Sora – Una croce per Serra Alta, si rinnova la tradizione (foto)

Francesca Merolle
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“Neanche il coronavirus è riuscito a fermare la tradizionale accensione sui monti di Sora di una croce di fuoco a ricordo dell’incidente aereo del 30 marzo 1963”.

L’Associazione Amici della Montagna “Gruppo 25 Aprile” fin dagli inizi degli anni ’90 commemora il triste episodio. La grande croce di fuoco è visibile in tutta l’area del sorano e quest’anno assume un significato ancora più profondo. ” …. il 25 aprile rispettando tutte le norme di sicurezza del caso – scrivono i volontari della protezione civile di Sora – abbiamo realizzato come ogni anno la croce in memoria delle vittime dell’incidente aereo di serra alta quest’anno pero ci tenavamo in modo particolare per dedicare anche un pensiero a tutte le vittime del covid 19 tutti insieme alziamo gli occhi al cielo e rivolgiamo una preghiera per tutti loro! Con tutto il cuore i vostri volontari”. Ricordiamo che il 30 marzo del 1963, la montagna che da secoli protegge e cinge la città di Sora, il Serra Alta (1.720 mt.), fu teatro di una tragedia che turbò le vite di migliaia di persone. L’aereo DC-3 dell’ITAVIA partito dall’aereoporto di Pescara alle 18.30 e diretto a Ciampino si abbatté contro il ripido costone della montagna, probabilmente a causa delle avverse condizioni metereologiche e di un’incerta visibilità dovuta ad un forte temporale in atto. Otto furono le vittime totali: tre i membri dell’equipaggio (il comandante pilota Ernesto Roggero; il secondo pilota Erminio Bonfatti ed il sergente marconista Angelo Lombruno); e cinque i passeggeri civili: il nobile Nicola Marcello, Marco Di Michele (cancelliere del tribunale di Pescara), l’avvocato Guido Mancini (vice presidente dell’Itavia), Leon Bruno Angeloni e l’industriale americano Martin Gebel. La notizia della tragedia si sparse velocemente in tutta la città, anche a seguito del forte boato di motore d’aereo che cercava di prendere quota che si avvertì distintamente nelle zone prossime al monte. Subito si mise in moto la macchina dei soccorsi. Fondamentale fu l’impegno della sezione sorana del Club Alpino Italiano nell’individuazione dell’aereo, nel recupero delle salme e nel loro trasporto a Sora.
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