Editoriale – Il bullo di Facebook: leone da tastiera o pecora che rifiuta la propria identità?

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Wikipedia spiega che il bullismo è una forma di comportamento violento e intenzionale, di natura sia fisica sia psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuta nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione, come bersagli facili e/o incapaci di difendersi.

Il bullo è il soggetto convinto di essere il più forte, mai contraddirlo! Diventa ancora più bullo! Peccato che gli sfugge spesso che è solamente una sua convinzione quella per l’appunto di essere più forte. Il bulletto oltre che seduto nei banchi di scuola, lo troviamo nei reparti delle fabbriche, in politica, negli uffici, tra i commessi del supermercato, c’è sempre quel soggetto “violento”, il finto saccente convinto di saperne più degli altri. Manifesta la propria prepotenza attraverso la parola, i suoi discorsi non hanno granché di filo logico, ma non per questo devono stare zitti, devono metter bocca su tutto. Quale migliore piazza per esibirsi se non i social network in primis Facebook? Ne troviamo a bizzeffe nascosti dietro le tastiere ad esibirsi nelle loro migliori performance. Sono i “famosi” leoni da tastiera, convinti loro di essere come il re della foresta, in realtà appaiono come pecore che cercano, annaspando, di tramutare la loro identità. Spesso sono quelle persone che si sentono poco realizzate nella vita, quei soggetti con equilibri piuttosto precari, quegli individui in cui basta un leggero alito di vento per spazzare via i castelli di sabbia che si sono costruiti nel tempo, e con essi vanno via le loro certezze, minate dalle persone che amano usare il cervello, quelle che non si accodano mai al tifo da stadio. E’ con queste persone allora che i bulli – haters danno sfogo alle loro bassezze e limiti. Sono le persone ambigue, aggressive e a volte anche violente. Le parolacce e gli insulti sono il linguaggio, le armi che preferiscono, le mettono davanti al ragionamento e al confronto, fanno da scudo al loro intelletto. I bulli di Facebook sono quelle persone che si autodefiniscono “tipi duri”, sono quelli che hanno immensa fiducia in sé stessi, sono i soggetti abili nel sottrarsi alle responsabilità in situazioni ambigue e spesso descrivono il comportamento degli altri come aggressivo, provocatorio e stupido. Agli occhi degli altri invece sono quelli che nascondono profonde inadeguatezze, quelle persone che mettono davanti sempre la violenza e quel desiderio di prevalere sugli altri. Tutti dovrebbero (secondo loro) accettare il loro pensiero, le loro idee. Sono quelli che credono e sono convinti veramente che il mondo giri attorno a loro, sono quelli che hanno la verità sempre in tasca, la loro parola è il Vangelo. Non sono mai tanto umili di chiedersi: ma se avessi torto? Niente, continuano imperterriti a inveire contro chiunque provi a farli ragionare. Attaccano con esagerata violenza verbale chiunque osi contraddire le loro teorie, basate poi su cosa? La maggior parte delle volte parlano senza avere cognizione di ciò che trattano. Si sentono avvocati, statisti, medici, giornalisti, virologi, infettivologi, scienziati, commercialisti, per ogni argomento hanno la loro immensa competenza. Scrivono e scrivono distribuendo la loro PAROLA, non accettano rifiuti e il pensiero degli altri, pronti ad aggredire e offendere. Sono oltraggiatori della libertà di pensiero, quella condizione che segna la netta differenza tra l’essere civile ed incivile. Sono lì, sui social, presenti in ogni commento, non scappa loro un post, pronti a distribuire le loro “perle di saggezze”.  Ebbene bulli dei social, svegliatevi non siete nulla di tutto ciò che pensate di essere. Anna Ammanniti
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