(di Anna Ammanniti) Ci sono persone che nascono con una missione, quella di essere un punto di riferimento, una fonte da cui attingere forza per guardare avanti, lottare con coraggio e non arrendersi mai allo sconforto, alla paura.

Queste persone hanno un nome e cognome, non sono moltissime ma fanno sentire la loro presenza come un macigno, lasciano il segno e creano “dipendenza”, una volta che entrano nella tua vita, non puoi più farne a meno.
Questa è la storia di Carlo Calcagni, il Colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni.
Carlo è di Guagnano provincia di Lecce, oggi ha 52 anni, all’età di appena 19 anni si arruola nell’Esercito. Nel corso degli anni prende diversi brevetti, qualifiche e abilitazioni, primo classificato dopo il lungo e selettivo corso di pilotaggio; è un uomo bello, affascinante, intelligente, sportivo, umile e generoso.
Lo sport per lui è uno stile di vita. Nel ciclismo, sua vera passione, vince oltre 300 gare, nazionali, internazionali e numerosi titoli di campione italiano. Nel 1996 viene inviato come pilota in missione internazionale di pace a Sarajevo, una missione di peacekeeping svolta dalla NATO sotto l’egida dell’ONU. È l’unico pilota del primo contingente italiano, la sua missione è salvare vite umane. Per questa rischiosa attività e per aver dato “lustro” all’Esercito Italiano, in un contesto internazionale, gli vengono riconosciuti due elogi ed un encomio. Nel 2000 diventa istruttore e insegnate di volo.
Dopo un paio di anni, un’ombra spettrale scende sulla sua vita. Scopre di essere gravemente malato. Un quadro clinico devastante, con gravi patologie multiorgano, tra cui
la terribile “Sensibilità Chimica Multipla” (MCS) correlata alla contaminazione di metalli pesanti.

Col passare degli anni, le condizioni di salute si complicano ulteriormente con la diagnosi di cardiopatia da metalli pesanti, encefalite di tipo cronico degenerativo con sindrome atassica, polineuropatia sensitivo-autonomica, fibromialgia e diagnosi di Parkinsonismo. Carlo Calcagni ogni giorno deve assumere circa 300 compresse ed effettuare 7 iniezioni di immunoterapia all’inizio delle giornate. Per la grave ipossia tissutale, deve effettuare ossigenoterapia per almeno 18 ore al giorno e praticare un’ora al giorno di ossigenoterapia in camera iperbarica. Per 60 minuti al giorno deve praticare la sauna ad infrarossi e mantenere l’ossigenazione notturna con il supporto del ventilatore polmonare. Ogni giorno deve fare terapia infusionale, 4-5 ore, mentre settimanalmente deve sottoporsi a plasmaferesi e all’occorrenza a trasfusioni ematiche.
Una vita difficile e dolorosa, ma lui da buon soldato stringe i denti e tira avanti.

Lo sport è lo stimolo ed il mezzo per continuare a lottare. Il ciclismo gli riesce “naturale”, tanto da farlo sembrare “semplice” agli occhi di chi lo osserva. Nel 2014 entra a far parte del GSPD, il Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa che racchiude I veterani delle Forze Armate dello Stato.
Lo sport lo fa sognare di nuovo, lo spinge a non arrendersi, mai. Forza, determinazione, costanza, caparbietà, perseveranza, coraggio e follia, per portare avanti la sua missione: essere d’esempio ed insegnare a chi non crede… a crederci!
“Possono toglierci tutto… ma non possono impedirci di sognare. Tutto è possibile se ci credi veramente e … soprattutto… se non ti arrendi” dice Calcagni.
Una vita “limitata” ma le “sfide” gli permettono di (r)esistere. Un giorno però gli viene negata anche la possibilità di gareggiare. Incredibilmente, gli viene NEGATA l’autorizzazione preventiva per assumere, a scopo terapeutico, i medicinali che è obbligato a prendere per sopravvivere, poiché la commissione esenzioni terapeutiche
le considera alla pari di sostanze dopanti.
La bicicletta e le competizioni per Carlo sono vita. Solo dopo 18 anni di battaglie ed una sentenza del TAR/2019 che ha condannato il Ministero della Difesa, come spiega papà Antonio in una lettera inviata, il 5 ottobre, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai ministri della Difesa, della Salute e dello Sport, Carlo viene a conoscenza che nella documentazione relativa alla sua pratica di risarcimento del danno, che gli è stato

definitivamente NEGATO dopo 17 anni di attesa, vi era un documento che riportava una dichiarazione “FALSA” risalente al 2007 e coperta dal segreto di Stato, ma che nonostante l’ufficio competente del Ministero della Difesa, a luglio 2019, abbia dichiarato di aver “ERRONEAMENTE” compilato quel documento, nulla è cambiato ad oggi.
Carlo, nonostante tutto e tutti, continua ad avere fiducia in sé stesso e tanta fede. La sua storia è una grande testimonianza di forza di volontà e di resilienza, capace di non arrendersi nemmeno di fronte ad una malattia che gli ruba persino l’aria. Il suo messaggio di speranza a tutte le persone in difficoltà è chiaro: lo sport è in grado di donare la vita per la seconda volta. Lo sport Paralimpico è rinascita, perché regala una nuova possibilità, con i suoi valori puri e positivi, abbattendo le barriere e facendo ritrovare fiducia in sé stessi. Carlo Calcagni è l’esempio concreto e tangibile, che quando la vita, a un certo punto del cammino personale, ti priva di tutte le certezze, sulle quali la tua esistenza era ancorata, c’è sempre un motivo per non cadere, per mettersi a nudo davanti ai momenti di inevitabile sconforto, per scivolare nel buio della sofferenza, ma rialzarsi per combattere e sfidare ogni avversità.
Carlo è il simbolo dell’amore per la vita. Lo sport alimenta la sua voglia di vivere… è quel “filo d’acciaio” che lo lega alla vita e che deve restare sempre ben saldo. Lo Stato, il Ministero e gli organi competenti, abbiano rispetto nei confronti di un uomo che ha SACRIFICATO la sua vita per gli altri e non precludano a Carlo la possibilità di continuare a coltivare il suo sogno… e continuare a VIVERE.
Come non emozionarsi leggendo le sue parole, il suo messaggio di forza:
“Ci sono giorni che nascono da notti senza sonno … Mattine in cui l’alba si alza su un cielo che è stato compagno di sospiri … e consigliere senza speranze. Le prime luci del giorno illuminano la catena … l’unica catena che non costringe e non imprigiona … fatta d’acciaio caldo e potente come i sogni che avevo da bambino … quando tutto sembrava possibile … quando la campagna risplendeva di vita. Il mio triciclo inizia a brillare … so che mi aspetta … sembra quasi che i pedali scalpitino di velocità … i freni attendano di stridere ai pericoli. Eccomi … partiamo! Il soffio del vento particolarmente forte … la luce di un sole abbagliante … la polvere della terra rovente … si mischiano al gusto salato del sudore della fatica … misto alle mie lacrime di desideri mancati. Cos’è oggi questo vuoto che mi imprigiona? Quanto è stretta la morsa dei pensieri? Tanti … troppi anche per me … che da tempo … troppo … attendo senza avere risposte. Corriamo! La vita irrompe nelle vene … più veloce e più amara dei farmaci della flebo … che controllavo goccia dopo goccia … colore su colore … impaziente di staccare l’ago per sentirmi libero. E ogni sapore … ogni profumo … ogni sensazione in corsa si colora di tinte più intense e brillanti … e insieme animano i pensieri … si danno le mani … in una danza da un ritmo più dolce … freschi come l’aria che asciuga il sudore e le lacrime si raccolgono in file ordinate e compost e… rapidi come le nuvole spazzate dal maestrale d’agosto … i dolori si diluiscono e correndo diventano vento … luce … sorrisi … mentre io ed il mio triciclo volante siamo ancora una volta bambini … estranei alla cattiveria del mondo … luccicanti di ingenuità e speranze … felici di correre … senza fatica … incontro ai sogni!”
Anna Ammanniti