(di Alessandro Andrelli) La vita è scandita dal tempo che segna le fasi, i momenti, le epoche. Evolvono le situazioni, si modificano le premesse, mutano i contesti mentre le verità si fanno sempre più spazio sulle bugie del copione messo in scena per recitare ad arte la parte. Le menzogne, che in un primo momento splendevano di luce propria, si scontrano con i fatti e ne escono polverizzate. Perché la realtà resta concretezza e le chiacchiere stanno a zero.
Così, non è più tempo che vengano riportate soltanto le auto acclamazioni patetiche di un sindaco e di una maggioranza che saranno ricordati come il peggio del peggio mai vissuto. Conviene abbandonare la scialuppa della “non trasparenza” che fa acqua da tutte le parti sperando per il futuro di tornare a galleggiare in acque che anni addietro si solcavano tranquillamente. Di fatto non è più tempo di credere agli asini che volano e che sommano nulla al nulla che più nulla non si può. È bene però che resti indelebile il ricordo di De Donatis e della sua squadra, perché non si deve dimenticare la distruzione per non sbagliare mai più. Ai sorani resta una città completamente rasa al suolo, abbandonata al degrado e affogata nell’incapacità del fare. Così, guardando la manutenzione e il decoro urbano è chiaro che è finito il tempo di Lino Caschera. Le sue centomila maschere e chiacchiere non possono ingannare più i sorani a fronte di topi che passeggiano ovunque sui marciapiedi del centro, intere vie buie e piene di buche, erbacce ovunque (a cominciare da quelle dei vasi sul ponte di Napoli che insieme alle macerie della fontana di Piazza Garibaldi rappresentano la foto tessera della piattaforma De Donatis), un cimitero distrutto e una città morta con sporcizia senza fine che regna sovrana e abbandono diffuso. Eppure Caschera è solo il primo nome di una lunga lista. Allo stesso modo non è più tempo per Bruni che lascia “mostri” incompiuti, a prescindere dalla delega. Grazie a lui Sora ha un “campo giungla da minigolf” al posto di giochi per bambini, una pista di atterraggio degli elicotteri invece di un giardino pubblico pieno di alberi, fiori e panchine. Per non parlare della sua interconnessione esplosiva con il sindaco, Baratta, De Gasperis, Mosticone e Coletta. L’interazione eleva a potenza l’incapacità e crea danni infiniti che diventano difficili da gestire e risolvere. Abbiamo così il film comico della cittadella della cultura al posto di Serapide, un mattatoio abbattuto per una scuola che probabilmente non si farà mai e che nella migliore delle ipotesi avrà una vita certificata di 20 anni, ospitando soltanto 8 classi. Il tutto al “costo d’occasione” di quasi 7 milioni di euro. Segue la favola senza fine della messa in sicurezza di Via Cellaro (neppure le possibilità lasciate in piedi dall’amministrazione Tersigni sono stati capaci di utilizzare!!!) e l’acume politico dimostrato nel comprare un pezzo di terra non servito da pubblica fognatura per costruire il nuovo mattatoio che non faranno mai. A seguire il progetto della pista ciclabile che lascia di certo non poche perplessità e il riconsolidamento degli edifici scolastici mentre i debiti e i mancati introiti portano a riconoscere in consiglio un disavanzo di 5.251.550 euro da appianare fino al 2034. È finito il tempo di tutti gli alzatori di mano e di quelli che fanno numero senza nessun apporto concreto al contesto generale. In cosa consiste il contributo politico/amministrativo dato alla città dalla De Donatis, dalla Castagna, dalla Di Ruscio e da Daniele Tersigni? Sora aspetta che qualcuno lo spieghi perché fino ad oggi non riesce proprio a capirlo. È finito anche il tempo degli aggregati dell’ultimo momento, come Bruno Caldaroni che si ritrova in consiglio comunale in chiusura di spettacolo solo perché il sindaco e la Paolacci hanno deciso di accontentare Coletta, tutelando Gemmiti (lo stipendio è assicurato!!!) a discapito di Valentino Cerrone, cacciato da palazzo senza possibilità di replica. È finito il tempo della falsità che porta ad osservare un minuto di silenzio per Vinciguerra che è stato cacciato via dall’Ufficio Condono contra legem, per poi essere risarcito del danno (riconosciuto dal giudice del lavoro) con circa 90mila euro di soldi dei sorani che, oltre alla tragedia di procedimenti totalmente fermi per anni, hanno subito la beffa del compenso comunque dovuto. Patetiche le sceneggiate del “battersi in petto” dopo post al vetriolo e cattiverie senza fine urlate ai quattro venti. Vergogna!!! Infinita vergogna!!! È finito il tempo della signora di Palazzo Paolacci che, senza voti (non li ha mai avuti!!!) né capacità politica, ricopre (davvero malamente!) da quasi cinque anni il ruolo di assessore al bilancio e rade quotidianamente al suolo l’intera città diffondendo “a gratis” solo odio e rancore. Troppo impegnata ad imbastire il nuovo concorso da Dirigente Amministrativo per tutelare la sua protetta, blindandola in una botte d’acciaio, per riflettere che è facilissimo far saltare la dirigenza e che un sindaco illuminato, a fronte della terribile situazione di bilancio e di fondo, potrebbe vanificare in un attimo tutti gli sforzi compiuti. È finito anche il tempo di Lecce troppo impegnato a sistemare solo ciò e chi gli preme, così come è finito il tempo di chi, pur restando in minoranza, ha sempre fatto sponda appoggiando la maggioranza e pensando di agire con furbizia. Totalmente dimenticate le parole che hanno fatto la storia (“stupido è chi lo stupido fa… signore!”) perché si pensa soltanto a bluffare i sorani. È finito davvero il tempo di tutto ciò che non va, perché la città è stanca, stufa ed è pronta a cambiare. C’è necessità di un altro modo di fare. Di valori ed obiettivi diversi. Di progetti pensati per migliorare Sora e non per ingrandire orticelli privati. I sorani hanno davvero capito e sentono l’assoluta necessità di qualcosa di diverso. Questa volta c’è vento di lealtà, di capacità, di onestà e di chi ci metta faccia perché ne possiede una per scendere in gioco. La verità è che è davvero finito il tempo… il tempo di chi ha saputo solo prendere senza apportare alcunché, lasciando milioni di chiacchiere, macerie e debiti a non finire a memoria del proprio operato. Il 2021 è vicino e Sora, dilaniata dall’attuale squadra di governo, sa che questa volta sbagliare proprio non può. Alessandro Andrelli
