Focus – Bara. Barare. Baratro.

Irene Mizzoni
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(di Irene Mizzoni) A Bergamo ieri sera sono arrivati i mezzi dell’esercito per trasportare le bare di alcune delle persone morte di COVID-19 dal cimitero monumentale ai forni crematori di altre città. Bergamo è la provincia italiana con il maggior numero di casi di coronavirus.

La vita reale e quella virtuale di ognuno di noi oggi difficilmente si distinguono. Non è un bene. Nei casi più gravi si chiama social obsession. Tutti, presto o tardi, passiamo nel trita-anima della delusione, quella delle grandi aspettative. Dalla nostra minuscola Cape Canaveral Air Force Station puntiamo alla luna e della illusione divoratrice diventiamo schiavi. La chiave che ci ritroviamo stretta fra le mani è quella dell’insoddisfazione che spalanca la porta della nostra nuova e scintillante vita virtuale che NON possiamo controllare e che ci controlla. Vi meravigliate se non sentite più nulla? Se non capite persone, situazioni, voi stessi? La videovita è questo. I videogiochi ci fanno guadagnare vite, le mini serie preferite ci fanno credere di poter risolvere tutto in 40 minuti. E di fronte ad una bara vera, di fronte a delle vite risucchiate dalla malattia oscura, come potete pretendere di riuscire a fermarvi e a sentire? I feretri di Bergamo sono il dolore che squarcia il petto. Quello che chiude la gola. Quello che toglie forza, mentale e fisica. Eppure non sentite niente. Distogliete lo sguardo, di certo pronunciate qualche castroneria. Barate. Oggi siamo tutti costretti dinanzi a quelle bare, perchè voi barate. Non rispettate le regole. Eppure basterebbe una: non uscire. Ma tant’è: perchè dovreste capire il giusto se non sentite il senso comune, il senso di responsabilità nemmeno verso voi stessi? Figuriamoci verso gli altri! E’ l’irreparabile rovina. Nè baratro nè barbarie.  Svegliamoci.
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