Arpino – L’addio al papillon più famoso della storia dell’arte

Sara Pacitto
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Si è spento la scorsa notte Philippe Daverio. Malato già da qualche tempo, lo storico, gallerista, saggista, docente, critico d’arte, è morto presso l’Istituto dei tumori di Milano.

Era nato a Mulhouse, in Alsazia, il 17 ottobre 1949 da padre italiano. Specializzatosi in Arte Italiana del XX Secolo, Daverio ha dedicato i suoi studi al rilancio internazionale del Novecento; ha allestito numerose mostre e pubblicato una cinquantina di titoli. Veniva considerato come l’ultimo divulgatore dell’arte in televisione: per 10 anni ha scritto e condotto “Passepartout” su Rai3, un programma che raccoglieva gli ospiti attorno ad una tavola per confrontarsi su un percorso storico-artistico diverso in ogni puntata, tra un bicchiere di vino ed un piatto tipico. In maniera rivoluzionaria, Daverio raccontava le meraviglie della nostra Italia senza essere mai banale, mai noioso, lontano dalla retorica e dalle spiegazioni ingessate. Ha saputo trasformare la divulgazione artistica televisiva in una conversazione brillante. Lui che non era nemmeno laureato: aveva dato tutti gli esami ma mai discusso la tesi in Economia e Commercio e su ciò era molto ironico «Io non sono dottore perché non mi sono laureato, ero iscritto alla Bocconi nel 1968-1969, in quegli anni si andava all’università per studiare e non per laurearsi». Lontano dalle “polverose accademie” è stato un uomo arguto e spiazzante, colto, eccentrico ed anticonformista, appassionato ed appassionante cultore della materia. Non si è fatto mancare nemmeno l’esperienza politica, considerata come fosse un servizio alla comunità: dal 1993 al 1997 assessore alla Cultura, Tempo Libero, Educazione ed alle Relazioni Internazionali nella giunta Formentini presso il Comune di Milano. Philippe Daverio aveva sposato con entusiasmo la causa “Arpino Civitas Mundi”. Lo ricorda il consigliere Niccolò Casinelli, con delega alla Cultura «Lo raggiungemmo con una telefonata lo scorso febbraio, il progettista fu bravissimo a coinvolgerlo. Daverio fu entusiasta di essere membro del Comitato Scientifico del dossier; avrebbe dato un grande contributo ideale, concettuale, progettuale, alle tante iniziative legate all’arte, nell’ottica della più generale visione del progetto, che rilancia i valori della classicità, anche come possibilità di rilancio del progetto Europa. Philippe Daverio non ha mai smesso di vedere l’Europa come la nostra casa comune, una condivisa visione del mondo, con uno stesso linguaggio artistico, musicale, architettonico ed addirittura gastronomico. In “Arpino Civitas Mundi”, dunque, sarebbe stato il più autorevole testimone della cultura italiana, come indissolubilmente legata alla cultura europea, ma anche anello di congiunzione tra i temi della politica, della filosofia, delle lettere, e quelli dell’arte e della sua storia, antica, moderna e contemporanea. Si sarebbe innamorato di Arpino proprio come si era innamorato di “Civitas Mundi”, oggi lo ricordiamo commossi, augurandoci che la terra gli sia lieve». Sara Pacitto
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