(di Sara Pacitto) Nella serata di ieri, precisamente alle 21:40, “ritenuti i presupposti sussistenti, visto il parere favorevole del Responsabile Economico Finanziario, come da condizioni riportate nella relazione stilata dal Revisore dei Conti”, all’unanimità la maggioranza consiliare ha votato a favore del dissesto economico finanziario del Comune di Arpino. Il provvedimento non è revocabile.
L’assise civica è stata aperta dal presidente del Consiglio Comunale Andrea Chietini, che ha illustrato il dettaglio dei motivi economici per cui l’Ente versa in “una situazione critica rispetto agli adempimenti, non è assicurato un riequilibrio del bilancio, è impossibile raggiungere gli obiettivi relativamente al rientro del disavanzo”. Negli anni, il piano di riequilibrio è stato rimodulato e riproposto, sono stati rinegoziati i mutui , recuperate alcune somme provenienti dal rimborso dei canoni concessori, avviate le procedure di vendita degli immobili Palazzo Sangermano e lo stabile ex scuola del Collecarino, le cui trattative non hanno trovato concretizzazione a causa del clima di forte incertezza economica generato dall’emergenza Covid: gli interessati all’acquisto non se la sono sentita di investire cifre così onerose ed hanno preferito aspettare tempi migliori. In sostanza, il debito ammonta ad oltre 7milioni e mezzo di euro: l’alienazione del complesso Sangermano avrebbe salvato il Comune di Arpino dal dissesto finanziario. Stefania Quadrini, con delega al Bilancio ed ai Tributi, ha precisato che la “dichiarazione del dissesto non è discrezionale e non può essere evitata”. I rappresentanti della minoranza consiliare, chiamati ad esprimere il proprio voto relativamente alla dichiarazione di dissesto, così come annunciato, si sono dimostrati tutti contrari, adducendo il rispettivo pensiero: Rachele Martino accusa l’Amministrazione di “incapacità amministrativa” «Nel precedente mandato, quando anche io sedevo tra i banchi della maggioranza, il quadro era già drammatico, si facevano gli stessi conteggi per le medesime difficoltà. Nel tempo, non si è cercata una risoluzione. Avete solamente posticipato un aggravio. È la stessa Amministrazione che dovrà assumersi la responsabilità delle scelte fatte, ma soprattutto di quelle non fatte»; Fabio Forte «Mi duole evidenziare come in questi due anni gli appelli e la disponibilità alla collaborazione espressi dalla minoranza consiliare siano sempre caduti nel vuoto. Inoltre è evidente che, in sette anni e mezzo, i propositi dell’Amministrazione non siano stati mantenuti: è mancato un progetto che puntasse all’abbassamento dei costi ed all’accelerazione delle entrate, al recupero dei contributi evasi o elusi, al contenimento della spesa del personale, al controllo del territorio per le violazioni al Codice della Strada, ai reati ambientai, all’abusivismo edilizio. I fitti non sono stati riscossi, non si è mai pensato di fare un bando per affidare le proprietà del Comune o i servizi in cogestione: la stessa Comunità Montana si è offerta in diverse occasioni per gestire alcuni servizi a costi bassi. Noi, come minoranza consiliare, abbiamo fatto dei conti, alla mano, per cui si sarebbero potuti recuperare circa 300mila euro l’anno, sufficienti per coprire la quota del disavanzo. Non avete mai azzardato un passo in più oltre a quello previsto, non avete mai chiesto aiuto agli “amici di partito” seduti in Regione o al Governo: aspettavate il “Decreto SalvArpino” oppure le responsabilità sono sempre degli altri? Amministrare significa anche prevedere e prevenire. Questa sera si scrive una brutta pagina della storia amministrativa del Comune di Arpino: è umanamente insopportabile se si pensa che a tutto ciò si poteva far fronte anzitempo. Il dissesto è un vostro fallimento politico. Il mio voto contrario, nel merito e nel metodo»; Mauro Iafrate «Prendo atto della delibera nr.113 della Corte dei Conti e della relazione del Revisore dei Conti: il dissesto poteva essere evitato se il piano rimodulato nel 2016 fosse stato applicato in tutti i suoi punti». Il Revisore dei Conti, dr. Mario Tersigni, chiamato a rispondere se avesse mai sollecitato l’Amministrazione a recuperare i tributi evase, i fitti, o ad affidare i servizi in convenzione e l’alienazione degli immobili, conferma di avere sempre incalzato l’Amministrazione in tal senso e «Non sono stati raggiunti gli obiettivi nell’esercizio finanziario», ciò è causa del dissesto finanziario. Gianluca Quadrini «Vi invito a dimettervi, per manifesta incapacità politico/amministrativa. Arpino ha bisogno di amministratori capaci, sia amministrativamente che politicamente. Non sono state applicate tutte quelle norme che potevano evitare la dichiarazione di dissesto. Di “espedienti” ce n’erano tanti, non ne è stato valutato nessuno. Vista l’impossibilità dei numeri, il mio voto contrario non viene da questioni tecniche: in sette anni e mezzo l’Amministrazione ha avuto tutto il tempo per applicare il Piano di Riequilibrio, generando le risorse utili e necessarie ad evitare questa bruttissima pagina politico/amministrativa per il Comune di Arpino, per cui riteniamo questa Amministrazione inadempiente circa il raggiungimento degli obiettivi da essa stessa fissati in relazione al piano di riequilibrio finanziario pluriennale perché, grazie al conseguimento di maggiori entrate e al contenimento della spesa prevista dalla maggioranza, si sarebbe potuto disporre di circa 270 mila euro annui che sarebbero, sufficienti per mantenere gli equilibri di bilancio. Ma ciò non è stato». Il sindaco Renato Rea spiega il “provvedimento di responsabilità” «Dopo sette anni di sacrifici, anche personali, e di impegno nell’attività amministrativa, non è piacevole dover dichiarare lo stato di dissesto. Si è fatto il tutto per evitare questa misura, ma le condizioni per andare avanti non ci sono, gli spazi di manovra sono ridottissimi. L’unica cosa che mi sorprende, in tale contesto, è che lo scorso dicembre la minoranza consiliare puntava al dissesto finanziario dell’Ente votando contro le “manovre di salvataggio” mentre oggi siete convinti e battete i pugni per l’esatto contrario. Il mio pensiero in questo momento è che gli oneri e le responsabilità, a cui noi non ci sottrarremo, sono ancora tanti. Ora c’è da rimboccarsi le maniche, doppiamente, per la Città di Arpino». Per completezza di cronaca, riportiamo i documenti allegati al verbale dell’assise civica, ovvero le ragioni del “dissesto si” e quelle del “dissesto no”: la dichiarazione di voto del gruppo di maggioranza “Avanti Arpino” «Le risultanze dell’istruttoria condotta dai settori, compendiate nella relazione dell’Organo di revisione non lasciano spazio a valutazioni politiche di opportunità; viceversa, richiamano questo Consesso ad un voto di responsabilità, a decretare l’inesistenza di spazi finanziari e contabili entro cui esercitare il mandato consiliare prescindendo dalla dichiarazione di dissesto finanziario. Un voto di responsabilità, l’ennesimo. Ed invero, come si è rilevato in occasione dell’Assemblea del 30 giugno scorso, l’Amministrazione Rea e Rea-bis, non ha mai potuto amministrare in senso eminentemente gestorio, destinando le entrate a proprie scelte politico-amministrative. Al contrario, è stata spesso, troppo spesso, chiamata all’adozione di delibere autenticamente notarili, di ratifica mera e pedissequa di stati di fatto a tinte marcatamente finanziarie e contabili. Abbiamo potuto destinare alla Città e alla Comunità di Arpino, sia in termini di risorse finanziarie che in termini di impegno politico-amministrativo, soltanto ciò che residuava (e residua) dall’ammortamento di precedenti pendenze e di precedenti scelte (cioè le briciole). Basta scorgere le premesse della proposta di delibera letta poc’anzi dal Presidente Chietini per avvedersi di quanta attività politico-amministrativa di carattere finanziario e contabile sia stata posta in essere in questi anni, come essa si sia intensificata, dapprima negli ultimi mesi e poi nelle ultime settimane, e come ogni responso che doveva scongiurare l’accostamento del termine “dissesto finanziario” alla Città di Arpino non abbia avuto l’esito auspicato. È su questo che non accettiamo il contraddittorio. Non siamo disposti a cedere di un millimetro sul versante dei condizionali che si sono susseguiti negli interventi della minoranza consiliare, sul versante dei “si sarebbe potuto”, “si sarebbe dovuto”. Si sarebbe sicuramente potuto e dovuto, non certo da parte nostra, evitare di fare il passo sistematicamente più lungo della gamba; questo sì. Da parte delle Amministrazioni Rea si è fatto tutto ciò che si è potuto, e anche di più. Laddove si è viceversa scelto di soprassedere, come nel caso della riduzione dei settori, si è deciso di sacrificare la scelta sull’altare non della convenienza o della irresponsabilità, ma su quella dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione amministrativa. Viceversa, come già ricordato, il dissesto finanziario non è una scelta, ma la presa d’atto di uno status quo che mette l’Amministrazione Comunale e la maggioranza consiliare di fronte al rischio di non poter garantire i servizi essenziali alla cittadinanza. È l’ultima cosa che vogliamo, e se da oggi deve partire il nuovo corso del risanamento allora l’impegno deve essere raddoppiato, con l’obiettivo unico e solenne di evitare che al dissesto finanziario seguano ripercussioni di carattere socio-economico nelle vite dei nostri concittadini. Da domani il pregresso sarà gestito da un Organismo Straordinario di Liquidazione; l’auspicio è quello di mettere a disposizione dei Commissari ogni forza e ogni competenza utile a condurre l’Ente in bonis nel più breve tempo possibile, al contempo proiettando con rinnovato vigore l’azione amministrativa verso il futuro, verso la realizzazione del programma amministrativo. Etica della responsabilità significa orientare l’agire pubblico oltre i propri ideali quando ciò sia utile per la società. Nessuno di noi avrebbe mai voluto dire sì alla proposta di delibera che ci accingiamo ad approvare, ma non ci siamo mai sottratti e mai ci sottrarremo alle nostre responsabilità politico-amministrative. Oggi esse si manifestano nel voto unanime e granitico del Gruppo Avanti Arpino alla dichiarazione di dissesto, perché ciò è eticamente utile e necessario; da domani, con lo stesso senso di responsabilità, la maggioranza consiliare e l’Amministrazione Comunale riprenderanno, unanimi e granitici, a servire la Città di Arpino: non siamo ancora al cd. giro di boa della consiliatura, tanto è stato fatto e tanto c’è da fare per voltare pagina, al più presto». La nota a firma dei consiglieri di minoranza Gianluca Quadrini, Mauro Iafrate e Fabio Forte «Come è ormai abitudine di questa maggioranza, gli atti amministrativi sono stati notificati con estremo ritardo, nonostante si tratti di una questione di fondamentale importanza per l’Ente, rispetto alla dichiarazione di dissesto, ritenendo inadempiente l’amministrazione civica circa il raggiungimento degli obiettivi da essa stessa fissati in relazione al piano di riequilibrio finanziario pluriennale – approvato il 18 febbraio 2013 dal Commissario prefettizio e rimodulato per scelta dell’amministrazione comunale il 30 settembre 2013 mediante delibera di consiglio comunale, sia per ripianare il disavanzo da procedura di riequilibrio finanziario, sia per la copertura della quota inerente la restituzione del fondo di rotazione. L’amministrazione Rea, nel rimodulare il piano, aveva previsto una serie di misure tese al risparmio annuale che in realtà non sono mai state attuate come peraltro evidenziato da questa minoranza con documento allegato alla relativa delibera del consiglio comunale del 7 dicembre 2019. Si ritiene, infatti, che grazie al conseguimento di maggiori entrate ed al contenimento della spesa prevista dalla maggioranza, l’Ente avrebbe potuto disporre di circa 270mila euro annui bastevoli per mantenere gli equilibri di bilancio, restando nella peggiore delle ipotesi in condizioni di pre-dissesto. Nel dettaglio: – 60 mila euro / anno per il servizio di pubblica illuminazione. Prima dell’efficientamento energetico la pubblica illuminazione veniva spenta alle ore 02.00 del mattino, dopo l’efficientamento la stessa resta accesa tutta la notte. Pertanto l’iniziativa non ha prodotto alcun risparmio. Inoltre, il mutuo per l’efficientamento energetico è stato stipulato due anni prima dell’espletamento della gara per cui è costato in questo periodo 10 mila euro di preammortamento per gli interessi passivi senza alcun risparmio, anzi con ulteriore aggravio di spesa per le casse comunali; – 35 mila euro/ anno circa per l’attivazione delle procedure di rinegoziazione dei contratti pubblici prevista al 5%; cosa mai avvenuta; – 10 mila euro per la riduzione del numero dei settori da n.5 a n.3 con relativa riduzione della spesa per posizioni organizzative. I settori ed i relativi responsabili non sono mai stati ridotti, oltretutto dal 2019 l’amministrazione ha provveduto ad aumentare le indennità di posizione e risultato; – 50 mila euro/ anno di entrate della Polizia Locale: il Piano prevedeva la riduzione del personale per abbattere le indennità di turnazione (10 mila euro annui a fronte di una entrata da sanzioni e controlli di 6 mila euro l’anno). Se ci fosse stato più personale di Polizia locale si sarebbero effettuati più controlli su tutto il territorio con maggiori introiti dagli stessi per almeno 50 mila euro così come avveniva negli anni passati; – 80 mila euro/ anno per la riduzione delle spese per servizi a convenzione: il piano prevedeva la riduzione di costi stimata per euro 405.602,20 dal 2017 al 2021; pari ad € 80 mila l’anno ma nessun servizio è stato convenzionato al fine di conseguire il risparmio; – 26 mila euro/anno per fitti di immobili comunali messi a rendita. Non è entrato un euro, ma non c’è traccia di bandi finalizzati all’affitto di immobili che portino reddito alle casse comunali, mentre ci sono proprietà comunali dati in gestione gratuitamente; – l’unica riduzione avvenuta è quella per le spese degli organi istituzionali seppur con mesi di ritardo nell’attuazione. Tale riduzione, così come quella ipotizzata per le indennità di turnazione del personale di Polizia locale, è in disaccordo con la progressione orizzontale del livello dei dipendenti non obbligatoria, aumentando così le spese di circa 30 mila euro; – alienazioni di immobili comunali, artatamente in più anni inseriti nei bilanci comunali ma mai concretizzate. Non risulta che l’amministrazione abbia attuato le suddette riduzioni, così come messo nero su bianco nel documento di rimodulazione del Piano. Se fosse stato fatto avrebbe conseguito un risparmio di circa 220 mila euro l’anno, e se non avesse depotenziato il corpo di Polizia Locale, il Comune avrebbe potuto incassare almeno 50 mila euro in più (così come negli anni passati) che sommati ai predetti 220, produce un totale di 270 mila euro. Inoltre, l’amministrazione civica non ha mai eseguito una efficace opera di recupero dei tributi evasi ed elusi. Ed a nulla vale la giustificazione dell’amministrazione circa una cronica carenza di personale nel momento in cui lo steso personale che avrebbe potuto eseguire gli accertamenti è stato è stato comandato presso altri Enti. Paradossalmente proprio in questi giorni è stato disposto l’affidamento del recupero dei tributi evasi ed elusi a ditta esterna. Si aggiunga inoltre il mancato servizio di controllo del territorio da parte degli organi comunali preposti in relazione soprattutto ad eventuali reati ambientali ed urbanistici. Alla luce di quanto sopra, dapprima viene in soccorso la deliberazione n. 52/2020 della Corte dei Conti – sezione regionale di controllo – alla quale questa maggioranza risponde senza mai fare riferimento alla riduzione delle spese così come prospettato nel Piano di rientro. Circostanza assai più grave è che questa inadempienza non viene mai menzionata nella relazione del Revisore del Conto, così come lo stesso Revisore del Conto, nel corso degli ultimi esercizi, non ha mai richiamato il governo locale ad uno scrupoloso rispetto degli obiettivi stabiliti. E in ultimo la recentissima deliberazione n. 113/2020 della stessa Corte nella quale opportunamente si accerta “il grave mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal Piano di riequilibrio finanziario del Comune di Arpino per l’esercizio finanziario 2019”». Sara Pacitto
