Dopo l’articolo pubblicato su Tg24.info nella serata di ieri (clicca qui) la signora Chiara ha contattato la nostra redazione chiedendo di riportare ufficialmente le sue scuse circa la vicenda.s
«Con tutta la rabbia del momento, quando ho realizzato la clip, ammetto di aver usato parole dure nei confronti degli agenti di Polizia. Sono rammaricata per essere apparsa irascibile o irriverente e chiedo scusa: io non sono così, nessuno della mia famiglia è così. Abbiamo educato i nostri figli al rispetto ed alla comprensione, in qualsiasi caso. Con il senno del poi, mi rendo conto di aver esagerato con le parole e con la collera. Per questo ho voluto eliminare i video dal mio profilo facebook. Mi rendo conto che le mie espressioni sono state inopportune. Mi duole che, oltremodo, la mia “esplosione” sia stata occasione di sfogo per altre persone: sin da subito mi sono dissociata dagli insulti e dai commenti di odio nei confronti delle Forze dell’Ordine». Nel pomeriggio di venerdì scorso, a seguito della notifica del verbale presso il proprio domicilio, Chiara aveva fatto una diretta facebook per denunciare e contestare la sanzione amministrativa elevata nei confronti del marito la mattina dell’8 aprile. In poco tempo il video era diventato virale: migliaia di condivisioni e più di un milione di visualizzazioni. Le parole di indignazione e le lacrime della giovane mamma avevano però fomentato il popolo dei social: una mala interpretazione della circostanza, strumentalizzata e fraintesa, che ha generato commenti inopportuni. In molti non si sono risparmiati, criticando ed offendendo duramente l’operato dei Tutori dell’Ordine nell’ambito delle loro funzioni di pubblica sicurezza. Per questo la famiglia ha deciso di rimuovere le clip dal profilo, affinché non continuasse ad essere un pretesto per le ingiuriose espressioni. Oltre al messaggio di scuse, Chiara ha voluto aggiungere «Chi ci conosce sa che il piatto sul tavolo per i nostri figli non è mai mancato, le medicine a nostro figlio le abbiamo sempre comperate, dal giorno che si è ammalato abbiamo rispettato ogni singola visita, le fisioterapie, le terapie. Se la vita non ci avesse colpiti oggi avevamo 4 case non una. Siamo sempre stati in affitto ed abbiamo puntualmente onorato ogni rispettiva scadenza, senza chiedere niente a nessuno. Tutto ciò che serve ed è servito alla nostra famiglia, abbiamo sempre provveduto. Ora tengo a precisare una cosa: non siamo né pezzenti né morti di fame. Abbiamo chiesto aiuto quando a nostro figlio è stato prescritto il CDB, molto costoso, e quando è stato operato, per sostenere i nostri spostamenti nostri durante la rianimazione e per far fronte a tutto l’occorrente post operatorio». Sara Pacitto
