(di Alessandro Andrelli) Il “Dono di Siba – Le Stirpi degli Arkaadi” è il primo libro di una trilogia fantasy che solo il “destino” potrà dire quanto sarà apprezzata dai lettori. A chi scrive il compito di farne conoscere l’autore, la sua bravura, la sua intuizione, la capacità di creare una storia fantastica che ha dell’incredibile e che non ha ne età ne tempo. Il suo libro è per il momento disponibile su Amazon, ma chissà che in questi mesi qualche editore specializzato possa innamorarsi di queste pagine.

Ci si stupisce che Valerio Cattini sia un frusinate doc, adottato da anni da Anagni dove vive con la famiglia? E perché mai? Esistono forse dei luoghi dove un uomo non può scrivere una meravigliosa storia? Esiste un principio secondo il quale, un ragazzo che nella vita di tutti i giorni lavora con grande impegno e abbia una vita serena e normale, non possa avere una profonda passione per la scrittura e per il genere fantasy e creare una storia davvero bella? Evidentemente no perché già all’esordio della trilogia “Il Dono di Siba”, si resta incantati alla magia che ruota attorno al mondo fantastico creato dall’autore. Abbiamo presentato in due precedenti articoli il libro (
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Volete acquistarlo? Ecco dove ordinarlo (
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Se volete poi dare uno sguardo alla pagina facebook de “Il Dono di Siba”, ecco il link (
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Concludiamo ora, il nostro viaggio con Valerio Cattini, con la storia fantastica che ha creato.
Ci spieghi la struttura del racconto di questo libro?
“Ho pensato a questo racconto come un romanzo di fantasia. L’universo in cui è ambientato (il mondo, che si chiama Eria) è totalmente inventato da me, e si presenta come uno stage fantastico dove convivono razze e creature di molte specie diverse che si rifanno al fantasy classico tolkieniano (elfi, orchi , uomini,nani etc).. Nel libro sono usate frasi “senza filtri”, pur senza scadere nel rozzo. I sentimenti espressi dai personaggi ed i loro stati d’animo devono considerarsi attinenti all’epoca vissuta dai personaggi ed alle loro esperienze di vita (alcuni i maghi hanno spesso età superiori agli 800 anni, nell’ambientazione non esiste corrente elettrica, siamo in tipico stile medieval)”.
Ci lasciamo un ultimo inevitabile spazio per sintetizzare la sinossi del libro.

Siamo alla fine dell’ anno 1822 AK. Nel regno degli elfi alti di Atarel viene rubato il Dono di Siba, un potente artefatto magico donato dal dio Siba agli uomini Arkaadici, giunti stremati sulle coste di Borea 1822 anni fa a seguito dell’abbandono delle loro terre di origine (Le Terre dell’Alba) da cui sono dovuti fuggiti a causa di anomali cataclismi. Durante il furto del Dono gli autori riescono a sconfiggere gli abili Custodi (24 guardie elfiche di indubbie qualità combattive/magiche) posti a difesa dell’oggetto dall’Alleanza, fuggendo poi tra le fitte foreste del nord e dileguandosi senza lasciar chiara la propria identità. Se quasi tutti i Custodi vengono sconfitti ed uccisi durante lo scontro non capendo realmente chi li avesse attaccati, la maga Shani dell’Ordine dei Celesti di Forengad riesce tramite i propri poteri di chiaroveggenza ad avere dei segni, che la portano a parlare della cosa con il proprio capo, l’anziano Magister Ruimos (colui che guida l’Ordine, un mago millenario alla fine dei suoi anni migliori). Questi, a seguito di riflessioni la spedisce in missione a Trivia per incontrare Bardas di Kalima, un noto stregone guerriero fino a pochi mesi prima al servizio degli oligarchi della città stato di Klash’n , nemica giurata dell’Alleanza (La città stato è posta al confine tra Borea ed Ore, a Sud del fiume Rhaal) .
A
Trivia Shani riesce a parlare con il nuovo collega, acquisendo importanti informazioni circa le possibili implicazioni che il furto del Dono potrebbe avere con altri eventi poco chiari che stanno accadendo nel frattempo nel continente del Sud (ORE). Il mago Bardas infatti dopo aver cambiato fazione a seguito dell’intervento persuasivo del dio della guerra Borka, riesce infatti a compiere furbescamente un abile doppiogioco durante i primi mesi di impegno nel suo nuovo ruolo, avvisando l’Ordine del fatto che nel continente di Ore un nuovo Signore della guerra sta muovendo le proprie armate verso nord, con l’obiettivo di invadere ben presto Borea stessa.
L’Alleanza (Unione politico militare in funzione difensiva a cui aderiscono tutti i reami di Borea ad esclusione del Kyrèl) nel frattempo viene convocata interamente per un Concilio, a cui sono invitati tutti gli stati membri del continente. Il luogo prescelto dove si terrà l’importante riunione è Sirtha, capitale dello Shaar, regno interessato ultimamente da aspre e sotterranee lotte volte a ribaltare il trono di Re Hamael. Al Concilio si vorrà discutere del nuovo nemico che risale il continente di Ore (Confinante alle zone meridionali di Borea) e di alcuni strani fenomeni accaduti nelle zone di confine con l’impero elfico di Ewanghen (da cui l’Alleanza si è dovuta più volte difendere nel corso dei secoli).
A seguito degli accertamenti che Bardas riuscirà a compiere per proprio conto, egli verrà a scoprire come dietro al nuovo Signore della guerra di Ore si nasconde in realtà Nuinar, principessa elfica di Ewanghen, un tempo sposa di Jetiric (Jetiric è il nome che gli arkaadi danno al principe Hetir’iK, primogenito dell’attuale imperatore di Ewanghen, Irieu) e per questo futura erede al trono dell’impero dell’Est. Questa , desiderosa di vendetta nei confronti degli uomini e dei loro alleati, li considera colpevoli di averle tolto l’amato compagno e di aver derubato l’impero di terre che da sempre gli sono appartenute (quelle dell’attuale Borea, che gli Arkaadi conquistarono a partire dall’anno 0AK e seguenti a discapito degli ewanghen ).
Inoltre, già prima del furto del Dono, nel forte più meridionale della Viresia gestito dall’Alleanza , Sabael, il comando ha negli ultimi periodi inspiegabilmente abbassato la guardia sul confine meridionale, subendo vari attacchi dai clan nomadi che abitano il deserto di Ore, perdendo così svariati uomini. Emmerik di Gorania, uno dei capitani viresiani di stanza al forte, riesce a prendere la situazione in pugno, e grazie all’inaspettato aiuto ricevuto da Bardas , con il quale non ha affatto buoni rapporti, riesce a scoprire il doppiogioco del comandante supremo del forte, Forgal di Shaar, il quale è segretamente alleato della belligerante armata che risale il Sud , a discapito del proprio re (Hamael di Shaar) e dell’Alleanza intera.
Dopo settimane di accertamenti e dopo aver ricevuto l’appoggio di molti degli armati presenti a Sabael, Emmerik organizza l’arresto del comandante Forgal, cogliendo l’occasione migliore durante la visita del principe Vairon di Viresia (di cui Emmerik è un suddito e capitano dell’esercito), il quale preavvisato della situazione si recherà al forte per un inaspettata visita di routine, portandosi però dietro cinquecento dei suoi formidabili Possenti (uno dei migliori corpi d’elite dell’esercito viresiano, composto da uomini alti da 1,90 mt in su sostanzialmente).
Forgal viene quindi smascherato grazie alla superiorità numerica di Emmerik e di alcuni suoi fidati alleati, e quindi destituito ed ucciso seduta stante assieme a centinaia dei suoi congiurati. Il forte riprende cosi a svolgere la propria funzione di sorveglianza sin da subito, ed il nuovo comando provvisorio si accorge in pochi giorni che sul fiume Rhaal il nemico ha già preso possesso dei Piani d’Acqua, il miglior punto di guado del fiume (nella zona della foce) che divide Ore da Borea.
Bardas nel frattempo, dopo aver rimuginato sugli ultimi avvenimenti e sull’identità del nuovo Signore della guerra del sud, decide di approfondire le proprie ricerche, soprattutto dopo che Shani gli ha rivelato durante il loro incontro a Trivia, di aver incontrato ed ucciso durante il tragitto la maga Castan. Quest’ultima, che Bardas sapeva essere membro della congrega di maghi malvagi del Tempio delle Ombre (chiamato anche Tempio delle Tenebre), secondo il racconto di Shani era in giro per le terre viresiane per compiere degli omicidi, finalizzati all’accumulo di anime mediante un particolare rito a cui Shani stessa aveva assistito.
Bardas intuisce un nesso tra quest’ultima cosa ed il furto del Dono, capendo che probabilmente a voler sfruttare il potere del dono di Siba potrebbe esserci il Tempio delle Ombre o la principessa Nuinar stessa. L’anima che i due soggetti vorrebbero riportare nel mondo reale potrebbe essere infatti quella del principe Jetiric di Ewanghen (sempre secondo Bardas), il quale al termine della battaglia di Nazran (combattuta quasi cinque secoli prima nel 1300 AK) non morì affatto, ma bensì si auto-migrò nel meharas , compiendo una magia di migrazione inversa con l’unico scopo di salvarsi (almeno la sua anima).
Se le teorie di Bardas si rivelassero esatte, allora l’unico ostacolo che per ora potrebbe fermare i malvagi intenti del nemico sarebbe unicamente la difficoltà di migrare un anima tanto grande quale quella di Jetiric, la quale richiederebbe un incantesimo di migrazione troppo potente per un solo mago o sacerdote che sia. Bardas capisce che per anticipare le mosse del nemico dovrà cercare di penetrare nell’ultima dimora di Beyzan, il più grande negromante finora esistito e forse l’unico ad aver capito come migrare grandi anime dal meharas.
Bardas si reca quindi nell’Est (in Ewanghen, ritenuto territorio ostile) alla ricerca della Tana di Beyzan e riesce quindi a trovarla, già presa d’assalto dai sacerdoti del Tempio delle Ombre che poche ore prima avevano tentato una potente magia di migrazione (quella della copertina che Bardas osserva da lontano), morendo nel tentativo di portarla a termine. Entrato poi nella Tana, qui Bardas riesce a sconfiggere gli incantesimi guardiani che il mago Beyzan aveva lasciato a custodia della sua ultima dimora, trovando infine le istruzioni che cercava e che indicavano come poter migrare anime molto grandi dal meharas.
Shani invece, dopo il suo incontro con Bardas interrompe il proprio viaggio di ritorno a Forengad, e si dirige invece a Sabael a seguito del comando impartitole dalla dea Laithè, di cui è paladina. A Sabael la maga convincerà Emmerik di Gorania a rafforzare l’armata che attaccherà i Piani d’Acqua nel tentativo di riprenderli, e parte anch’essa per la battaglia seppur contro il parere di Emmerik stesso (che ad interim è stato nominato comandante del forte).
L’esercito dell’Alleanza riesce ad avere la meglio sul nemico solo grazie all’intervento di Shani e della sua magia, la quale riesce a sviluppare incantesimi di grande potenza, pur cadendo al termine dei combattimenti in uno stato di incoscienza e morte apparente. Emmerik allora ordina alla propria squadra di rientrare il corpo della maga al forte, nella speranza che questa si riprenda e che non sia perduta per sempre.
Al termine della battaglia e dopo aver riconquistato i Piani d’Acqua e la piccola torre difensiva ivi presente, il capitano Emmerik incontra casualmente sul campo il principe Uros di Viresia, fratello minore di Vairon e suo luogotenente. Questi lo riaccompagna a Sabael assieme alla sua armata, comunicando poi ad Emmerik che per volere di sua maestà diverrà lui stesso (Uros) il nuovo comandante del forte per motivi politici e strategici, interrompendo la rotazione del comando posta in essere dall’Alleanza stessa con il PATTO DI COMANDO. Emmerik viene lodato per il proprio operato, ed Uros lo spedisce al Concilio che si terrà a Sirtha entro poche decine di giorni così da poter esporre i reali pericoli che corrono i membri dell’Alleanza.
Il mago Bardas nel contempo ha ridisceso le Ered Angren venendo ospitato dai nani della guarnigione del Passo sull’Arduo Sentiero, apprendendo qui che farebbe ancora in tempo a partecipare al Concilio dell’Alleanza. Rincuorato dall’informazione ricevuta e con l’occasione di spiegare ciò di cui era venuto a conoscenza negli ultimi periodi, Bardas si rimette in cammino scendendo verso valle a cavallo, diretto a Trivia e poi nello Shaar. Durante il percorso viene sorpreso accampato nei boschi a nord est di Trivia e quasi ucciso se non fosse per i propri acuti sensi magici. A tendergli la trappola c’era la strega Mayziria , la quale stava per uccidere il mago mediante una tenaglia magica alla quale Bardas riesce a sfuggire proprio all’ultimo secondo. La rocambolesca fuga lo porterà a cavalcare durante la notte ed a trovare riparo solo al mattino seguente all’interno delle mura triviche.
Qui
il mago una volta entrato in città fa sosta in una locanda non molto distante dalla porta di accesso (sperando di mischiarsi e seminare i suoi inseguitori) , dove però viene infine raggiunto dalla strega e dal suo scagnozzo. Inizialmente non visto dai due, Bardas tenterà di mantenere l’anonimato, e proprio quando i suoi avversari sono sul punto di scoprirlo riceve l’inaspettato aiuto di un gruppo di elfi seduti al tavolo di fianco al suo. Tre della compagnia che sembrava essere appartenenti ad una carovana mercantile, si siedono infatti al suo tavolo, atteggiandosi a membri della stessa compagnia di Bardas e bevendo assieme a lui. All’arrivo della strega al tavolo di Bardas, questi riesce a salvare la propria posizione proprio grazie alla copertura offertagli da uno degli elfi , il quale sembra in tutto e per tutto il capo della spedizione. Questi dopo uno scambio di battute riesce a far desistere la strega dai propri intenti , facendola andar via assieme al suo tirapiedi.
L’elfo si scoprirà essere in realtà Arshan, fratello di re Ologrèt di Orman, inviato al Concilio dell’Alleanza in rappresentanza del regno elfico e vestito con abbigliamenti più comodi e meno sgargianti di quanto potrebbe. Arshan ha ricevuto avvisi da Forengad , e comunica a Bardas che Ruimos si è molto preoccupato circa il suo destino. Bardas decide quindi di inviare a Ruimos alcune delle informazioni più importanti, decidendo infine di recarsi al concilio quale membro della scorta del principe di Orman, e non come Bardas di Kalima (essendo sempre stato nemico dell’Alleanza, avrebbe incontrato troppi ‘nemici’ rischiando di essere catturato). Il viaggio verso Sud inizierà l’indomani.
Ruimos invece, ricevute le ultime informazioni da Bardas, continua le proprie ricerche nel meharas , migrando spesso la propria anima in cerca di risposte. Proprio durante una di queste migrazioni viene infine attaccato da Jetiric,il quale si conferma invero mai morto. Il duello vede Ruimos riuscire a fuggire in extremis, talmente fiaccato dallo scontro da non riuscire a riprendere possesso del proprio corpo di carne. Tornerà nella sua camera nella fortezza di Forengad, precipitando con la propria anima all’interno del koren guardiano a forma di occhio presente sulla propria scrivania. Qui l’oblio è ovunque, e seppur non ancora morto, Ruimos non avrà molte chance di salvarsi ne di uscire da quella trappola.
Alessandro Andrelli