Arpino – Ponzio Pilato ci mette l’acqua ed il Comandante Schettino indica l’uscita

Sara Pacitto
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Le Idi di dicembre: altro che “figli di Cicerone”! I membri dell’opposizione politica si sono rivelati “fratelli di Bruto”, con una comune sferzata hanno voltato le spalle ai cittadini ed al paese di Arpino.

È necessaria una intro. La sentenza della Corte Costituzionale, n.18 del 2019, ha stabilito l’incostituzionalità del comma 714 nella legge 208/2015, negando di fatto la possibilità di appianare i debiti contratti ammortizzandoli in 30 anni, così come inizialmente previsto: il Decreto Crescita della scorsa estate ha salvato in extremis solamente i Comuni capoluogo e quelli con oltre 60mila abitanti, lasciando in piena difficoltà le piccole realtà territoriali. Il Patto di Stabilità prevede essenzialmente che l’Ente debba avere il “bilancio in equilibrio”. Ovviamente Arpino non può avere il bilancio in equilibrio: riducendosi gli anni per i quali era stato anzitempo spalmato il debito nel piano di rientro, inevitabilmente si alza la rata, che diventa troppo onerosa, per cui è impossibile rispettare gli obiettivi previsti di risanamento. Lo “squilibrio di bilancio” era già stato comunicato dal Responsabile Economico e Finanziario del Comune di Arpino in sede di salvaguardia di Bilancio 2019-2021. In questa delicata criticità trova origine l’atto di coraggio della Giunta Comunale: ovvero chiedere di rimodulare il piano di riequilibrio, al fine di evitare che venga dichiarato il dissesto finanziario. Un ultimo tentativo discusso ed approvato nel pomeriggio di sabato 7, durante l’Assise Civica. Una Assise Civica “straordinaria” che prevedeva di affrontare le sorti dell’Ente e del paese, alla quale la minoranza consiliare si è sottratta, non ha partecipato. Se la minoranza avesse presenziato avrebbe avuto due alternative: approvare questo ultimo espediente proposto dalla maggioranza oppure bocciarlo e ricusare l’estrema manovra. Ma niente: un teatrino, i cui protagonisti sono dei novelli Ponzio Pilato o, meglio ancora, nelle vesti del Comandante Schettino. Ed è lecito concludere: chi c’è e ci ha provato fino alla fine e chi invece se ne è lavato le mani ed ha deciso di tirarsene fuori a prescindere, di non esserci, di girare le spalle alla Città di Arpino, i primi ad abbandonare la nave che affonda. E se questa è l’operosa attività politica dell'”alternativa”, di chi si propone come “soluzione”, che puntualmente propina verdetti… ecco che non servono stagisti esperti per individuare ed analizzare i motivi per cui la cittadinanza ha preferito l’uno piuttosto che il peggio. Al paese non servono sentenze: al paese servono assi nella manica, collaborazione, consigli, rimedi risolutivi. Affondare il coltello nella piaga, in questo momento, significa affondare Arpino. Astenersi dal Consiglio Comunale di sabato non è stata una mossa strategica: sottrarsi alle proprie responsabilità, rinnegare l’incarico affidato dalla cittadinanza. Faziosa demagogia: la politica non si fa sui giornali, sotto i riflettori, al fine di coltivare la propria immagine (leggi qui https://www.tg24.info/arpino-opposizione-spot-di-faccioni-e-paroloni-misere-strumentalizzazioni-e-i-problemi-della-citta/ ). Con la seguente nota, l’Amministrazione Comunale ha voluto comunicare e spiegare la necessità del provvedimento adottato «La massima assise cittadina, convocata in sessione straordinaria ha preso atto dell’ormai noto status quo – precipitato a margine della sentenza della Corte Costituzionale n. 18/2019 – ed ha adottato una delibera di indirizzo che, esaltando la funzione del consesso per come scandita dal TUEL, invita la Giunta a “procedere entro il 30 gennaio 2020 alla rimodulazione o riproposizione del Piano di Riequilibrio Finanziario prevedendo le misure necessarie a ripristinare gli equilibri di bilancio e il riequilibrio finanziario dell’Ente, tenendo anche in opportuna considerazione le novità che potrebbero essere introdotte dall’approvanda Legge di Stabilità dello Stato, con particolare attenzione alle norme sulla fiscalità locale, oltre che l’eventuale rivisitazione delle norme sul dissesto finanziario degli Enti locali”. E in tal senso la maggioranza consiliare, in uno con l’amministrazione comunale, ha già attivato tutti i meccanismi di advocacy necessari e, si auspica, sufficienti, a sensibilizzare Governo e Parlamento sull’opportunità di intervenire per colmare il vuoto lasciato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 18/2019 e a farlo, possibilmente, evitando di bissare il Decreto Crescita che per superare un’incostituzionalità ne ha introdotto un’altra». Il Sindaco Renato Rea ha aggiunto «Si tratta di una decisione che ha marcate tinte politiche, ennesima tappa di un percorso di strenua difesa della Città di Arpino, della sua dignità di ente locale e di comunità di individui che l’amministrazione, tanto nella precedente consiliatura, quanto nella presente, ha portato avanti con la tenacia e la determinazione di chi vuole evitare ad ogni costo che ad essa sia accostata la locuzione ‘dissesto finanziario’. È un atto politico adottato nel precipuo ed eminente interesse della Città di Arpino, contro un sistema di distribuzione delle risorse che strozza i diritti e le prerogative dei cittadini che li abitano. Ringrazio tutti i componenti della maggioranza che, all’unanimità, hanno dimostrato ancora una volta di avere coraggio politico e di saper lottare con le unghie e con i denti per difendere la collettività arpinate. Tuttavia, nonostante si auspicasse una votazione unanime dell’atto di indirizzo, la minoranza consiliare neppure ha partecipato alla seduta, limitandosi al deposito di una nota – il cui contenuto è smentito dalle risultanze documentali e dai rilievi svolti a verbale nel corso della seduta – e, di fatto, sottraendosi alla discussione consiliare in merito alle sorti finanziarie dell’ente». Sara Pacitto
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