E’ iniziato con l’Inno di Mameli nell’aula magna della scuola secondaria di primo grado Armellini il convegno dal tema “I muri dentro e intorno a noi” con la testimonianza di don Pawel, organizzato in occasione del trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, in concomitanza con la festa dell’Unità nazionale e giornata delle forze armate.
Erano presenti il sindaco Enzo Perciballi, l’assessore all’Istruzione e alla Cultura Anna Maria Fratarcangeli, l’assessore ai Servizi sociali, Anna Verrelli e la consigliera comunale delegata alla Comunità Monta dei Monti Ernici, Elisa Palombi. Tra gli ospiti anche i carabinieri della locale stazione, agli ordini del luogotenente Mario Vinci. A fare gli onori di casa il dirigente scolastico Giacomo La Montagna, la vicepreside Nunzia Scarano, referente del progetto, e il professor Augusto Colasanti che ha diretto il coro d’istituto. Una mattinata intensa tra canti, video e momenti poetici. Profonda e significativa la testimonianza di don Pawel Maciaszek, il sacerdote polacco, parroco del santuario Madonna delle Grazie e della chiesa di San Lucio che, per 28 anni, ha vissuto dietro la cortina di ferro, dall’altra parte del muro. <Sono nato due giorni dopo che hanno costruito il muro di Berlino – ha detto il sacerdote – sono vissuto per 28 anni dietro la cortina di ferro, nell’Est Europa. La storia vera l’ho studiata dopo il 1980. Si viveva male, il cibo non mancava ma mancavano le libertà. Non avrei mai immaginato di poter venire da quest’altra parte del mondo>. Nel 1989 quando è caduto il muro don Pawel era in Italia già da sette anni. <Voi siete nella scuola, questo il luogo più adatto -il commento del sindaco Perciballi- E’ dalla cultura che dobbiamo partire. Essa ci aiuta a capire, a confrontarci e soprattutto, a superare le nostre paure. I muri partono da dentro di noi, dalle nostre paure: se le usiamo come elemento per misurarci e coalizzarci contro un altro nella stessa classe, magari cercando di diventare dominanti e assumere anche il più stupido degli atteggiamenti da bullo, questo è un male. Con la cultura invece, con la socializzazione, con il dialogo, con il rispetto, otteniamo la libertà di poterci confrontare, con i nostri compagni, con i nostri vicini di banco, aiutandoli e facendoci a nostra volta aiutare, senza mai imporre>.


