Stefania Bedetti, super impegnata nei ruoli che le si addicono ed ex amministratrice comunale, focalizza problemi ed aspettative.
Caro ministro ti scrivo “Da diversi giorni, ascolto la ministra Azzolina in merito al suo attento ed accurato impegno per la riapertura, nel mese di giugno, di asili nido e scuola dell’infanzia. In tutta sincerità all’inizio pensavo fosse una fake news; purtroppo non è così. Comprendo le tante famiglie che, dopo 2 mesi di quarantena, si ritrovano, fortunatamente, a dover riprendere il lavoro ma da mamma, nonna e soprattutto da insegnante faccio fatica a credere che questa possa essere la ragione di tanto impegno, perché se così fosse mi crolla un mondo intero. Non è pensabile che tanti psicologici abbiano perso il loro tempo a studiare e scrivere saggi di psicologia infantile, nei quali rilevano l’importanza della prima infanzia nella quale le coccole, gli abbracci ed il contatto fisico favoriscono lo sviluppo del bambino, sortendo in lui dei veri e propri effetti terapeutici. E’ noto che, sin dalla nascita, i bambini hanno desiderio di connessioni sociali che lo aiutano nella capacità di costruire relazioni future sicure. E’ dimostrato, inoltre, che il contatto fisico, nei primi anni di vita, è in grado di stimolare percorsi neuronali di dopamina, ossitocina e persino oppioidi, i quali aiutano il corpo a regolare l’umore, gli affetti e anche a diminuire il dolore, migliorare il sonno e lo sviluppo del cervello rafforzando l’autostima, la sicurezza di sé e riducendo a sua volta l’ansia. La scuola dell’infanzia, per antonomasia, è un contesto dove i bambini sviluppano apprendimenti significativi, che alla scuola primaria corrisponderanno ai saperi disciplinari. Non può, e non deve, quindi, essere considerato come un mero babysitteraggio. Riaprire ora significherebbe avere una scuola dell’infanzia totalmente cambiata ed al servizio di genitori narcisisti; significherebbe tentare un esperimento senza sapere cosa accadrà con un contatto prolungato di bambini, i quali possono essere dei potenziali infettati ed i maggiori infettanti. Si sta pensando di creare una task force? Ma mi chiedo: come si fa in una scuola dell’infanzia? Non è pensabile in quanto non è possibile chiedere ad un insegnante cosa e come fare nel momento in cui il bambino ti chiede aiuto e tu devi mantenere le distanze, perdendo di vista il suo stato psicologico. Entri in classe cara Ministra e quando un bambino cerca conforto, aiuto, sicurezza, mantenga le distanze, creando confusione psicologica più totale in questi piccoli alunni che, improvvisamente, si ritrovano in un ambiente che non conoscono più, ostile e freddo, dove le braccia non possono più abbracciare e si allungano solo per misurare le distanze a cui restare l’uno dall’altro. E’ opportuno, anzi necessario, assumerci tutti le nostre responsabilità (politici, genitori, insegnanti) per non rischiare di essere tutti complici colpevoli dei tanti traumi psicologici dei nostri bambini. E la Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo?”. Jackal
