Anagni – Scuola: maestra chiede un’ora di permesso, prima accordata e poi non pagata

Anna Ammanniti
2 MIn Lettura
Un’insegnante della scuola dell’infanzia di un Istituto Comprensivo di Anagni si è vista decurtare un’ora dalla busta paga dal dirigente scolastico. Il Giudice del Lavoro con una recente sentenza ha intimato il dirigente scolastico a pagare l’ora, in più due anni di emolumenti non versati per l’attività di coordinatrice della scuola dell’infanzia e coordinatrice di plessi.

Il diritto del lavoratore di avere un permesso breve è stato assicurato dalla sentenza di un giudice, che ha evidenziato come il permesso di un’ora rientra nell’esigenza personale, quando si tratta di visite mediche e quant’altro. Così per un’ora di lavoro, parliamo di poche decine di euro, per una sorta forse di “dispetto” si è finiti davanti al giudice. È successo nel 2016, la maestra aveva fruito di un permesso breve per potersi recare ad una visita medica, tutto regolarmente concesso. In seguito alla fruizione dell’ora di permesso aveva presentato una copia del certificato medico, con il quale giustificava il permesso breve. All’insegnante però era stato addebitato il mancato recupero dell’ora di permesso, in quanto il dirigente affermava che il docente avrebbe dovuto recuperare invece quell’ora. La normativa prevede però che il dipendente della scuola ha la facoltà di utilizzare il permesso breve per visite, terapie e prestazioni specialistiche ed esami diagnostici, diventando così il permesso un’esigenza personale che non è oggetto di recupero. La maestra a quel punto, sapendo di aver prestato due anni di lavoro come coordinatrice presso la stessa scuola, senza aver percepito nessuna retribuzione, ha preteso il pagamento del suo lavoro extra. Il Giudice del Lavoro ha così deciso che la maestra aveva il diritto al permesso retribuito ed ha intimato la scuola a pagare i due anni non remunerati. Anna Ammanniti
Condividi questo articolo
Nessun commento