Provincia – Alla signora Letizia, perché la dignità non ha età

Francesca Merolle
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Scusi signora Letizia. Le chiediamo scusa a nome di chi l’avrebbe offesa su un letto d’ospedale approfittando della sua fragilità. Scusi per la superficialità, l’insensibilità di chi l’avrebbe ferita negli ultimi giorni di vita. Per chi ama ed ha amato un anziano accompagnandolo fino agli ultimi istanti con amore e dolcezza, riconoscendone l’inestimabile valore, le parole di sua figlia feriscono come lame. Siamo sicuri, però, che una persona della sua sensibilità, come emerge da quanto riportato, sarà in grado anche di perdonare. Lei si. Noi no! Perché la dignità non ha età. Ed errori simili, soprattutto da chi ha il compito di assistere ed aiutare chi soffre, non dovrebbero essere assolutamente ammessi. Ci auguriamo che queste parole servano a far riflettere a fondo e a far sì che episodi del genere, qualora confermati, non accadano più. Mai più.

Questa la storia apparsa sui social e che sta indignando il web. “Letizia arriva al pronto soccorso dell’ospedale [… ], in codice rosso [… ]. Letizia ha 87 anni e soffre da parecchi anni di diverse patologie invalidanti, non può camminare, [… ] e non può stare distesa su una barella, ha difficoltà a respirare. È lucida e ragiona, la mente è uno dei pochi organi che funzionano bene. Viene presa in carico dall’equipe di turno ed accudita come meglio si può, cateterizzata e con terapia adeguata per tentare di farla sbloccare. Fin qui nulla da eccepire ma… considerato che Letizia è sempre stata una persona estremamente pulita, sempre profumata e ordinata in tutta la sua vita, come si sarà sentita quando un infermiere o infermiera tra quelli che l’hanno accudita in condizioni estreme le ha detto “Signora ma a casa sua ce l’avete l’acqua ?” intendendo che fosse sporca. Come si sarebbe sentita vostra madre o la madre di quell’infermiere o infermiera che si è preso la libertà di sbeffeggiare sghignazzando una persona anziana, in fin di vita, in condizioni di disagio estremo solo perché forse avrà trovato traccia di deiezioni nel suo pannolone? E il medico presente e gli altri colleghi come avranno reagito, avranno riso tutti o qualcuno ha ripreso aspramente la persona che in quel momento si è sentita forte con una donna sofferente, tanto da metterla in enorme imbarazzo? Mia madre, Letizia è mia madre, appena ha avuto un alito di fiato mi ha raccontato l’accaduto nonostante avesse la maschera con l’ossigeno, nonostante non potesse nemmeno farsi capire bene ma… ha dovuto farmi partecipe dell’umiliazione subita davanti ad estranei ed in condizioni di impotenza perché le aveva fatto male più di tutte le patologie che la stavano portando all’ultima fermata!!! Ho sbagliato a non entrare in quella stanza spalancando la porta e cercando il colpevole di quell’affronto? In quel momento cercavo solo di avvertire il respiro ed i battiti di mia madre e di starle vicino sperando in un miracolo ma… nella mente il tarlo di quella frase mi scavava un’enorme voragine… “Signò… alla casa la tnit l’acqua ?”… Letizia nonostante tutti i tentativi per rimetterla su non ce l’ha fatta, è spirata il giorno dopo, [… ]. La persona che ha avuto un momento di gloria dicendo una cosa apparentemente così insignificante e risibile ma… in quel contesto fuori luogo, invasiva e lesiva della dignità umana… se si riconosce in queste righe deve solo VERGOGNARSI. Vergognarsi per tanti motivi e soprattutto perché la vecchiaia è una malattia contagiosa e la prenderemo tutti e non c’è una cura per debellarla, quindi, saremo tutti meno attivi e più vulnerabili e un giorno probabilmente anche lui o lei avrà bisogno di cure e dovrà sperare di non trovarsi intorno un gruppo di cafoni grezzi senza cuore né educazione che possano fargli passare nell’umiliazione le ultime ore di vita! Gli sforzi prodotti da medici ed infermieri coscienziosi ed attenti vengono vanificati da episodi così deplorevoli in un attimo! Vergogna! Mamma… te lo dovevo, ciao amore mio”.  
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