Solamente il vescovo di ogni rispettiva diocesi può esprimersi in merito e stabilire se rinviare o sospendere le cerimonie, previste tra maggio ed agosto, celebrate per conferire i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima.
Le famiglie, che avevano fissato una data ed iniziato ad organizzare i festeggiamenti prima che “esplodesse” questa pandemia, adesso attendono una decisione in tal senso: i riti previsti nelle ultime domeniche di primavera e per le successive, ad estate inoltrata, verranno sospesi e quindi rimandati tra settembre ed ottobre, oppure annullati e rinviati al prossimo anno? In questo momento particolarmente funesto, caratterizzato da paure, tensioni, incertezze, tanta confusione, il quesito non deriva da un atteggiamento frivolo o spocchioso ma dalla voglia di normalità, di ricominciare almeno a pensare di poter tornare a vivere la propria vita, fatta anche di impegni, date, scadenze, organizzazione…e cerimonie. Mons. Mariano Crociata, ad esempio, vescovo della diocesi che comprende Latina, Terracina, Sezze e Priverno, ha già firmato il decreto con cui dispone il rinvio delle Prime Comunioni e delle Cresime al prossimo autunno. Per quanto riguarda i matrimoni invece, nel caso non sia possibile rinviarli, potranno essere eseguiti con la sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni, nel rispetto delle disposizioni per la prevenzione sanitaria. È notizia di giovedì scorso che la CEI, Conferenza Episcopale Italina, sia passata alla “fase 2”, sottoponendo ed illustrando al Governo una serie di proposte che mirano alla ripresa dell’attività ecclesiale: messe con volontari che garantiscano le distanze, funerali e cerimonie con la presenza dei familiari stretti, incontri di comunità facendo uso dei dispositivi di protezione. «Con tutta l’attenzione richiesta dall’emergenza dobbiamo tornare ad “abitare” la Chiesa, il Paese ne ha un profondo bisogno, c’è una domanda enorme e rispondere significa dare un contributo alla coesione sociale», così il sottosegretario don Ivan Maffeis, che continua «Sappiamo tutti che il 4 maggio l’emergenza non sarà finita ma se aspettiamo che finisca, possiamo mettere in soffitta per sempre la vita ecclesiale. Per questo chiediamo che ci venga riconosciuta la possibilità di riprendere, certamente senza sconti, sarebbe irresponsabile. Però noi chiediamo che venga data una risposta alle attese di tanta gente». L’auspicio è quello di riprendere la pratica liturgica già dal 4 maggio. Intanto, diversi negozi, soprattutto abbigliamento da cerimonia, rassicurano i clienti che hanno rimandato o pensano ad un possibile rinvio “nel caso in cui l’abito acquistato e non ancora ritirato risultasse piccolo come taglia e non fosse possibile intervenire con eventuali lavori di sartoria, lo si potrà cambiare di misura o modello se disponibile in negozio”. Se c’è reciproca volontà di venirsi incontro, la soluzione si trova sempre. Sara Pacitto
