Il vasto incendio che da ieri sera avvolge un’ampia zona di Porciano, in territorio di Ferentino, al confine con Anagni continua sicuramente a far discutere. Il rogo si è sviluppato verso la mezzanotte e ben presto si è allargato, carbonizzando oltre 10 ettari di bosco. Per tutta la notte sono stati impegnati nello spegnimento i pompieri di Fiuggi e molti volontari della protezione civile del circondario; oggi si è reso necessario l’ausilio degli elicotteri regionali e perfino di un Canadair e chiaramente c’è stato l’intervento anche dei Carabinieri
E come ogni estate arrivano i roghi in quella zona. Ogni anno, un pezzetto della nostra amata terra se ne va portandosi via anche una parte del nostro patrimonio storico-culturale-ambientale. Si parla di ambiente, di roghi e di cultura solo quando succede una “catastrofe” come quella in località Porciano nel territorio di Ferentino, per riempire le pagine dei giornali e niente più. Come dire: “passata la festa gabbato il Santo”. Se ne riparlerà solo quando succede un’altra calamità, ovvero si chiudono le stalle quando i buoi sono fuggiti. Tra i tanti primati che le casistiche ci danno certamente uno deve essere assegnato alla Ciociaria. Il primato è purtroppo triste perché riguarda il patrimonio boschivo che viene divorato dalle fiamme nel periodo estivo per la mancanza di prevenzione. Con le fiamme brucia anche l’ossigeno. Non basta più il grosso lavoro di spegnimento dei Canadair, dei vigili del fuoco e urbani, dei carabinieri, della protezione civile, dei volontari che sono stati chiamati per combattere l’incuria, il menefreghismo ultratrentennale. Da questi incendi prendiamo ancora lo spunto per stigmatizzare l’incivile abitudine di lasciare abbandonati i terreni confinanti con le strade comunali e provinciali nonché a ridosso delle abitazioni. Negli ultimi anni la coscienza civica ha approfondito sempre di più, ma non sempre meglio, i problemi relativi alla tutela ambientale e, più precisamente, alla salvaguardia di ogni forma di equilibrio ecologico. Ovunque si notano terreni abbandonati con tanto di sterpaglia. Così come si configura, la situazione di tali terreni non potrà che presentarsi come il migliore rifugio per rettili di ogni tipo, senza parlare delle centuplicate possibilità di incendio (con cicche, fiammiferi e autocombustioni). I ritmi della manutenzione non dovrebbero essere scanditi da periodiche ordinanze, perché la manutenzione è affare di ogni giorno e va espletata in stagioni privilegiate. In questo campo la prevenzione gioca un ruolo fondamentale, perchè una cicca accesa potrà purtroppo sempre sfuggire dalla mano di qualcuno, ma l’importante è che la miccia non trovi carburante per provocare un disastro ecologico. E’ arrivato il momento di dire agli Enti preposti di mettersi attorno al tavolo e studiare un buon sistema di prevenzione, per evitare danni ecologici consumati come quello di Porciano distruggendo così un vasto territorio boschivo”.
