(di Anna Ammanniti) La Polizia di Stato ha reso noto i dati sulla violenza di genere nel periodo gennaio-maggio 2020. Omicidi in calo ma non quelli delle donne, la Polizia invita le donne a rivolgersi alle forze dell’ordine. Un confronto con i dati del 2018 e 2019, le armi da fuoco sono le più utilizzate per uccidere.

La direzione centrale della Polizia criminale ha pubblicato il report sull’andamento dei reati riconducibili alla violenza di genere nel periodo compreso tra gennaio e maggio 2020. Il documento verifica l’influenza sul fenomeno delle misure restrittive adottate a seguito della pandemia da Covid-19 e delle successive riaperture alla libera circolazione dei cittadini.
Dal report emerge che, nei mesi di gennaio e febbraio i reati “spia”, ossia atti persecutori, maltrattamenti contro familiari e conviventi e violenza sessuale, hanno registrato un andamento costante, anche se in calo rispetto allo stesso periodo del 2019. In pieno lockdown, nei mesi di marzo e aprile c’è stata invece una decisa flessione, sia rispetto al medesimo periodo del 2019, che in raffronto ai mesi di gennaio e febbraio 2020 e, poi nel mese di maggio, un incremento rispetto ai due mesi precedenti, rimanendo comunque inferiore ai reati spia registrati a gennaio. A maggio, i maltrattamenti risultano in numero maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1.598 rispetto a 1.519), nonostante a gennaio fossero nettamente inferiori rispetto allo stesso mese del 2019 (1.631 rispetto a 1.937). Gli atti persecutori si mantengono più bassi rispetto al 2019, con un incremento a maggio 2020 (1015) rispetto ai mesi febbraio, marzo e aprile, comunque in numero inferiore rispetto a gennaio (1053). Le violenze sessuali crescono nel mese di maggio, seppur in misura inferiore rispetto a gennaio, mantenendo nei mesi di marzo, aprile e maggio valori inferiori rispetto allo stesso periodo del 2019. L’incidenza delle vittime donne dei singoli reati spia passa dal 76% di gennaio al 70% di maggio 2020, mentre lo scorso anno rimaneva pressoché costante per tutto il periodo gennaio-maggio intorno al 77%. La percentuale di donne vittime di maltrattamenti da parte di familiari e conviventi passa dall’82% di gennaio al 78% di maggio 2020, mentre nei primi cinque mesi del 2019 si attestava sull’83%. Infine, quella delle vittime di violenze sessuali segna un incremento dal 93% di gennaio 2020 al 96% di maggio, risultando nettamente superiore rispetto all’89% dello stesso mese del 2019.

Nel periodo gennaio-maggio 2020 gli omicidi si confermano in calo del 34,29% rispetto all’analogo periodo del 2019 (gli episodi scendono da 140 a 92), sebbene le vittime di sesso femminile restino pressoché invariate (45 nel 2019 e 44 nel 2020). L’incidenza delle vittime di sesso femminile si attesta così al 48% rispetto al 32% degli omicidi totali nei primi cinque mesi del 2019. Stesso trend si registra nel periodo gennaio-maggio anche per gli omicidi in ambito familiare/affettivo che, pur in diminuzione (63 nel 2019 a fronte di 53 nel 2020), rapportati al totale degli omicidi, evidenziano un’ascesa dell’incidenza delle vittime di sesso femminile: dal 45% del 2019 al 58% del 2020. Il dato relativo agli omicidi commessi da partner o ex partner nei primi cinque mesi dell’anno risulta identico (27) ma, mentre nel 2019 la percentuale di donne uccise da partner o ex partner era del 43%, nel 2020 sale al 51%. In tema di omicidi, nel mese di maggio 2019, le vittime donne risultano essere il 33% del totale, superando di un punto percentuale l’incidenza dell’intero periodo gennaio – maggio 2019. Infatti, a fronte di una diminuzione del 21% circa del totale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, aumentano quelli con vittime donne, che passano da 8 a 9. Gli omicidi in ambito familiare/affettivo subiscono poi un incremento rispetto a maggio 2019 del 9% (da 11 a 12), con il 50% in più delle vittime di sesso femminile, che passano da 6 a 9. Il ministero dell’Interno invita a non esitare nel chiedere aiuto, sostegno o consiglio alle Forze di polizia attraverso i numeri di emergenza, al 1522 e con l’app YOUPOL. YOUPOL è l’applicazione che permette di trasmettere in tempo reale messaggi e immagini georeferenziate agli operatori della Polizia di Stato. Si può chiamare direttamente il Nue e, per chi non vuole registrarsi fornendo i propri dati, è prevista la possibilità di fare segnalazioni in forma anonima. È scaricabile gratuitamente con dispositivi Ios e Android. Il 1522 è un servizio pubblico promosso dal dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il numero telefonico è gratuito e attivo 24 ore su 24, rispondono operatrici specializzate nel sostegno alle donne vittime di violenza e stalking.

Diamo adesso uno sguardo alle statistiche dell’anno scorso e del 2018.
Il bilancio dei femminicidi in Italia nel 2019 è allucinante, una donna uccisa ogni tre giorni e spesso per mano del proprio compagno. L’ultima ricerca di Eures del 31 ottobre scorso parla di 94 omicidi con vittime femminili, di cui 80 commessi in ambito familiare – affettivo e 60 all’interno di una relazione di coppia. Il conteggio purtroppo non si è fermato nemmeno negli ultimi due mesi dell’anno. Secondo lo studio Eures, nel 2018 le donne uccise erano state 166 e le vittime femminili hanno raggiunto il valore più alto mai censito in Italia, attestandosi sul 40,3%, a fronte del 35,6% dell’anno precedente.
Dal 2000 a oggi le donne uccise in Italia sono state oltre 3.500. L’ambito familiare arriva ormai a costituire il contesto omicidiario quasi esclusivo per le vittime femminili, trovano la morte per mano di un familiare o di un partner/ex partner. Nel 2018 le vittime degli omicidi familiari aumentano al Sud da 57 a 65 vittime e al Centro da 28 a 30, mentre diminuiscono al Nord passando da 81 a 68. L’omicidio in famiglia colpisce in misura sempre più frequente gli anziani. Le vittime di oltre i 65 anni raggiungono infatti il 30,1% del totale a fronte del 18% del 2000. Aumenta l’età media delle vittime, che passa da 45 anni nel 2000 a 48,8 nel 2018. Si segnala il crescente fenomeno degli omicidi
pietatis causa, ( 23 casi nel 2018) dettati dalla decisione dell’assassino di porre fine ad una condizione di disagio estremo della vittima, come può essere una grave malattia, la demenza senile … da lui ritenuta insostenibile.
Il maggior numero dei delitti si consuma nella relazione di coppia, in essere o passata.
Nel 2018 sono 80 le vittime tra coniugi, ex coniugi o ex partner, pari al 49,1% degli omicidi in famiglia, costituite nel 91,3% dei casi da donne. Anche la relazione genitore/figlio si caratterizza per una crescente problematicità, con un forte richiamo al tema dei figlicidi: si contano infatti 31 figli uccisi dai genitori nel 2018, con una crescita del +47,6% sull’anno precedente, nel 2017 erano 21 le vittime. I 31 figlicidi censiti sono stati commessi in 20 casi dai padri e in 11 casi dalle madri. La responsabilità delle madri è stata esclusiva nei 4 omicidi di figli di età inferiore ad un anno, scendendo al 40% nella fascia di età successiva 2 figli di 1-5 anni uccisi dalla madre e 3 dal padre, al 33,3% nella fascia 6-13 anni, 2 a fronte di 4 figli uccisi dai padri e attestandosi al 18,8% nei figlicidi degli over13enni, 3 sui 16 complessivamente compiuti.
Dato preoccupante le armi in casa, 4 vittime su 10 in famiglia uccise con armi da fuoco, legalmente detenute nel 65% dei casi. L’arma da fuoco prevale in misura significativa sull’arma da taglio. In particolare le armi da fuoco hanno rappresentato lo strumento principale di morte nei figlicidi e negli omicidi di coppia.
Anna Ammanniti