(di Anna Ammanniti) Il numero d’inchieste e le condanne spiccate in tema di corruzione parlano chiaro, in Italia il malaffare è un problema sistematico, è diventato un costume nazionale. Sul piano territoriale il massimo della corruzione segnalata si registra nel Lazio (17,9%) e la provincia di Frosinone sembra intenzionata a voler detenere la leadership della classifica regionale.
Alla corruzione si contrappone la legalità, la massima garanzia di libertà, il rispetto della legge, la legge è il vero strumento del popolo. Senza legalità non c’è stato, non c’è società e purtroppo la corruzione si è insediata in modo capillare contaminando tutto con i suoi veleni. La lotta alla corruzione fortunatamente è costante e si è allargata a macchia d’olio l’inchiesta dei Carabinieri Forestale di Frosinone sul sistema corruttivo della provincia. Dallo scorso giugno l’indagine condotta dal N.I.P.A.A.F ha portato ad eseguire diverse misure cautelari tra cui anche il carcere. Appalti pilotati, tangenti, traffico illecito di rifiuti. I primi arresti sono iniziati a giugno scorso a Cervaro, sono finiti ai domiciliari il sindaco, due assessori, il tecnico comunale e il titolare della Tac Ecologica di Veroli per corruzione, turbativa d’asta e voto di scambio, un giro di affari di un milione di euro. Favori in cambio di assunzioni e promesse di voto nelle amministrative di giugno 2017. Dopo circa un mese un altro terremoto ha investito il mondo politico e imprenditoriale di vari paesi della provincia di Frosinone. Ancora gli uomini del N.I.P.A.A.F. di Frosinone hanno arrestato otto persone (due in carcere, sei ai domiciliari), diciassette gli indagati ritenuti responsabili a vario titolo di corruzione, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa e traffico di influenze illecite. Si tratta di imprenditori, politici e funzionari pubblici, in carcere è finito anche il tecnico comunale di Sgurgola, nonché amministratore della società multiservice Biemme e lo stesso imprenditore di Veroli sottoposto all’altro procedimento penale. Agli arresti domiciliari un assessore del Comune di Sgurgola, un funzionario della Città Metropolitana di Roma, un ex funzionario dell’ASL di Frosinone, il rappresentante legale, un altro amministratore e un dipendente della Biemme. I fatti contestati ruotano intorno alla Tac Ecologica di Veroli e alla Biemme di Anagni, tra le due società ipotizzato uno scambio di subappalti, in cambio di “favori” relativi al servizio smaltimento rifiuti del Comune di Sgurgola. Coinvolti anche un assessore del Comune di Sgurgola, il tecnico comunale di Anagni e il sindaco e un funzionario comunale della città di Sora. Quattro mesi dopo, ancorao i Carabinieri Forestale arrestano due imprenditori e il tecnico comunale di Piglio, tre imprenditori sono interdetti dal contrattare con la pubblica amministrazione. Per i sei si ipotizza il reato di corruzione, filo conduttore dell’ennesima indagine la Biemme di Anagni e la Mace di Roma. Protagonista dell’inchiesta l’affidamento di due appalti presso il Comune di Piglio. In base all’ipotesi investigativa, per vincere la gara ed ottenere l’affidamento, un rappresentante della Biemme di Anagni contattava il tecnico comunale di Piglio, che in cambio di denaro e benefit favoriva l’ “amica” società di Roma, partecipante alla gara. Quanta corruzione esiste nel settore pubblico? L’Italia ha il record della corruzione in Europa, preceduta solo dalla Bulgaria, secondo Transparency international è al 60 posto della graduatoria mondiale, presi in esame 176 Stati. La legge anticorruzione e la nascita dell’Anac sono una valida misura, ma la piaga della corruzione è ancora uno dei principali problemi del nostro Paese. Secondo gli esperti bisognerebbe intervenire anche sull’attività delle lobby. Diciamolo pure, l’onestà non è un valore condiviso nel Paese. Richieste di denaro, favori, regali o altro in cambio di servizi e agevolazioni, il virus della corruzione si diffonde a livelli profondi. L’ambito più rappresentato è quello del lavoro, seguito dalle cause giudiziarie, dalle domande per benefici assistenziali, da visite mediche e ricoveri. Il 90 per cento degli italiani, in particolare chi lavora nel mondo delle imprese, è convinto che la corruzione e la” raccomandazione”, siano il modo più facile per ottenere un servizio pubblico, dimenticando spesso che invece spetta di diritto al cittadino. Dal rapporto “La corruzione in Italia (2016-2019)“, dell’autorità Nazionale anticorruzione, è emerso che il posto di lavoro è la nuova tangente, in tre anni si è verificato un caso di corruzione alla settimana, il 74% delle vicende (117 casi) ha riguardato l’assegnazione di appalti pubblici, i comuni sono gli enti maggiormente a rischio. Troppo spesso si dimentica che la corruzione condiziona la competitività italiana e le imprese, facendo aumentare la disoccupazione. Combattere la corruzione è un passo indispensabile per far ripartire l’Italia, bisogna partire dal ricostruire l’intero tessuto culturale della nazione. E’ necessario che tutti i cittadini siano educati a rispettare le regole e a convivere rispettando se stessi e gli altri, vivendo con onestà. D’altra parte come diceva Cicerone, honestus è l’uomo degno di onore. Anna Ammanniti
