Un locale alla moda, 150 coperti, clienti in attesa al bancone. Se non ti uccide la crisi, ci pensa lo Stato a farlo. Tra le vittime del Covid-19 ci sono anche loro, i ristoratori italiani.
L’On the Road era tra i locali più frequentati della provincia. Tirato su a suon di sacrifici e nottate in bianco, non un pub ma una famiglia allargata dove ritrovarsi. La vera anima era lui, Simone Taglienti. Infaticabile imprenditore, insieme alla moglie Stefania: il vero dramma sarà ora garantire uno stipendio ai suoi undici dipendenti. Le sue paure sono quelle di un intero settore fortemente penalizzato e che più di tanti avrà non poche difficoltà a ripartire. Quanto ti ha penalizzato questa prima fase? Rispetto a molti, ho anticipato il Governo di tre giorni. Abbiamo scelto di chiudere il 9 marzo quando ormai non c’erano più i presupposti per andare avanti. In questi due mesi ho lavorato poco più di una settimana, con una stima sulle perdite pari al 90%. La mia purtroppo è una struttura che ha alti costi di gestione, abbiamo undici dipendenti e tutti assunti. Ovviamente ho bisogno di lavorare per mantenere il personale> Quali provvedimenti hai dovuto adottare? Voglio prima di tutto ringraziare i fornitori che hanno sospeso i pagamenti. Non avendo incassato non ho potuto nemmeno pagare. Per quanto riguarda il personale lo abbiamo messo in cassa integrazione, ma ad oggi non è arrivato nemmeno un centesimo e molti di loro hanno una famiglia da mantenere. Come ti stai preparando alla ‘fase 2’? Se non si farà qualcosa, purtroppo sarò costretto a non riaprire. I costi di gestione sono alti e avere tavoli a due metri è impensabile. Se con l’estate possiamo cavarcela sistemando i coperti all’esterno, a fine settembre quando si dovrà per forza tornare dentro, come faremo? Da 150 posti con le nuove misure riuscirò a mantenerne appena 40 e con 40 coperti e i costi di gestione che non variano quali provvedimenti dovrò prendere? Purtroppo la soluzione sarà una soltanto: ridurre il personale. Una scelta drastica, dolorosa ma che va fatta per la sopravvivenza. Ecco perché paradossalmente stare chiuso mi costerebbe di meno. Si poteva fare diversamente? Non sono un tecnico, magari quando è successo tutto invece di chiudere un’attività al giorno avrebbero potuto bloccare tutto e probabilmente ci saremmo ritrovati in una situazione diversa. Sicuramente qualcosa andava fatto meglio. Troppe restrizioni, ripartire sarà difficile. Anche per questo, insieme ad altri colleghi, abbiamo riconsegnato le chiavi dei locali al sindaco Quadrini. Un gesto simbolico ma forte, un grido di dolore ma anche di speranza. Quali sono le prospettive? Le prospettive sono abbastanza negative. I problemi sono troppi. Le bollette continuano ad arrivare. Se non ho lavorato, come faccio a pagare i contributi ai miei dipendenti? Solo tante promesse. Non ho nemmeno ricevuto le 600 euro per i possessori di partita Iva. In questo difficile momento, almeno una nota positiva: la nascita di tua figlia Giorgia Maria. Che futuro ti auguri per lei? E’ nata il 10 aprile all’ospedale di Sora e purtroppo ho dovuto attendere quattro giorni prima di abbracciarla. Sicuramente ha scelto il periodo peggiore per venire al mondo. Mi auguro di riuscire a ripartire il prima possibile per garantirle una vita migliore, insieme al fratellino Lorenzo. Saranno giorni di sacrifici, ma dobbiamo mettercela tutta per i miei figli e per tutti i bambini che meritano un futuro diverso.
