Nella giornata di ieri è arrivata la sentenza di patteggiamento emessa dal giudice del Tribunale di Roma riguardo la vicenda “Cavum”. Sentenza emessa nei confronti di Luigi Cocco rappresentante e socio della ditta di Ferentino, coinvolta nel traffico illecito di rifiuti, gestione di discarica abusiva e combustione illecita di rifiuti nella cava di località Monticchio.
Lo scorso gennaio la brillante operazione dei Carabinieri Forestale del N.I.P.A.A.F. di Frosinone, guidato dal ten. col. Vitantonio Masi, aveva portato alla luce una discarica abusiva gestita dai due fratelli Cocco con traffico illecito e combustione di rifiuti. Nella cava situata in via Morolense, più di venti ditte avevano scaricato nel tempo rifiuti di carattere prevalentemente edilizio e in alcune zone tali rifiuti erano stati anche bruciati. Cinquecento metri cubi di rifiuti abusivi, la discarica non aveva alcun tipo di autorizzazione, gli scarichi privi di documentazione. La gestione della discarica comprendeva non solo gli scarichi di rifiuti, ma anche i livellamenti dei cumuli che col tempo si erano ammassati, ciò per consentire ai mezzi di poter scaricare al meglio i rifiuti stessi, palesando quindi una precisa organizzazione del sito. Le indagini dei militari avevano anche evidenziato un’illecita attività di recupero degli inerti, effettuata sempre all’interno della cava. I rappresentanti della società ne avevano avviato un’attività di recupero, mediante un macchinario non autorizzato per il recupero, presso la sede della cava, ma solo per singole campagne mobili da effettuarsi presso i siti di produzione dei rifiuti. Il recupero di inerti costituiva spesso una perfetta “maschera” dell’illecito smaltimento degli inerti stessi presso la discarica. I Carabinieri Forestale accertarono che alcuni rifiuti non erano realmente inviati a recupero, bensì venivano scaricati direttamente presso la discarica, senza subire alcun processo che portasse al loro riutilizzo. Luigi Cocco ha patteggiato per la pena di un anno e otto mesi di reclusione. Pena sospesa subordinata alla eliminazione del danno ambientale cagionato, entro sei mesi dalla sentenza. Anna Ammanniti
