Boville – Covid-19, in prima linea contro il virus i medici di base

Alessandra Cinelli
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Sono loro, i medici di famiglia alle prese con migliaia di pazienti coi sintomi del virus.

Quelli che al primo raffreddore abbiamo chiamato anche in orari improbabili. Quelli che nell’emergenza non si sono persi d’animo e hanno attivato ogni tipo di procedura necessaria a garantire la salute degli assistiti. Qualcuno si è spinto oltre, così nell’incertezza c’è chi si è recato a casa di ‘Covid sospetti’. Chi invece ha preferito limitando accessi e contatti. Fino a quando la situazione non diventa critica, allora si può sperare nel ricovero. Altre volte è già troppo tardi. Un quadro della situazione, a Boville, ce lo ha fornito il dottor Renato Genovesi. Pochi i dispositivi di sicurezza, ma in compenso pochi i casi e una risposta adeguata dei cittadini al lockdown Dottore qual è la situazione attuale a Boville? A Boville come quasi tutti i paesi della Ciociaria che hanno una vasta campagna, la situazione è meno grave delle città metropolitane dove si vive in un appartamento e i miei concittadini hanno risposto dignitosamente al lockdown anche per questo notevole vantaggio. In questi mesi, ha ricevuto dispositivi di protezione personale adeguati? Come medico ho ricevuto pochi dispositivi di protezione, ma non voglio fare polemica. E’ chiaro che le risorse maggiori andavano giustamente investite negli ospedali Covid che hanno funzionato a meraviglia. Certamente se dovessimo noi medici di famiglia controllare il territorio, mascherine, tute monouso, guanti e occhiali dovremmo averle in maniera sufficiente! Il problema vero è che adesso non le riusciamo a reperire nemmeno pagandole di tasca nostra. E’ stato sottoposto a tampone? Premesso che la differenza tra tampone e test sierologico “quantitativo” è che il primo dimostra solo il contagio in atto, il secondo dimostra se in passato sei stato contagiato o lo sei al momento, ho fatto come parte dei miei colleghi solo il tampone. Spero anche di eseguire il test sierologico. Quanto è ancora alto il rischio e come dobbiamo comportarci? Che la gente torni in giro non mi preoccupa tanto, sono abbastanza perplesso invece sull’uso di mascherine adeguate, delle distanze di sicurezza e dell’igiene. Voglio dire che se tutti mettessimo in pratica “indossare la mascherina, lavarsi le mani e distanza di sicurezza” troppa gente in giro non mi preoccuperebbe! Un altro rischio è rappresentato dai soggetti asintomatici. Come si gestiscono? Gli asintomatici sono il vero problema di questa pandemia! Forse con i test sierologici a tappeto, fatto con un modesto prelievo di sangue, potremmo identificarli ma questa è la vera vulnerabilità per sconfiggere questo maledetto virus. C’è stato un adeguato rispetto della quarantena? Penso che il vero insegnamento di questa pandemia sia stato imparare a rimanere soli con se stessi per almeno due settimane e chi ha dovuto sottoporsi a quarantena ha capito l’importanza del suo comportamento forzato! Dicono che l’estate potrebbe limitare i contagi. Quanto c’è di vero? Il caldo non porterà via questo virus, ne avremo ancora per un bel po’ e se non riusciremo a convivere con le mascherine e continuare ad avere le mani pulite non ne usciremo prima di un auspicabile vaccino Da cittadino e medico, si poteva fare meglio? È necessario valutare le circostanze improvvise e la sottovalutazione iniziale da cui siamo partiti, ma a parte la ripresa economica che sarà dura, fino ad oggi direi che abbiamo sfiorato la sufficienza. Ma noi italiani solo quando siamo alle strette diamo il massimo! Personalmente la vita mi ha insegnato che ‘si poteva fare sempre meglio’, il giorno dopo.
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