Arpino – Il Gonfalone, un evento straordinario perché straordinari sono i suoi protagonisti

Alessandro Andrelli
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Nella giornata di oggi si sarebbero dovute tenere le gare conclusive della 50esima edizione del Gonfalone di Arpino, rinviata al prossimo anno a causa della pandemia.

Il Gonfalone è una manifestazione che conosciamo tutti, un appuntamento tra i più sentiti e partecipati della nostra regione, un evento reso straordinario dai protagonisti stessi. Ed i protagonisti del Gonfalone sono i cittadini della Terra di Cicerone, tutti, senza distinzione alcuna: i simpatizzanti che collaborano alla realizzazione delle rispettive sagre, i giovani del balletto ciociaro, i figuranti della sfilata, le tifoserie, gli atleti delle gare. Quest’ultimi sono gli “attori” principali: circa 78 gareggianti, di cui 6 donne, impegnati per sei quartieri o contrade nella “Corsa con gli asini”, il “Tiro alla fune”, la “Corsa con la Carriola”, la “Corsa con la cannata”, la “Corsa con i sacchi”, la “Corsa della Staffetta”. Il numero potrebbe variare in difetto se qualcuno di essi fa doppia gara ed invece aumenta se si contano anche le “riserve”. Gli atleti rappresentano il vivo della manifestazione, è su loro che si concentrano l’attenzione e le aspettative di tutti, sono le loro prestazioni che fanno la differenza ed il risultato finale. Ma a prescindere dal risultato finale, gli atleti saranno comunque acclamati al termine della gara, festeggiati ed osannati, perché gli atleti sono i figli di Arpino che, con orgoglio, danno il loro massimo per il Gonfalone di Arpino. Lo sa bene Andrea Quadrini, conosciuto a tutti come Cambiopasso, un giovane del Vallone che ha iniziato a gareggiare a 16 anni, nel 2011, e per 9 edizioni consecutive ha rappresentato la sua contrada partecipando inizialmente alla Staffetta e poi sempre nella Corsa con la Carriola, con doppia gara nel 2016, 2017 e 2019. Ma è con la carriola che Andrea trionfa in ogni occasione: sarebbero state 8 vittorie consecutive se nell’edizione 2018 non si fosse verificato un brutto incidente, proprio sul percorso, che costrinse il ragazzo ad un delicato intervento chirurgico alla spalla, così come lui stesso ci racconta «All’inizio l’episodio mi ha un po’ scoraggiato: mi ha ferito moralmente e sono stato male psicologicamente, non solo fisicamente. In quel preciso momento, quando stavo disteso sull’asfalto con il dolore lancinante, insopportabile, dentro di me ho detto basta. Poi, durante la convalescenza, la vicinanza delle persone, non solo della mia contrada ma del paese intero, che sono venute a farmi visita in quei mesi difficili, mentre facevo riabilitazione, mi ha incoraggiato ed esortato a non mollare. È questo ad avermi restituito la volontà di tornare a riprendere il mio titolo, con lo stesso entusiasmo di sempre». E nella domenica del 25 agosto dello scorso anno, Cambiopasso è tornato a volare, mettendosi davanti già poco dopo la partenza, portandosi ad uno stacco di oltre 10metri, spingendo la carriola sul traguardo non prima di aver rivolto il sorriso più bello alla sua tifoseria: una grande conferma, una soddisfazione enorme, ma anche una liberazione per quanto era successo l’anno precedente. Un allenamento che dura 12 mesi, per intensificarsi in primavera ed ancor di più all’inizio dell’estate. La carriola, poi, è una gara che richiede molta potenza. Cosa ha spinto e cosa ancora spinge Andrea, neolaureato in scienze infermieristiche, a questa esperienza? «Sin da piccolissimo, quando a 3/4 anni mio padre mi teneva sulle spalle per vedere la manifestazione, è maturato in me il sogno di partecipare ed essere protagonista di questo evento straordinario. Quando poi ho iniziato a stare in tifoseria ed a seguire la telecronaca, sentivo l’adrenalina dentro, era come se in quel momento stessi gareggiano, avevo i brividi sulla pelle ed il fiato sospeso fino al termine del percorso. Correre per la mia contrada è un onore immenso: partecipare i primi anni e vincere lo fai per te stesso; continuare ad esserci, edizione dopo edizione, lo fai per la tua gente, che crede in me, che ha piena fiducia nella mia prestazione e confida nel risultato finale. La soddisfazione più grande è rendersi conto che loro sono più entusiasti di te: la mia vittoria è la loro vittoria. Quando taglio il traguardo, tutta la contrada Vallone è con me» ed aggiunge «Non ho mai sopportato chi partecipa per mero interesse: non è la “bazzetta” finale a decidere la partecipazione. Sono cresciuto con dei colori addosso, sono i miei colori, non concepirei mai di cambiare per altre contrade o quartieri. Non avrei motivazione, non riuscirei a festeggiare. Ognuno dovrebbe “appartenere” al suo cuore e rappresentare il proprio borgo. Il “mercato” del Gonfalone non giova alla manifestazione stessa, è una mercificazione. Chi vince, vince per il proprio quartiere o contrada». Cambiopasso conclude con alcune precise considerazioni, che non hanno l’intenzione della polemica ma vogliono essere un’esortazione «Il Gonfalone è una bellissima manifestazione da quasi 50anni, un orgoglio per la Terra di Arpino. Ultimamente sta perdendo il suo spirito e la giusta passione: forse sono le nuove regole ad aver avuto un impatto troppo forte, non solo per gli atleti ma anche per le tifoserie. Il fatto che sia stato spalmato in giornate diverse richiede un impegno emotivo ed uno sforzo fisico maggiore. Ciò non toglie che l’evento rappresenti un inconfutabile volano per l’intera Ciociaria: bisognerebbe promuoverlo in maniera diversa, con più convinzione. Sponsorizzare la manifestazione a Verona porta a poco se poi nei comuni della provincia, in tantissimi, non conoscono la spettacolarità del Gonfalone». La testimonianza di Andrea Cambiopasso Quadrini, uno tra i protagonista dell’evento principe del nostro territorio, è stata la maniera più opportuna per raccontare, oggi, il Gonfalone. Sara Pacitto
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