Sora – Angelo ha perso la sua ultima battaglia, si è arreso al “mostro”

Sara Pacitto
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Nei primi giorni di ottobre 2013 un 17enne residente ad Isola del Liri; il 3 marzo 2018 un 21enne di Carnello; nella mattinata di ieri è il corpo di Angelo Fusco, 44enne di Fontechiari, ad essere ritrovato all’interno del complesso “Serapide” in via Città di Castello, alle spalle di Piazza Annunziata a Sora.

L’ex mobilificio Tomassi, una struttura che sarebbe dovuta diventare punta di diamante per la città volsca, si è trasformato in un punto di riferimento per tossicodipendenti, spacciatori, prostituzione e quant’altro. Spesso teatro di tragedie e morte, è diventato il simbolo del degrado e dall’abbandono della cittadina sorana. La zona è stata posta sotto sequestro già da tempo ma, per quanto circoscritta, resta facilmente accessibile in diversi punti. Inevitabili rabbia e polemiche manifestate dai residenti che, a gran voce, chiedono “un riscatto di questa parte della città”. Quello di Angelo Fusco è un ennesimo dramma, che tocca la comunità e scuote l’animo di ognuno: un’altra vittima del Serapide, un’altra vittima del “mostro”. Ma di quale mostro Angelo è davvero vittima: indifferenza, mancanza di rapporti umani, pregiudizio, superficialità delle Istituzioni. Una sconfitta per la società civile, dovuta anche al tracollo del sistema. Una società troppo impegnata ad occuparsi di “altro”, cieca e sorda di fronte ai segnali di disagio. Ansie e paure, luoghi comuni, retaggio culturale “bigotto” che ci impone degli schemi precisi, e poi il peso del passato: forse è questo il vero mostro a cui Angelo si è arreso, quello che ti stringe la gola, quasi a soffocare, ti devasta l’animo, ti turba e ti “ruba” la voglia di farcela, ti toglie le emozioni per lasciarti solo tristezza nel cuore. È il male di vivere, che non sa darti “consigli” ma sa spingerti a gesti estremi. In alcune occasioni Angelo aveva affidato ai social il suo malessere: appena il mese scorso si rivolgeva agli amici virtuali e postava su facebook «In questo periodo brutto, sento la vicinanza di persone che mi hanno aiutato molto in passato e dimostrato del bene. Ma non ho il coraggio di affrontarli perché ho avuto nei loro confronti un comportamento molto scorretto. Mi sento uno schifo per ciò che feci. Il rimorso è grande» e poco dopo aggiungeva «Mi sono isolato da tutti per un bel po’ di tempo. Oggi ho ricominciato a comunicare con fb ed è commovente vedere che tutti i miei amici ci sono sempre stati. Grazie a tutti con affetto». Tanti i messaggi di sostegno e speranza in risposta «Non mollare, non è mai tardi per potersi rialzare… Zio sei fortissimo e ce la puoi fare… Il passato non si cambia ma puoi migliorare il presente ed il futuro….». Angelo aveva voglia di farcela, di andare avanti, di ricostruire la sua vita ma evidentemente il “mostro”, quello vero, ha avuto il sopravvento e lo ha convinto, dopo tante battaglie, a gettare la spugna, a rassegnarsi definitivamente. I familiari, preoccupati dalla sua assenza, lo hanno cercato per giorni, prima di scoprire il tragico epilogo. Il dolore è tanto, come anche la costernazione. Possa ora Angelo trovare la sua pace. Sara Pacitto
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