La confraternita del Sacro Cuore ancora oggi adempie al dovere di perpetuare lo Spirito francescano e garantire il culto ordinato e solenne in Onore del Santo di Assisi. Questo il programma religioso dedicato a San Francesco e la storia dei francescani e della confraternita di Sora.

Dopo un breve triduo, la sera del
3 ottobre, alle 21, sarà celebrata la
commovente coincidenza del momento in cui Francesco se ne andò sereno verso la morte.
Il
4 ottobre si terranno le
celebrazioni negli orari del mattino ad iniziare dalle 8.00. Alle 18.00 sarà la volta della
solenne celebrazione presieduta dal vescovo, monsignor Gerardo Antonazzo. Nell’occasione sarà ricordata la figura di San Francesco
patrono d’Italia e degli italiani.
Animerà i canti liturgici il
coro “San Bernardo “ dell’Istituto scolastico di Casamari.
Sabato 5, alle 21.00, sempre nella chiesa di san Francesco,
il “ Coro S, Bernardino De L’Aquila”, e il “ Coro Artis Musicae Accademìa “ di Sora renderanno omaggio al Santo che ha fatto “Cantare per prendere gloria al Creatore “ il Coro di tutto il creato”.
PER SAPERNE DI PIU’
IL TRANSITO DI PADRE FRANCESCO: Come muore un santo
La sera del 3 ottobre 1226: Padre Francesco va incontro a “sorella morte”. I seguaci di Padre Francesco si diffusero in tutto il mondo; gli studiosi di storia locale portando il suo messaggio che si racchiude in una preghiera: “Signore, fa di me uno strumento di pace; dove c’è odio che io porti l’amore, dov’è discordia che io porti il perdono, dov’è tristezza che io porti la gioia… ”.
La prima notizia dei Francescani a Sora la si trova in qualche documento della prima decade del 1300, e lasciarono Sora alla fine del 1700 costretti dal decreto legislativo Napoleonico, che sanciva la chiusura di tutti i conventi. Per qualche anno tutta la struttura del Convento fu adibita, a fienile, stalle, deposito di armi e rifugio di briganti.
Nei primi anni del 1800 alcuni sorani, memori della buona memoria della Confraternita della Buona Morte decisero di sottoscrivere una Petizione da inviare al re di Napoli per chiedere l’autorizzazione a fare risorgere l’antica e benemerita Confraternita, e ad avere in uso per le opere di culto e di carità, la Chiesa di San Francesco. La petizione ottenne accoglienza favorevole da parte del Re Gioacchino Murat, così, anche
per opera di un devoto e solerte cittadino, di nome Eugenio Fanella, la Chiesa fu riportata alla sua originale dignità e messa a disposizione della Confraternita e con l’obbligo di garantire un servizio liturgico alla comunità cittadina. Ed era esattamente il giorno 9 novembre
1808. La confraternita del Sacro Cuore ancora oggi adempie a questo dovere di perpetuare lo Spirito francescano e garantire il culto ordinato e solenne in Onore del Santo di Assisi.
FraM