(di Anna Ammanniti) Ristoratori, baristi, gestori di palestre, stanno scendendo in piazza per manifestare dissenso per gli ultimi provvedimenti adottati dal Governo per contenere la diffusione del Covid.

Debora, barista e ristoratrice, non cede alla disperazione nemmeno davanti al Covid, la pandemia che ha messo in ginocchio il commercio.
Sceglie di non scendere in piazza e si reinventa il suo mestiere. L’imprenditrice si dissocia da coloro che scendono in piazza devastando e saccheggiando, prende le distanze da coloro che usano il momento di crisi per “delinquere e fare becera politica.”
Il racconto di Debora: “Ho un bar in un paesino dei Castelli Romani (Marino), in pieno centro storico: centro storico che sta vivendo una profonda crisi già da diversi anni, ma ho deciso comunque di ristrutturare un vecchio bar del paese. Mi sono associata ad un famoso franchising (Crema&Cioccolato) aggiungendo però il reparto pasticceria e una piccola ristorazione, con piatti tipicamente siciliani e napoletani. Dopo 4 mesi di lavori, ho aperto il 5 maggio 2019 e, superata la diffidenza dei paesani, il bar ha iniziato a lavorare, facendomi una buona clientela, ma ecco che arriva la mazzata del COVID e
sono costretta a chiudere il 12 marzo, dopo soli 10 mesi di attività. Finalmente il 1° giugno riesco a riaprire, dopo aver sanificato il locale con ditta e certificazioni, acquistato colonnina dispenser, igienizzanti, raggi uv per sanificare banco e tavoli, termoscanner per il controllo della temperatura e riconoscimento della mascherina (tutti soldi che non avevo, e acquisti fatti con carta di credito, nella speranza di poter coprire le spese con gli incassi).
Il lavoro riparte, tra mille difficoltà, ma riparte: rateizzo bollette della luce arrivate durante il lockdown, giro il credito d’imposta al padrone di casa e uso i 2000 € dell’agenzia delle entrate e i 2000€ del comune di Marino ( si perché a dispetto di tutto il comune ha voluto aiutare i commercianti con una cifra a fondo perduto) per acquistare merce che mi serve per ripartire ( nei mesi di lockdown non ho avuto diritto a nulla, poiché srls). Chiedo il prestito a garanzia dello stato e con quei 9000€ saldo la ditta per la ristrutturazione, TARI, rimanente affitto e altre piccole spese. E ora eccoci di nuovo a dover combattere con la
superficialità della gente che ha causato ulteriori restrizioni. Non intendo piangermi addosso per cui mi reinvento: introduco anche la pizza e mi organizzo per i domicili, che fino ad oggi non facevo, quindi altre spese impreviste, ma sono necessarie. Alle 18 non abbasso la saracinesca del mio bar, le luci rimangono tutte accese e i clienti me ne sono grati, vengono a prendere il caffè e lo prendono da portare via ( poi magari se lo bevono strada facendo, ma lo prendono), ordinano la pizza da portare a casa, o telefonano per il domicilio, ho preparato delle box con apericena al completo e con un kit per cocktail fai da te), insomma vado avanti,
perché questo è il mio lavoro, perché in questa attività ci abbiamo investito tutti i nostri risparmi
e non accetto di soccombere all’ignoranza della gente e ad un virus.

Non sono scesa in piazza e non intendo farlo, non perché ritengo che il DPCM sia giusto (anzi, secondo me non ha assolutamente senso), ma perché non intendo appoggiare chi mette a fuoco le piazze, chi usa la disperazione e la difficoltà di un settore già in crisi, per delinquere o per fare becera politica. Qui a Marino hanno fatto una sorta di protesta, ma purtroppo politicizzata al massimo, in un centro storico ci sono tante associazioni commercianti, che dei commercianti si interessano poco e che usano tali nomi solo per candidarsi e farsi pubblicità. Se mai scenderò in piazza lo farò accanto ai veri commercianti e ristoratori, quelli a cui la politica non interessa, quelli che vogliono trovare una soluzione concreta, e chiudo con una piccola provocazione: se lo Stato decidesse di risarcire la categoria in base ai fatturati dichiarati, quanti soldi prenderebbero alcuni gestori?”
Anna Ammanniti