(di Alessandro Andrelli) De Donatis sferza l’ennesimo colpo di distruzione a Sora e venerdì scorso (29 maggio) firma lo scioglimento della società Farmacia comunale, decretando la morte di una realtà importante e in attivo, che tanto ha dato al territorio e ai sorani e che tanto altro ancora poteva dare. A niente è valso quanto urlato da molti in tutti i modi possibili. La decisione, che sembrerebbe essere stata presa in sordina, nel silenzio delle stanze del potere dal sindaco, dalla Paolacci e dalla D’Orazio, è diventata realtà.
Un obiettivo, a quanto pare, così importante per i tre protagonisti da cancellare anni di insulti e maldicenze reciproche, facendo scoppiare addirittura una grande ed impensabile amicizia tra le due “lady” della piattaforma De Donatis (a quanto si dice in giro la Paolacci e la D’Orazio sono le uniche donne che davvero contino sulla scialuppa “scassata” del sindaco uscente, perché le altre varrebbero politicamente meno di zero per l’attuale primo cittadino). Una vera e propria barzelletta a dimostrazione che tutto si può ed è lecito fare per raggiungere un traguardo voluto a ogni costo (scopriremo presto anche il perché) e desiderato più di ogni cosa. Di fatto a nessuno di loro interessa o è minimamente interessato il bene della città né tantomeno l’obbligo morale e politico di preservare una realtà funzionante e di vanto per l’intero territorio. L’attuale sindaco, insieme ai fedelissimi ed agli “alzatori di mano” in consiglio, continua a distruggere ciò che c’è e che funziona, senza costruire null’altro al posto delle macerie generate. È sempre la vecchia storia, vista e rivista di continuo in questi quattro ultimi anni di governo alla “Attila, castigo di Dio”. Una storia terribile che ha travolto gli uffici comunali, il museo, il mattatoio, lo sportello Acea, la prima squadra di pallavolo, gli eventi importanti (La Notte Bianca dello Sport, le Mille Luci…), la sede INPS e la città tutta, nonché continua a minare la biblioteca, l’asilo nido, l’assistenza specialistica e tutto quello che di fatto funziona o sembri funzionare. La Farmacia, quindi, muore nel marasma di distruzione generale e si erge ad emblema dell’inverosimile. Il dolore grandissimo che genera alla soranità la morte di qualcosa che funziona e che produce utili, porta a focalizzare una volta di più la pazzia politica dei protagonisti e l’incapacità di giudizio di scelta della risicata maggioranza di consiglio che ha conferito fattibilità alla scellerata decisione presa da pochi. “Chi rompe paga -dice però una massima famosa- ed i cocci sono tutti i suoi”. Ed è proprio a questo che viene da pensare in tale caso, perché accanto alle manifestazioni pubbliche, alle proteste, alle urla, alle live ed agli attacchi su facebook, c’è chi ha studiato attentamente ed in silenzio gli atti, trovando diverse e gravi criticità, con numerosi passaggi non rispettosi della norma. A fronte di tante e tali cose, da tempo sarebbe partito un esposto a firma dei consiglieri Ernesto Tersigni e Valter Tersigni alla Corte dei Conti ed alla Procura della Corte dei Conti volto ad evidenziare non solo quello che è stato fatto, ma anche quanto è stato fatto male, nel totale non rispetto della legge. Tantissime le illegittimità evidenziate, le norme che appaiono eluse e i punti da accertare o chiarire. Potrebbe risultare addirittura tutto nullo o annullabile a fronte di quanto macroscopicamente presente. Alla richiesta di avere qualche notizia in più a tal proposito, dai consiglieri Tersigni c’è stata solo una breve risposta “Manteniamo, come sempre del resto, infinita fiducia nella giustizia perché certi che alla fine trionferà”. La questione della Farmacia allora non è più solo spettacolo e botta e risposta da bar, ma assume aspetti giuridici e societari non più trascurabili con numerose presunte illegittimità. Quindi, se è vero che le chiacchiere restano chiacchiere e servono solo a fare “fumo politico” senza nulla apportare alla soluzione reale dei fatti e gli attacchi su Facebook lasciano il tempo che trovano, è anche vero che nel momento in cui le argomentazioni cambiano di fronte a passaggi amministrativi e societari sanciti da norme precise, la storia diventa un’altra. Si parla di errori macroscopici che si incardinano a leggi non rispettate o volutamente eluse, nonché di atti non corretti sotto tanti e diversi punti di vista. Di fronte ad una attività in attivo che viene fatta chiudere ed a tanti dipendenti che restano senza un futuro certo e che, probabilmente con astuzia e malafede profusa, vengono anche strumentalizzati, di certo non è possibile stare a guardare. La politica è una cosa seria. Chi amministra una città ha un compito importante perché ha la responsabilità di gestire denaro pubblico e il dovere di pensare al territorio. Sora ha bisogno di politici che si preoccupino del bene della città, che non distruggano ma creino, che non tralascino ma approfondiscano, che non approfittino ma sentano nel cuore la soranità. Sora ha bisogno di risorgere e di tornare a brillare guidata da chi la ami profondamente. Restino a casa per sempre i naufraghi della peggiore piattaforma civica mai pensata che tanti danni hanno procurato ai sorani. È tempo di una politica nuova, che tuteli i cittadini. È giunta l’ora della capacità e della coerenza, perché solo così il territorio può tornare a volare. Alessandro Andrelli
