“Se non viene modificata con rapidità la norma che ha introdotto il Governo in materia di smart working, i Comuni e gli Enti pubblici rischiano la paralisi, insieme all’economia degli Enti locali e del Paese”. Lo ha detto il sindaco del capoluogo ciociaro che in questi giorni si sta facendo promotore di una petizione di sindaci di città medio-grandi della Penisola per chiedere al Governo di rivedere, subito, la disciplina introdotta in materia di smart working, ossia di lavoro da casa da parte dei dipendenti pubblici, tenuto conto della notevole attenuazione dell’incidenza dell’emergenza sanitaria, determinata dal Covid-19.
“All’inizio dell’emergenza, soprattutto nella fase di maggiore criticità – ha spiegato il primo cittadino – il lavoro a distanza aveva sicuramente un significato e poteva costituire una misura valida per evitare contatti pericolosi, sia tra i lavoratori, che rispetto all’utenza. Adesso, però, deve prevalere il principio del buon senso e della ragionevolezza che impone, a tutti, l’adozione di provvedimenti adeguati e proporzionati al mutamento evidente delle condizioni di rischio, soprattutto nel centro-sud Italia. Le amministrazioni che si trovano ad affrontare i piani di risanamento finanziari, come il Comune di Frosinone, ormai migliaia in Italia, hanno anche difficoltà tecniche e di liquidità per assumere ulteriore personale, in tutte le categorie dei dipendenti. È impensabile gestire uffici tecnici, uffici commercio e servizi sociali con l’80% del personale autorizzato a stare a casa, senza che vi sia una disciplina specifica per verificare la produttività a distanza dei dipendenti, perché in tal modo tutto viene rimesso al grado di coscienza e di attaccamento al bene pubblico da parte del singolo che, non sempre, viene effettivamente riscontrato”.
