(di Anna Ammanniti) La storia di Fausto Russo, 38 anni di Minturno (LT), 42 giorni di ospedale ricoverato perché positivo al Coronavirus, lo spietato e subdolo virus che in Italia in quasi due mesi ha portato via più di 25 mila persone.

Sfidare la morte e tornare ad apprezzare la vita ancora di più. Tornare a casa da super eroe, questa è la storia di Mister Incredibile, di Fausto Russo conosciuto in terra ciociara perché preparatore atletico della squadra di calcio Atletico Terme Fiuggi. Si è conclusa domenica pomeriggio la triste avventura di Fausto, tornato a casa dopo 30 giorni ricoverato all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina e 12 giorni presso l’albergo Covid di Latina Scalo. Fausto è un uomo energico, vitalità da vendere, felice di aver ripreso la vita e di averlo fatto con un piglio diverso, con un’altra consapevolezza. Il Coronavirus gli ha causato la polmonite interstiziale bilaterale, di questa malattia sono morti in Italia da marzo scorso più di 25 mila persone, lui è uno che ce l’ha fatta, che ha sconfitto il malefico virus. Era giovedì 5 marzo quando ha sentito i primi sintomi febbrili, aveva una tosse molto secca e la febbre. Il medico di base dopo avergli chiesto se fosse stato a contatto con qualcuno delle zone nord d’Italia, gli aveva consigliato di stare a casa riguardato, pensando a un’influenza stagionale. Ma Fausto non riusciva a respirare, lo faceva con sofferenza e fatica, domenica 8 marzo ha chiamato il 118. L’ambulanza è arrivata a sirene spiegate, gli operatori gli hanno subito messo l’ossigeno, Fausto non respirava, era sdraiato sulla barella.
I due figli, di 3 e 5 anni osservano il momento con terrore, il piccolino stringeva nelle mani un giocattolino di Mister Incredibile, mentre con gli occhi pieni di lacrime osservava il papà sdraiato e quelle persone che devono portarlo via per fargli un tac. Fausto si accorge delle lacrime del piccolino, si sposta la mascherina e gli dice che <papà è stato scelto per essere trasformato in un super eroe! Lo stanno portando a fare una foto ai muscoli e tornerà da Mister Incredibile!>
Papà super eroe quando domenica è uscito dall’ospedale ed è tornato a casa, indossava la maglietta degli Avengers e una mascherina nera, i bambini lo hanno abbracciato felicissimi!
“Ho cercato di proteggerli, perché i bambini sono stati quelli più colpiti emotivamente, non c’è stato un secondo della mia lunga degenza in cui non abbia pensato al momento di ritornare a casa e riabbracciarli. I figli sono un qualcosa di eccezionale, mi hanno dato quella forza di dire < devo ritornare a casa, devo ritornare da loro, hanno bisogno di me e non possono restare senza!>”
La polmonite interstiziale bilaterale causata dal virus colpisce i polmoni in maniera devastante, il Coronavirus è forte, non colpisce solo fisicamente, ti lascia solo, non dà la possibilità di avere le persone vicino! Fausto ha raccontato che mentre si è in terapia intensiva con il casco in plastica trasparente ficcato in testa, ti trattano tutti con grande
paura e diffidenza, compresi gli operatori sanitari. Hanno paura, un’alta percentuale di loro è stata contagiata e tanti purtroppo sono morti.
“Sei in distanziamento sociale totale, non hai mai nessuno vicino, solo i sanitari che entrano tutti coperti, puoi vedere solo i loro occhi, fanno quello che devono fare e vanno via veloci. Questo virus non ti distrugge solo fisicamente, ti distrugge soprattutto a livello psicologico ed emotivo, non ti dà la possibilità di avere gli affetti vicino, di avere conforto, di avere contatto. Ora a casa vengono le persone a trovarti, devono restare distanti con le mascherine, mi viene voglia di abbracciarli tutti! Quanto è importante un abbraccio? Viviamo di contatti! Quanto conta una pacca sulla spalla, una carezza, una stretta di mano?”
Fausto non sa da chi ha contratto il virus, erano i primi giorni di marzo e i contagi erano pochissimi, lui è stato uno dei primi. Nelle nostre zone c’era solo una signora di Fiuggi malata di Coronavirus e una signora di Cremona, arrivata a Minturno in visita a dei parenti. “
Questo fa capire che già allora il virus camminava sulle gambe degli asintomatici. Il contagio camminava su quelle persone che non avevano sintomi, non sapevano di avere il Coronavirus e senza i sintomi non ti fanno il tampone, ma comunque contagiavano! Ecco perché il distanziamento sociale è importante! E’ importante la ripresa da questo virus, ma non sarà più uguale, la gente ha paura e fino a quando che non ci sarà un farmaco giusto e un vaccino non credo che possiamo del tutto essere tranquilli, soprattutto in virtù di settembre e ottobre con un probabile ritorno del Coronavirus.”

Fausto durante il periodo della degenza non si è mai arreso, non ha mai avuto paura di non farcela.
“Sono un combattente di natura, vengo dallo sport, dal calcio. Sono cresciuto con i film di Rocky, mi ripetevo <ancora un altro round non ho sentito la campana>. Non mi sono mai sentito sconfitto dal virus, perché amo troppo la vita, amo troppo i miei figli, mia moglie, il mio lavoro, non potevo non ritornare. Sapevo che non era giunta la mia fine e soprattutto mi sentivo il diritto e il dovere di testimoniare, di far sapere alla gente, di avvisare il più persone possibile”. Così Fausto a metà marzo quando ha tolto il casco, attraverso numerose conference call ha testimoniato la sua malattia al Coronavirus a
32 Stati. “Durante una conference call c’erano 200 testate giornalistiche di tutto il mondo. Ancora non c’erano contagi all’estero. Ho cercato di avvisare in Spagna, in America, in Arabia Saudita, ho cercato con la forza che non avevo di trasformare la mia battaglia, in una battaglia positiva e questo mi ha dato anche la forza di continuare.”
“Ringrazio il lavoro dei medici, degli operatori sanitari, se sono vivo è merito loro, sono i veri angeli, gli eroi di questa guerra! Stanno in prima linea e combattono con il rischio di essere contagiati e molti di loro non ce l’hanno fatta. Ringrazio tutti i medici e gli infermieri dell’ospedale Santa Maria Goretti in particolar modo il dott. Angelo Vetica, il primario del reparto Malattie Infettive la dott.ssa Miriam Lichtner e un mio concittadino dirigente del dipartimento dell’Asl il dott. Romolo Del Balzo che è stato la persona che mi ha telefonato, e senza neanche salutarmi mi ha urlato per telefono < è negativooo!!!> Sono tre notti che mi rimbomba la sua voce! È stata la partita più bella che ho vinto nella vita, è il campionato più bello, la coppa più importante!”“Appena potrò uscire di casa tornerò ad abbracciare tutti i miei familiari, i miei colleghi della palestra, tutta l’equipe dell’Atletico Terme Fiuggi!”
La storia di Fausto ha un finale a lieto fine come nelle migliori favole. “La vita ti cambia, cambia la percezione delle cose, cambia la cura del particolare, cambia il tempo. Da oggi prima di scegliere il tuo tempo ci pensi un attimo. Perché quando ti viene sottratto del tempo, allora dopo ragioni su quando hai tempo e come e con chi vuoi trascorrerlo, cercando di dare più tempo alle persone che ami.” “Sono tornato a casa dopo sei settimane, ho potuto riabbracciare la mia famiglia. Il grande mi ha detto <papà non te ne andare mai più>, il più piccolino <papà io pensavo che tu fossi morto>. Sono parole molto forti che ti fanno capire come loro abbiano vissuto questo dramma, nonostante io abbia cercato di farli giocare, loro hanno capito che c’era qualcosa che non andava.”
Anna Ammanniti