Arpino – La Terra di Cicerone è modello Europeo ed ha tutte le carte per cimentarsi nell’ambiziosa sfida di Capitale della Cultura

Sara Pacitto
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Nella serata di ieri, nella splendida location di piazza Municipio, si è tenuta l’attesissima presentazione del progetto “Arpino Civitas Mundi” Capitale Italiana della Cultura 2022.

Dopo il saluto del sindaco Renato Rea, il dossier è stato introdotto da Niccolò Casinelli, presidente del Comitato di Gestione e delegato alla Cultura per la Terra di Cicerone, e la sua collega amministratrice Valentina Polsinelli, assessore al Turismo. La presentazione dell’elaborato è stata curata dagli architetti Luca Calselli e Dario Biello, rispettivamente nelle vesti di Responsabile del Progetto e Direttore Artistico dello stesso. Ospite della serata Francesco Grillo, noto economista ed editorialista, il quale ha tracciato un parallelo tra la Roma Antica e la civiltà moderna, passando per le democrazie liberali e le avanguardie dell’Oriente, nelle contraddizioni ed i limiti di un modello fallace, per scoprire le idee che aiuterebbero l’Occidente ad uscire dalla crisi. Oltre alle autorità locali, hanno preso parte alla cerimonia il presidente del Consiglio Regionale del Lazio Mauro Buschini, il vicepresidente del Consiglio Provinciale Luigi Vacana, i sindaci Roberto De Donatis per Sora, Massimiliano Quadrini per Isola Del Liri, Bernardo Donfrancesco per Colfelice, la delegata alla Cultura Francesca Cerquozzi per il Comune di Veroli. Il 3 gennaio il MIBACT, Ministero dei Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, aveva ufficializzato la candidatura delle 44 città selezionate in tutta la nazione tra le aspiranti al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2021. Arpino insieme a grandi centri, icone di storia e cultura come Pisa e Genova, Verona, Catania, Procida. “Un obiettivo ambizioso, ma noi ci proviamo” commentava il sindaco Renato Rea: un obiettivo che, sin da subito, è stato prioritario per tutto il territorio, ed ha impegnato diverse realtà all’unisono in una “sintesi progettuale di numerosi contributi offerti in questi mesi da associazioni, comitati, professionisti, cittadini ed istituzioni, che hanno scelto di sostenere Arpino in questa sfida” così come spiegava il delegato Niccolò Casinelli all’alba della consegna del progetto, avvenuta il primo di agosto. Cinque giorni più tardi il Ministero ha ufficializzato il certame delle 28 città in corsa per l’ambito titolo: la Terra di Cicerone e Cerveteri per il Lazio. Soddisfazione del sindaco Renato Rea «Non è il progetto di Arpino ma di una comunità decisamente più vasta, in un lavoro certosino fatto di sinergie che ha visto il sostegno, la collaborazione e le idee di tutti. Abbiamo le nostre carte da giocare, crediamo di potercela fare e ci sentiamo di condividere questo sogno». Niccolò Casinelli, presidente del Comitato di Gestione e delegato alla Cultura ha voluto approfondire «Dinanzi a dei competitor di tutto rispetto, questa esperienza ci ha inizialmente destabilizzati. Siamo partiti confrontandoci, per individuare gli asset e gli elementi su cui costruire un programma coerente ed innovativo, che avesse nella riscoperta dei valori della classicità il suo punto di forza e da dove potessero nascere quelle connessioni necessarie a sviluppare un’idea. Il progetto “Arpino Civitas Mundi” non è un semplice programma di iniziative ma un’idea di comprensorio, alla quale hanno partecipato quasi tutti i Comuni della Provincia ed alcuni Enti di Latina e Roma che hanno voluto sognare insieme a noi. Un prospetto che immagina le politiche culturali in grado di produrre reazioni positive sull’economia, sull’occupazione, sull’urbanizzazione e su altri aspetti del vivere civile. Ancora una volta Arpino è alla ribalta internazionale; la candidatura a Capitale della Cultura è il coronamento di pratiche di governo che durano da anni, attuate da protagonisti diversi, portatori delle sensibilità più disparate, tutte concorrenti a creare le migliori condizioni per la stesura di un progetto di sintesi. “Arpino Civitas Mundi” è un inno all’universalità ed al pluralismo, il tributo ad ogni anche minimo contributo culturale di cui la Città ha beneficiato in 3.000 anni di Storia. Andare contro questo progetto significa andare contro 3000anni di storia». Valentina Polsinelli, assessore al Turismo, ha focalizzato alcuni importanti aspetti «Arpino non concorre da sola ma in rappresentanza dell’intero territorio. L’incipit del dossier è stata la necessità di realizzare un progetto corale, che avesse come filo conduttore la tipicità e la bellezza della nostra Terra, le cui caratteristiche storiche, paesaggistiche e culturali la rendono già un monumento della classicità. In questo senso Arpino può diventare un modello per gli altri Comuni che normalmente vengono considerati “minori”: un modello costruito su un processo di sviluppo che non è collegato ad un singolo borgo ma all’itero comprensorio, per contrastare le ricadute socio/economiche e lo spopolamento dei borghi. È necessario recuperare la competitività dei piccoli centri attraverso un potenziamento unitario, partendo dai servizi ed arrivare ad essere attrattivi per famiglie e turisti. È un’aspirazione grande a cui bisogna credere: “è tempo che il mondo conosca la nostra gente” e noi siamo pronti». In conclusione Luca Calselli, responsabile del progetto, e Dario Biello, direttore artistico dello stesso, hanno spiegato il dossier di 170 iniziative totali di cui 28 storiche, 25 produzioni originali, 22 lectio magistralis, 21 inedite,18 installazioni, 16 giornate di studi e poi reti istituzionali e di imprese, scuole di formazione, call proposal, workshop, masterclass, collezioni di design e moda, editoriali, produzioni cinematografiche «Abbiamo messo insieme un progetto complesso, che intende la cultura come fosse un’industria: un insieme di esigenze proiettate in un futuro che parla al mondo. Una sfida ambiziosa che si basa sul “concetto delle reti”: riteniamo che si possa lavorare ed avere grandi risultati soltanto stando in rete. Reti istituzionali, reti di imprese, reti di ricerca, reti di associazionismo, reti commerciali, reti di recettività e così via. La città diventa borgo, il borgo è la città: è l’archetipo di “Borgo Futuro”, portare le infrastrutture all’interno dei piccoli centri affinché questi diventino attrattivi anche per l’imprenditoria. In tal modo il borgo è centralizzato nelle diverse realtà del territorio, strettamente ramificate e connesse tra loro. In questo Arpino si proietta come modello per l’Europa». Ricordiamo che il titolo di Capitale Italiana della Cultura viene conferito per la durata di un anno e la città vincitrice riceve un milione di euro per la realizzazione del progetto presentato. Entro il 12 ottobre la Commissione di Valutazione definirà la shortlist delle 10 finaliste, mentre la procedura si concluderà definitivamente il mese successivo, il 12 novembre, quando verrà espressa la città vincitrice del titolo. Sara Pacitto
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