Il costume ciociaro è il soggetto di numerose opere d’arte di artisti diversi: la donna ciociara è stata spesso immortalata su prestigiose tele che hanno fatto e continuano a fare il giro del mondo. Rappresentazioni che raccontano le tradizioni, la storia, la cultura della nostra amata terra. Questa ultima segnalazione ci arriva del prof. Michele Santulli, di Arpino, relativamente a due dipinti venduti la scorsa settimana a Prato, in Toscana, ed a New York.

«Il primo dipinto, spiega il prof. Santulli, è di
Cesare Bartolena, un artista toscano dell’800, noto per i suoi soggetti militari e religiosi e per i ritratti su commissione. La ciociara, perfettamente delineata nei vari elementi che contraddistinguono il costume, è una rara raffigurazione nel canone delle opere dell’artista. L’altra opera, che va in vendita a New York, è di
Léon J.F.Bonnat, uno dei più noti pittori della Francia dell’800, uno dei tanti artisti che molto hanno amato il soggetto ciociaro per cui viene definito un “grande amico della Ciociaria”. Il suo soggiorno a Roma, durato tre anni, lo condizionò per tutta la sua carriera artistica: a lui si debbono almeno
cinquanta opere dedicate alla nostra terra, tutte di qualità elevatissima. Il soggetto in questione è una bambina in inappuntabile costume, probabilmente ispirato dalla modella Maria Pasqua, o Pasqua Maria, una ragazza di Gallinaro. A Bayonne, sua città natale, ai confini coi Pirenei, nel museo a lui dedicato, si potranno godere di numerose opere che ritraggono il costume ciociaro, altre sparse nei musei del pianeta o nel privato collezionismo».
Michele Santulli chiude con una costatazione amara «Il costume ciociaro rappresenta una delle parabole gloriose della terra di Ciociaria, della nobile terra distesa ai piedi di Roma, una volta terra dei Volsci e di Saturno. L’unico motivo di mortificazione è che questa gloriosa vestitura, la cui iconografia è presente nella quasi totalità dei musei e gallerie della terra, perciò
universalmente conosciuta, ancora viene il più delle volte connotata con i nomi più bizzarri e raramente “ciociaro”. In aggiunta, motivo di disdoro imperdonabile, è costatare che nella terra dove questo costume è nato, si chiami Cassino o Frosinone o altro, ancora oggi non si registra una pinacoteca o galleria o istituzione che lo offra in godimento alla cittadinanza e lo tenga sotto gli occhi dei forestieri che capitano da queste parti».
Con l’auspicio che le due rare opere possano tornare in patria.
Le didascalie:
-Cesare Bartolena: acquaiola, 70,5×54 cm
-Léon J.F.Bonnat: ciociarella, 144,8×92,4 cm; particolare del viso.
Sara Pacitto