Gallinaro – La Nuova Gerusalemme condanna la decisione della Corte Costituzionale che approva il suicidio assistito

Alessandro Andrelli
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Vivere fino alla fine naturale della vita o appoggiare l’eutanasia somministrando il farmaco letale? E’ l’importante interrogativo che si stanno ponendo gli italiani, soprattutto in questi giorni, dopo la storica sentenza sul suicidio assistito della Corte Costituzionale emessa mercoledì 25 settembre scorso.

Ad essere intransigente su tale decisione è stata la Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme che da sempre professa la sacralità della vita, affermando che “nessun uomo, per quanto eminente, può sostituirsi a Dio, unico e supremo Legislatore universale, nel decidere chi e in quali circostanze l’essere umano deve vivere o morire”. “La recente decisione della Corte Costituzionale Italiana – sottolineano dalla Nuova Gerusalemme – resa nota con una sentenza senza precedenti, ha di fatto aperto la strada all’eutanasia di Stato e si pone in contrasto con la Legge Suprema sancita da Dio, che a tutti ha comandato di ‘non uccidere’ (Mt 5,21). Di conseguenza, nessuno può aiutare altri ad uccidere o ad uccidersi. Pertanto, uno Stato di diritto che ha a cuore la vita dei propri cittadini, non può mai decretarne il ‘fine di vita’ né, tantomeno, autorizzare o accompagnare al suicidio, in ogni sua forma. La sacralità della vita, per ogni uomo e, a maggior ragione, per chi si professa cristiano, è un bene non negoziabile che va difeso e tutelato, senza ambiguità e senza eccezioni”. Caterina Paglia
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