Insieme a Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti sacrificò la propria vita pur di salvare i civili dalla fucilazione.
“Il 10 agosto, – si legge sul sito dell’arma dei Carabinieri – fra i civili che si erano presentati alcuni giorni prima, i nazisti ne scelsero a caso dieci che furono rinchiusi in un sottoscala di un albergo dove aveva sede un posto di blocco nazista. Sui muri delle case i tedeschi affissero un altro bando, con il quale si annunciava alla popolazione che i dieci prigionieri sarebbero stati passati per le armi nel caso in cui si fossero verificati attentati. Dal passo del Giogo, intanto, il vice brigadiere Amico riuscì a fuggire e a congiungersi con i partigiani della divisione Giustizia e Libertà. I carabinieri Marandola, Sbarretti e La Rocca si dettero alla macchia per partecipare alla lotta partigiana. Quando il tenente Hiesserich venne a sapere della loro scomparsa, annunciò che i dieci ostaggi sarebbero stati giustiziati. I tre carabinieri si presentarono spontaneamente al Comando tedesco (come aveva fatto qualche mese prima Salvo D’Acquisto). E affrontarono la morte, il 12 agosto 1944”. Alberto La Rocca apparteneva a una famiglia numerosa di agricoltori. Nel 1943 si arruolò come volontario nella legione allievi Carabinieri di Roma, e nel giugno dello stesso anno divenne carabiniere effettivo, venendo destinato a Fiesole. Dopo l’8 settembre 1943 rimase in servizio, e allo stesso tempo collaborò clandestinamente con la Resistenza. La Rocca era il più giovane dei tre carabinieri “Martiri di Fiesole”(Sora, 30 gennaio 1924 – Fiesole, 12 agosto 1944). E’ Medaglia d’oro al valor militare alla memoria – nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Questa la motivazione: «Durante la dominazione nazifascista, teneva salda la tradizione di fedeltà alla Patria, prodigandosi nel servizio ad esclusivo vantaggio della popolazione e partecipando con grave rischio personale all’attività del fronte clandestino. Pochi giorni prima della liberazione, mentre già al sicuro dalle ricerche dei tedeschi, si accingeva ad attraversare la linea di combattimento per unirsi ai patrioti, veniva informato che il Comando germanico aveva deciso di fucilare dieci ostaggi nel caso che egli non si fosse presentato al comando stesso entro poche ore. Pienamente consapevole della sorte che lo attendeva, serenamente e senza titubanze la subiva perché dieci innocenti avessero salva la vita. Poco dopo affrontava con stoicismo il plotone d’esecuzione tedesco e, al grido di «Viva l’Italia!», pagava con la sua vita il sublime atto di altruismo. Nobile esempio di insuperabili virtù militari e civili» A Sora gli è stata intitolata la piazza accanto alla chiesta di Santa Restituta dove c’è anche la cappella ai Caduti. FraM PER SAPERNE DI PIU’: http://www.carabinieri.it/arma/ieri/storia/vista-da-2015/fascicolo-32/i-martiri-di-fiesole
