Anagni – E-commerce controlegge, prepariamoci ai roghi di pneumatici

Ettore Cesaritti
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Recenti episodi riguardanti roghi di pneumatici, dall’ultimo incendio del deposito sulle cui origini sono in corso indagini agli episodi minori ormai in numero crescente, è vero allarme.

L’acquisto di pneumatici effettuato online, quasi sempre con modalità non conformi alle norme nazionali, sta producendo enormi danni sia all’economia che all’ambiente. Ogni volta che viene acquistato uno pneumatico, si versa l’importo di circa 3 euro destinato al regolare smaltimento. Per razionalizzare la raccolta e l’utilizzo delle carcasse, destinate ad una serie di importanti iniziative, è stata creata Ecopneus. Ecopneus è una “società senza scopo di lucro per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e il recupero dei Pneumatici Fuori Uso (PFU), costituita dai principali produttori di pneumatici operanti in Italia (Bridgestone, Continental, Goodyear-Dunlop, Marangoni, Michelin e Pirelli), cui nel tempo si sono aggiunte molte altre aziende. In base all’art. 228 del DL 152/2006, produttori e importatori di pneumatici sono infatti obbligati a provvedere alla gestione di un quantitativo di PFU pari a quanto immesso nel mercato del ricambio l’anno solare precedente, assecondando il principio della Responsabilità estesa del produttore (Extended Producer Responsibility); un modello organizzativo adottato dalla maggioranza dei Paesi Europei. La mission di Ecopneus si traduce quindi nel garantire rintracciamento e recupero di mediamente circa 210.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso ogni anno”. I prodotti non tracciati (acquistati online o al mercato nero) oltre ad impedire l’accantonamento del costo di smaltimento, non possono essere ritirati da Ecopneus, determinando una giacenza che cresce in maniera esponenziale. Da qui, la possibilità che si faccia ricorso a mezzi illeciti per liberarsi di un gravame che, intasando i magazzini, blocca vendite e quant’altro collegato. Jackal  
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