenze disponibili sono più solide. La Commissione ribadisce che alla luce dei risultati sulla capacità del vaccino di indurre la risposta immunitaria (immunogenicità) e dei dati di sicurezza, il rapporto beneficio/rischio del vaccino AstraZeneca risulta comunque favorevole anche nei soggetti di età più avanzata che non presentino specifici fattori di rischio. Con una circolare del 22 febbraio 2021, il Ministero della Salute in seguito al parere della Commissione tecnico-scientifica dell’AIFA e alle precisazioni del Consiglio Superiore di Sanità, ha esteso la possibilità di utilizzo del vaccino AstraZeneca
fino ai 65 anni di età, a eccezione dei soggetti estremamente vulnerabili. L’indicazione del vaccino nella fascia compresa tra i 18 e i 65 anni è rafforzata da nuove evidenze scientifiche che riportano stime di efficacia maggiori rispetto alle precedenti, dati di immunogenicità in soggetti di età superiore ai 55 anni e nuove raccomandazioni internazionali come il parere dello Strategic Advisory Group of Experts (Sage) on Immunization dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Anna Ammanniti