Referendum, Orlando Cervoni commenta il risultato.
‘Per chi ha a cuore la partecipazione alla politica, il dato principale ed incoraggiante è la più alta partecipazione al voto che in passato. Alla chiara affermazione del ‘si’, si è contrapposta una robusta percentuale di ‘no’ che deve far riflettere molto il legislatore. Ora, a risultato acquisito, il Parlamento che non è delegittimato, anche perché un suo deliberato è stato validato dal voto popolare, deve lavorare con serietà e distribuire bene i nuovi e più piccoli numeri della rappresentanza. Se si vuole dare completamente al popolo la sua sovranità, come recita la Carta Costituzionale, bisogna fare in modo che i nuovi eletti siano scelti dal territorio. Basta liste bloccate che portano, inevitabilmente, ad un più basso livello di competenza perché con le liste bloccate i rappresentanti di partito scelgono loro chi va in Parlamento ed è chiaro che tale scelta ricade sui ‘fedelissimi’ che spesso, però, non sono i più capaci. Infine, il voto (soprattutto il ‘no’) richiedeva e richiede una forte riduzione delle indennità agli eletti. Non basta dire che alcuni lo fanno volontariamente, perché è un segnale di buona volontà, ma non cambia le spese dello Stato. Ridurre le indennità è un sicuro metodo per migliorare la qualità degli eletti che entrerebbero nelle liste non solo per i lauti compensi. La Storia ci insegna che quando è nata la Costituzione i parlamentari prendevano l’equivalente attuale di 4 mila euro ed erano i più preparati che l’Italia potesse avere. Quindi ogni cosa può essere usata in due modi: in modo giusto o ingiusto. Io sono fiducioso che il Parlamento saprà, in questi anni, lavorare tenendo conto della grande lezione che i cittadini hanno dato’.
