Aveva assicurato un posto di lavoro ai musei Vaticani per il figlio di un suo amico. Ma per fare questo, l’uomo, un 63enne di Morolo residente nella capitale, aveva bisogno di denaro per <ungere> la macchina delle raccomandazioni. Così l’amico, titolare di una azienda agricola del capoluogo ciociaro, gli aveva versato subito tremila euro. Ma dopo alcuni mesi vedendo che questa convocazione dagli uffici del Vaticano non arrivava aveva chiamato telefonicamente il 63enne chiedendo a che punto stesse quella pratica.
Quest’ultimo per tutta risposta gli aveva detto che ci voleva altro denaro perché avrebbe dovuto contattare persone molto in alto a cui avrebbe dovuto dare <la mazzetta>. E così l’amico gli aveva versato altri 4500 euro. Soltanto dopo aver trascorso quasi un anno in attesa di questo sospirato posto di lavoro il titolare dell’azienda agricola aveva capito di essere finito nella mani di un truffatore ed aveva presentato la denuncia.
A conclusione delle indagini il 63enne di Morolo è finito sotto processo per il reato di truffa. Nei giorni scorsi l’imputato è stato condannato a sei mesi di reclusione subordinati alla somma che aveva incassato. Nello specifico se l’uomo non restituirà i 7.500 euro alla parte offesa finirà dritto in carcere.
Marina Mingarelli
