Piedimonte – Omicidio Gabriel, sotto esame le chat sul cellulare del fratello

Alessandro Andrelli
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Si arricchisce di una nuova pagina la vicenda riguardante l’omicidio del piccolo Gabriel Feroleto, ucciso la scorsa primavera a Piedimonte San Germano. Donatella di Bona, utilizzava il telefono cellulare del fratello per chattare con alcuni amici. E’ quanto emerso dalla consulenza disposta dalla Procura di Cassino sul telefonino del fratello della donna, Luciano Di Bona.

La donna, che è assistita dagli avvocati Lorenzo Prospero e Chiara Cucchi, nelle ore precedenti l’omicidio, utilizzando il telefono del fratello, avrebbe chattato, tramite la messaggistica privata di Facebook (con l’applicazione nota come Messenger), per parlare con terze persone. Queste conversazioni, ora saranno vagliati dalla Procura di Cassino, che ha fatto partire un mirato accertamento tecnico con l’acquisizione dei messaggi e tutte le garanzie difensive, il prossimo 5 ottobre nella sede della compagnia dei Carabinieri di Cassino. Una ricostruzione minuziosa quella avviata dalla Procura di Cassino e dal pm Valentina Maisto, che coordina le indagini dei Carabinieri, prima i portare a conclusione le indagini. Tutti gli altri accertamenti, infatti, sono ormai nella mani degli investigatori e il pm attende le relazioni finali. Di rilievo l’esito della consulenza medico – legale sulle cause di morte del bambino, il quale è stato soffocato in maniera atroce con un oggetto flessibile, forse una mano, tenuto contestualmente sulla bocca e sul naso.  Una morte per soffocamento meccanico delle vie aree superiori. C’è poi la consulenza sulle tracce biologiche, il vomito del bimbo, trovato sul suo vestitino e su quello della madre, che l’ha tenuto in braccio prima di chiedere aiuto, ma non sui vestiti del padre Nicola. Infine c’è la consulenza che accerta il luogo delle morte, avvenuta il 17 aprile scorso: il prato, di fronte l’abitazione di famiglia di Donatella Di Bona, in località Volla a Piedimonte San Germano.  Il terriccio trovato sui vestiti del piccolo corrisponde con quello presente nel luogo indicato da Donatella come teatro della morte, connesso a questo ci sono anche tracce di arbusti, spine, trovate sul vestito del bambino e sulla scarpa del padre. Per la Procura Nicola sarebbe stato sul luogo dell’omicidio, ma la difesa dell’uomo, rappresentato dall’avvocato Luigi D’Anna, ritiene questo elemento tutto da valutare. A tirare in ballo il 48enne, come noto, è stata proprio Donatella Di Bona, la quale nella sua confessione ha riferito agli investigatori di aver ammazzato il bambino assieme al padre. “Lo abbiamo ammazzato insieme”. I due secondo il racconto della donna si erano appartati in località Volla, era presente il bambino, il quale con i capricci li avrebbe infastiditi, da qui la reazione violenta. Una versione che viene rispedita al mittente da Nicola Feroleto, attualmente nel carcere di Frosinone, che continua a ripetere di non essere stato presente al momento del fatto.
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