Regione – Parco, attività venatoria aperta anche ai non residenti: a rischio l’orso bruno marsicano

Caterina Paglia
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L’orso bruno marsicano è a rischio per una legge emessa dalla Regione Lazio a favore dell’attività venatoria. Le Associazioni animaliste sono sul piede di guerra e si appellano al Governo affinché l’articolo 9 della legge venga impugnato davanti alla Corte Costituzionale.

“Per favorire i cacciatori, la Regione Lazio sta mettendo in pericolo l’orso bruno marsicano – spiegano in una nota le Associazioni WWF Italia, Enpa, Lac, Lav, Lega Nazionale difesa del cane, Lipu, Salviamo l’Orso e Orso and Friends -. Noi non ci stiamo! In tal senso abbiamo inviato questa nota al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’Ambiente per chiedere la parziale impugnativa della legge della Regione Lazio n 1 del 27 febbraio 2020 recante Misure per lo sviluppo economico, l’attrattività degli investimenti e la semplificazione”. In sostanza, le suddette Associazioni chiedono al Governo di intervenire che aumenta la densità venatoria nell’area contigua del Parco Nazionale. “Questa legge, all’articolo 9, – sottolineano le Associazioni interessate – ha esteso la possibilità di accesso nell’area contigua laziale del Pnalm, anche ai cacciatori non residenti, violando apertamente quanto stabilito dall’articolo 32 della legge quadro sulle aree naturali protette che, al comma 3, stabilisce che all’interno delle aree contigue le regioni possono disciplinare l’esercizio della caccia soltanto nella forma della caccia controllata, riservata ai residenti dei Comuni dell’area naturale protetta e dell’area contigua. Estendere l’accesso anche ai non residenti vuol dire aumentare la pressione venatoria in un’area fondamentale per la tutela dell’orso bruno marsicano, specie a rischio di estinzione. Già in passato la Regione Lazio aveva tentato di introdurre l’aumento del numero dei cacciatori ricevendo delle solenni bocciature da parte del Tar Lazio e del Consiglio di Stato. Ora, bocciata davanti alla giustizia amministrativa, la Regione Lazio ha provato ad aggirare l’ostacolo utilizzando una legge palesemente in contrasto con la legge vigente nazionale”. Un appello accorato che mette in evidenza una delle tante problematiche che verranno fuori dopo l’emergenza Coronavirus. Caterina Paglia  
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