ESCLUSIVA – Intervista al Presidente Pompeo: “Amministrative banco di prova per il PD, vero contenitore di pluralità”

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) Il presidente della Provincia di Frosinone, nonché sindaco di Ferentino, Antonio Pompeo, è uomo politico che da oltre venti anni vive a servizio del territorio, consapevole del ruolo istituzionale che ricopre e sempre pronto in prima persona ad assumersi il ruolo di trascinatore all’interno del Partito Democratico. Metterci sempre e comunque la faccia, di fronte anche a problematiche politiche ed errori commessi da altri, è sempre stato per Pompeo, la riprova di quanto lo spirito riformista del PD sia inevitabile nell’ottica di un più ampio consenso popolare, che possa consentire al territorio frusinate di crescere e trovare, e in alcuni casi, ritrovare, quell’unità di intenti che a volte è stata seriamente messa in discussione. La chiacchierata con Tg24 a ridosso di Ferragosto con il presidente Pompeo, ribadisce alcuni punti fermi della politica riformista del Partito Democratico, partendo dalle prossime elezioni amministrative, e arrivando a riflessioni sulla politica nazionale.

Presidente Pompeo, il Partito democratico in provincia di Frosinone ha finalmente celebrato il suo congresso, con l’elezione di Luca Fantini. Cosa si aspetta adesso? “Purtroppo l’emergenza Covid ha rallentato un percorso avviato diversi mesi fa. Adesso bisogna recuperare il tempo perduto. E mi riferisco in particolare alle elezioni amministrative che sono il primo banco di prova. Siamo a pochi giorni dalla presentazione delle liste: occorre serrare le fila ed esserci. Anche se al momento il Pd sembra avere un approccio “timido” sui territori. Bisogna insistere e fare in modo di trovare la sintesi più ampia sulla qualità e sui progetti vincenti degli amministratori locali”. Oltre alle elezioni amministrative, quali sono le urgenze del Pd ciociaro? “L’urgenza più importante è sicuramente quella di un partito che diventi il contenitore di tutte le pluralità che è in grado di esprimere e che esprime in questa provincia. Un’urgenza che è anche la ragion d’essere di una forza politica: la capacità di fare sintesi e raggiungere un’espressione comune. Lo abbiamo fatto per la scelta del segretario provinciale, con la decisione di convergere su un nome unico. Dobbiamo continuare. Proviamo a ragionare al contrario: non sarebbe di certo più debole un Pd senza le sensibilità di cui è composto? Non sarebbe più debole in termini di idee e consensi? Certamente sì, perché il pluralismo è un valore e non un aspetto negativo. Vanno rispettate e affermate le diverse storie, le molteplici culture, i modi differenti di interpretare la politica. Anche per rispondere a quella che è l’indicazione del segretario Zingaretti sui territori. Dobbiamo riuscire a vincere questa sfida, soprattutto deve vincerla il nuovo segretario”. Allargando lo sguardo alla dimensione nazionale, qual è, a suo avviso, la strada che il Pd deve intraprendere? “Il segretario Nicola Zingaretti sta lavorando ma bisogna avviare una grande azione sui territori che sia “culturale” e “valoriale”. Le destre hanno pochi principi ma li conoscono tutti, sono chiari ai cittadini. Il centrosinistra ha perso quello che era il suo tratto discriminante. Dobbiamo riprenderci questa peculiarità, anche perché i valori della parte a noi avversa, ossia il populismo, le divisioni, i muri, non portano certo a un miglioramento della società. Al “prima gli Italiani”, o altre corbellerie del genere, se proprio bisogna utilizzare la parola “prima” che già indica che c’è qualcuno che viene dopo, io utilizzerei “prima le persone”, attraverso un’operazione culturale e politica che recuperi i principi di democrazia, partecipazione, diritti, ambiente, lavoro. Il Pd deve essere capace di sanare la distanza tra partito e territori”. Come può farlo a suo avviso? “Abbiamo un’occasione storica, a breve e senza appello. Sulla quale si misurerà il valore di un’intera classe dirigente: la capacità di utilizzo dei fondi del Recovery Fund. Molte di queste risorse passano anche attraverso le Regioni. E il Pd dovrà dimostrare proprio da quali progetti saprà mettere in campo la sua qualità. E a quante risorse si riuscirà a far arrivare in questa provincia. Penso alla sanità per esempio: la provincia di Frosinone ha un estremo bisogno di potenziare le strutture per un sistema di cure a livello locale. Penso alla green economy e alla digitalizzazione per creare sviluppo e occupazione. Questo significa tradurre concretamente i diritti alla salute e all’ambiente. Ecco perché dico che c’è bisogno di riavvicinare centro e territori, cultura di partito e buona amministrazione”. La politica per lei è sempre stata molto legata al territorio, alla vicinanza con i cittadini e alle problematiche reali di questa terra. Valori che fanno di lei uno dei leader del Pd in provincia di Frosinone? “Più che altro direi che sono le basi di chiunque concepisca ancora l’azione politica a servizio dei territori e dei cittadini che li abitano. Nei miei ruoli di sindaco e presidente della Provincia, ora anche all’interno dell’Upi, è stato sempre questo il metodo che ho utilizzato e che, negli anni, mi ha consentito di diventare punto di riferimento. Leader non ci si autonomina: è il territorio a scegliere da chi vuole farsi rappresentare”. Alessandro Andrelli
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