FOCUS – Il farmaco che garantisce l’immediata immunità al Covid

Alessandro Andrelli
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La terapia potrebbe essere inizialmente adottata come trattamento farmacologico di emergenza e somministrata ai pazienti ricoverati negli ospedali ed agli ospiti delle case di cura, al fine di contenere il contagio.

Il farmaco inglese è un prodotto di AstraZeneca e UCHL, sembra che garantisca una “immunità immediata” per un periodo che va dai 6 ai 12 mesi, finora testato nel Regno Unito su 10 volontari, ovvero persone esposte al virus in casa, in un ambiente sanitario o in aule scolastiche. Lo studio degli effetti di questo cocktail di anticorpi è alla fase 3, la più avanzata: se i test confermeranno la sua efficacia, tra marzo ed aprile 2021 il farmaco potrebbe essere disponibile su larga scala. A dirigere la sperimentazione del “nuovo farmaco antiCovid” è il dottor Vincenzo Libri, scienziato originario della provincia di Catanzaro, nato a Lamezia Terme, direttore del Centro Ricerche Cliniche all’University College di Londra «Questo farmaco potrebbe dare un’immunità immediata. Se diamo degli anticorpi già attivi che riconoscono il virus l’effetto è immediato, quindi non dobbiamo aspettare i tempi tecnici del vaccino che stimola gli anticorpi naturali. La differenza fondamentale fra un vaccino convenzionale ed un trattamento con anticorpi neutralizzanti è che il primo stimola la produzione di anticorpi naturali, questo trattamento invece riproduce in maniera sintetica, in laboratorio, l’anticorpo Covid. Va da sé -continua lo scienziato- che un paziente che è stato in contatto con uno o più casi confermati di Covid non otterrebbe vantaggi, nel senso che il vaccino ha dei tempi tecnici per la produzione di anticorpi di almeno un mese. I vaccini, infatti, compresi quelli Covid, richiedono una prima vaccinazione ed un richiamo a 6 settimane e solo dopo il secondo richiamo c’è la produzione di anticorpi ad un livello sufficiente per proteggere dalla malattia». Una nuova speranza in questa lotta alla pandemia quando, nel contempo, una nuova variante del SARS-CoV-2 è stata scoperta in Sudafrica, simile a quella britannica, che sta facendo salire l’asticella della preoccupazione e dell’attenzione dell’OMS. Si chiama 501.V2 identificata in quasi 200 campioni raccolti in diverse strutture sanitarie: negli effetti è del tutto simile a quella britannica, più contagiosa rispetto al virus originale, sta dominando i contagi della seconda ondata. Entrambe condividono lo stesso cambiamento nella proteina spike, che funziona come una sorta di “uncino” o “chiave di ingresso, che aggancia le nostre cellule e permette al virus di infettarci. Le mutazioni sono molto pericolose: se il panorama medico/scientifico non riuscirà a controllare la corsa del virus, è probabile che si evolva in modi dissimili, in ogni parte del mondo, con maggior capacità di diffusione e contagiosità. Al momento, l’unica arma per questo virus pandemico è una diffusa campagna di vaccinazione. Sara Pacitto
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